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MILANO | Palazzo Reale | Fino al 2 settembre 2018

di MATTEO GALBIATI

Fondata nel 1681, la città di Philadephia vanta di essere una delle più antiche di tutti gli Stati Uniti d’America e quella che, fino al XIX secolo, era la più grande e popolosa, importante per la storia americana perché qui furono scritte sia la Dichiarazione di Indipendenza, sia la Costituzione americana, una sorta di capitale morale e storica della memoria di questa grande nazione. Questo primato, in fondo, lo detiene anche dal punto di vista culturale ed artistico e ha nel Philadelphia Museum of Art la sua istituzione più prestigiosa e importante.

Edgar Degas, La classe di danza, 1880 circa, olio su tela, 82.2x76.8 cm, Philadelphia Museum of Art, Acquistato con il W. P. Wilstach Fund, 1937

Edgar Degas, La classe di danza, 1880 circa, olio su tela, 82.2×76.8 cm, Philadelphia Museum of Art, Acquistato con il W. P. Wilstach Fund, 1937

A testimoniare il crescente interesse negli States per larte Europea e il sorgere di un collezionismo colto e raffinato (le importanti collezioni dei grandi mecenati americani sono poi stati l’embrione che ha costituito il nucleo dei maggiori musei a stelle e strisce) Palazzo Reale di Milano ospita un’interessante mostra che propone una lettura dell’intreccio di relazioni, scambi e influenze che hanno animato la cultura artistica tra le due sponde dell’Atlantico tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo.
Sono 50 capolavori, attentamente selezionati sugli oltre 240.000 conservati nel Philadelphia Museum of Art (che coprono oltre 2000 anni di storia), a raccontare come le più avanzate ricerche artistiche dei maestri europei penetrassero – e fossero apprezzate – tanto da artisti, quanto da illuminati collezionisti, attenti alle istanze dell’avanguardia culturale del vecchio continente che ne ha, in un certo senso, forgiato il gusto, la personalità e la mentalità, ponendo l’orizzonte dell’Europa come primo polo di attrazione (e di acquisizione) di opere sperimentali, ricercate e innovative.

Camille Pissarro, La fiera in un pomeriggio di sole, Dieppe, 1901, olio su tela, 73.5x92.1, cm, Philadelphia Museum of Art, Lascito di Lisa Norris Elkins, 1950

Camille Pissarro, La fiera in un pomeriggio di sole, Dieppe, 1901, olio su tela, 73.5×92.1, cm, Philadelphia Museum of Art, Lascito di Lisa Norris Elkins, 1950

Dato il periodo preso in esame, non poteva essere che lunga la lista dei maestri indiscussi, partendo dalla rivoluzione Impressionista, come Bonnard, Cézanne, Degas,  Manet, Renoir e Monet cui si aggiungono la spregiudicata intensità di Gauguin e van Gogh, fino ad arrivare alla rivoluzione dei linguaggi attuata da Braque, Kandinsky, Klee, Matisse, Brancusi o da Dalí e Mirò (ma la lista è molto più lunga). In un allestimento sobrio e curato, il visitatore ha così modo non solo di ritrovare, quasi sfogliando un manuale di storia dell’arte moderna, i grandi maestri, ma di poterne gustare la loro anima artistica attraverso capolavori meno noti se non del tutto sconosciuti. Il pregio della mostra, infatti, non è solo quello di seguire il percorso e lo sviluppo di un rapporto tra culture diverse, ma anche di permettere di attraversare l’eccellenza di collezioni che conservano pregiatissime tele che, solcato l’oceano, si sono allontanate dal nostro sguardo. Il museo americano, quindi, pur in questa concentrata scelta, concede i suoi tesori, quasi aprendo una succursale nel cuore di Milano spendendosi, per questo progetto, con tali generosi prestiti.
Le nove sale tematiche (La collezione Cassatt; Paesaggi; Ritratti; Van Gogh e Gauguin; La collezione White; La “Scuola di Parigi”; La collezione Stern; La collezione Arensberg; Surrealismo) con cui sono state raggruppate le opere, facilitano la suddivisione degli “argomenti” che sono stati individuati come spunto chiave per la riflessione scientifica analitica della tematica offerta e favoriscono, con la loro puntualità, la conoscenza e la scoperta di questo affascinante e stimolante percorso espositivo, esito di una precisa regia curatoriale.

Henri Matisse, Donna seduta in poltrona, 1920, olio su tela, 46.4x39.4 cm, Philadelphia Museum of Art, Collezione Louis E. Stern, 1963

Henri Matisse, Donna seduta in poltrona, 1920, olio su tela, 46.4×39.4 cm, Philadelphia Museum of Art, Collezione Louis E. Stern, 1963

Tra acquisizioni e donazioni, intuite e volute, il Philadelphia Museum of Art ha scritto (e continua a scrivere) capitoli importanti della storia culturale americana recente, segno di una volontà di andare oltre il solo primato industriale ed economico del proprio paese: le istituzioni americane come questa, collaborando e seguendo gli itinerari tracciati da mecenati e artisti, hanno saputo promuovere un nuovo modo di fare “rete” per essere aggiornati e vivere, nell’immediato, i mutamenti del gusto e dei linguaggi, conquistando un ruolo decisivo nella cultura di una contemporaneità ormai globale. Il grande pubblico, se saprà cogliere l’occasione, potrà conoscere la storia di figure come Fiske Kimball (storico direttore del PMA) o dei fratelli Mary e Alexander Cassatt, (l’una pittrice che ha spesso dipinto accanto agli Impressionisti e l’altro, suo fratello,  facoltoso dirigente della Pennsylvania Railroad); di imprenditori come Frank Graham Thomson e di collezionisti come Henry P. McIlhenny e della sorella Berenice McIlhenny Wintersteen, di Albert Eugene Gallatin (primo ad aver creato nel 1927 un collezione pubblica d’arte moderna del XX secolo negli Stati Uniti) o di Louise e Walter Arensberg e Louis E. Stern, pietre miliari per lo sviluppo del museo di Philadelphia.

Constantin Brancusi, Il bacio, 1916, pietra calcarea, 58.4x33.7x25.4 cm, Philadelphia Museum of Art, Collezione Louise e Walter Arensberg, 1950

Constantin Brancusi, Il bacio, 1916, pietra calcarea, 58.4×33.7×25.4 cm, Philadelphia Museum of Art, Collezione Louise e Walter Arensberg, 1950

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento questo museo gioca un ruolo di primo piano sia nell’acquisizione, ma anche nell’esposizione di dipinti e sculture d’avanguardia in tempi in cui questi capolavori non godevano certo dalla considerazione e del valore con cui li si valuta oggi, mostrando, in tal modo, un’attenzione viva e aggiornata oltre a rendere il senso di una proficua collaborazione tra pubblico e privato e riconoscendo anche un ruolo attivo agli artisti stessi con cui spesso si lavorava in stretta collaborazione diretta.
La mostra si inserisce nel quadro del progetto, avviato nel 2015, Musei dal Mondo a Palazzo Reale con il quale Palazzo Reale vuole promuovere uno scambio collaborativo stretto con le più importanti istituzioni internazionali, per portare a Milano l’eccellenza delle loro collezioni.

Impressionismo e Avanguardie. Capolavori dal Philadelphia Museum of Art
a cura di Jennifer Thompson, Matthew Affron e Stefano Zuffi
promossa e prodotta da Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale e MondoMostreSkira
in collaborazione con Philadelphia Museum of Art
catalogo Skira con saggi critici di Timothy Rub, Jennifer Thompson e Matthew Affron

8 marzo – 2 settembre 2018

Palazzo Reale
Piazza Duomo 12, Milano

Orari: lunedì 14.30 -19.30; martedì, mercoledì venerdì e domenica 9.30-19.30; giovedì e sabato 9.30-22.30; ultimo ingresso un’ora prima

Ingresso intero €12.00; ridotto €10.00; ridotto Card Musei Lombardia €8.00; ridotto speciale €6.00; biglietto Open sino al 20 agosto €14.00; per tutti audio guida inclusa

Info: Palazzo Reale
+39 02 88445181
c.mostre@comune.milano.it
www.palazzoreale.it

+39 02 92800375 (infoline e prevendite)
www.impressionismoeavanguardie.it

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