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MANCHESTER (Regno Unito) | Modal Gallery di SODA | Fino al 18 settembre 2022
Intervista a VALENTINO CATRICALÀ di Davide Silvioli

SODA – School of Digital Arts di Manchester, nell’apposita area della MODAL Gallery, ha inaugurato il proprio programma espositivo con la collettiva Slip.Stream.Slip: Resistance and Velocity in Game Engine Culture. Il progetto, grazie a opere di Alexandra Daisy Ginsberg, Auriea Harvey, Cécile B. Evans, Jakob Kudsk Steensen, Jenna Sutela, Joshua Citarella, Juan Cortés, Lu Yang, Rachel Maclean e DIS, approfondisce come il nostro rapporto con le immagini, i suoni e l’interattività sia trasformato dalle tecnologie. Ne parliamo con Valentino Catricalà, curatore di MODAL.

Veduta esterna di SODA Manchester, courtesy Feilden Clegg Bradley Studios

Cosa si intende per “Game engine culture”, la nozione alla base della mostra inaugurale della MODAL Gallery di SODA – School of Digital Arts e come viene sviluppata dagli artisti inclusi in Slip.Stream.Slip: Resistance and Velocity in Game Engine Culture?
Game engine a un primo sguardo può sembrare qualcosa di legato semplicemente al mondo dei videogiochi. A un primo sguardo. Perché, se approfondiamo, ci rendiamo conto che il game engine (traducibile in italiano come motore di gioco o di sistema) è in realtà ciò che muove quasi tutto il nostro rapporto con le immagini. È la struttura di base che governa, orienta e gestisce immagini, video, suoni. Ogni volta che facciamo partire un video, guardiamo un post su instagram, o giochiamo a un videogame, utilizziamo processi di game engine. Una realtà che si è andata ad amplificare durante la pandemia. Per questo abbiamo deciso di inaugurare la MODAL Gallery con questo tema. Da qui è iniziata una ricerca che potesse coinvolgere artisti giovani ma già con un percorso professionale importante. La ricerca è stata lunga e ha coinvolto altri membri dello staff, un lunga ricerca che ci ha portato a pensare la mostra inaugurale divisa in due parti. La prima quella in corso ora e la seconda a ottobre. La prima parte tocca temi filosofici più generali, dall’antropocene, alla reincarnazione, all’assuefazione dei media, con artisti quali Cécile B. Evans, Jenna Sutela, Jakob Kudsks Steensen, Lu Yang, Rachel McLean, Joshua Citarella, Juan Cortés, e la partecipazione dei DIS. La seconda, invece, si focalizzerà su temi più politici con artisti quali Hito Steyerl, Trevor Paglen, Dara Birnbaum, Quayola, Jo Delappe, Mishka Henner. MODAL non si ferma alla Gallery, in quanto alcune opere sono esposte anche sulla nostra facciata/schermo e nell’auditorium.

Jenna Sutela, nimiia cétiï. Courtesy of the artist and SODA Gallery, Manchester.

Generalmente, lavorare con ricerche artistiche dotate di un così alto livello di ingegnerizzazione quali attenzioni ulteriori richiede, dal punto di vista curatoriale ed espositivo?
In realtà, quello che facciamo è lavorare semplicemente con gli strumenti che stanno governando la nostra società. Li pensiamo come un qualcosa di iperingegnerizzato, molto lontani da noi, mentre non ci rendiamo conto che li usiamo tutti i giorni. Sicuramente, lavorare con la tecnologia da un punto di vista curatoriale non è come lavorare con arti più “classiche” (come pittura o scultura). Le opere tecnologiche hanno un loro funzionamento, una loro vita e delle loro problematiche. Possono, infatti, disturbare con i suoni, per questo abbiamo lavorato con i nostri tech specialists interni esperti di suono; possono rompersi, muoversi, hanno alcune volte bisogno di buio altre volte no, e così via. Tutto ciò prevede una diversa concezione del percorso curatoriale e di scelte innovative. Abbiamo un incredibile team di allestitori e tecnici che ha aiutato moltissimo in questo. Come anche il dialogo costante con il direttore di SODA, Toby Heys, con il quale abbiamo sviluppato il concept e tutto il resto. Fondamentale l’aiuto dell’assistant curator, Matteo Polato, con il quale, per esempio, abbiamo risolto il problema dello schermo di Joshua Citarella mettendolo in diagonale a terra con una struttura ad hoc… e funziona benissimo!

Juan Cortés, On Vegetal Politics. Courtesy of the artist and SODA Gallery, Manchester.

Quale entità sta assumendo, al giorno d’oggi, il rapporto fra arte e tecnologia?
Parlare oggi di arte e tecnologia può sembrare scontato. La tecnologia è in mezzo a noi costantemente a tal punto da rendere difficile la distinzione tra media. È ciò che chiamano epoca postmediale (Eugeni; De Rosa), on-life (Floridi), e così via. Se guardiamo al mondo dell’arte le cose non cambiano molto, soprattutto per le generazioni nate fra gli anni Ottanta e Novanta. Generazioni che non fanno più molta distinzione tra media, che inglobano tecnologie senza troppi problemi, che intrecciano media più classici con media tecnologici. Etichette troppo rigide cadono, come quelle da cui vengo anche io, pensiamo al mondo delle new media art. Dove inizia e finisce il medium nell’arte contemporanea? Come si può distinguere un lavoro che opera con le tecnologie, da uno che non se ne serve? Quali casi sono riconducibili allo specifico settore di arte e tecnologia, e quali no? Le risposte a queste domande non sono quelle a cui, generalmente, tutti pensano e che si sentono ripetere in giro, e cioè che, stante questa confusione, non abbia più senso parlare di arte e tecnologia.
Proprio oggi, più che mai, è necessario comprendere bene cosa si debba intendere per arte e tecnologia, perché studiare il lavoro degli artisti che operano in questo ambito ci permette di acquisire indispensabili strumenti di lettura della nostra società iper-tecnologica, e di comprendere le dirompenti potenzialità del loro pensiero laterale, anche nel campo della ricerca tecnologica e scientifica. MODAL e SODA vogliono fare proprio questo.

Auriea Harvey, The Mystery (version 5). Courtesy of the artist and SODA Gallery, Manchester.

Guardando oltre questa mostra, quali sono gli orizzonti di SODA, in termini di identità e progetti, in vista del futuro prossimo?
SODA, di cui MODAL rappresenta la parte legata all’esposizione e al lavoro con gli artisti, è un luogo speciale. Non lo dico perché ci lavoro, ma perché è davvero unico. Una School, che è anche uno spazio espositivo e un centro di produzione. Sì, perché SODA ha al piano terra gli spazi espositivi (la bellissima schermo/facciata, la gallery, l’auditorium, la hall e gli altri schermi). Dal primo piano, però, tutto il palazzo è pieno di laboratori di alto livello, dal motion capture al videomaking, dalla realtà virtuale allo user experience, dal sound design alla fotografia. Questi lab di alto livello sono per gli studenti ma sono usati anche per la produzione di opere d’arte, sostenuta anche dai nostri tech specialists. Per questo abbiamo aperto moltissime partnership, come quella con il FACT di Liverpool per delle residenze d’artista, con Serpentine Gallery, con Fondazione Prada, e con molti altri. Tutto questo grazie anche al nostro curatorial committee composto da giovani e importanti curatori internazionali… insomma un luogo d’eccezione!

Jakob Kudsk Steensen, Liminal Lands. Courtesy of the artist and SODA Gallery, Manchester.

 

Slip.Stream.Slip: Resistance and velocity in game engine culture
a cura di Valentino Catricalà

24 giugno – 18 settembre 2022

MODAL gallery, SODA, New School of Digital Arts 
14 Higher Chatham St, Manchester M15 6ED, Regno Unito

Orari: tutti i giorni dalle 10 alle 16

Info: www.schoolofdigitalarts.mmu.ac.uk/modal-gallery/game-engine-cultures/

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