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VENEZIA | SEDI VARIE | 20 maggio – 26 novembre 2023

Da sabato 20 maggio a domenica 26 novembre 2023, ai Giardini, all’Arsenale e a Forte Marghera arriva la 18. Mostra Internazionale di Architettura dal titolo The Laboratory of the Future a cura di Lesley Lokko, organizzata dalla Biennale di Venezia.
La pre-apertura avrà luogo nei giorni 18 e 19 maggio, la cerimonia di premiazione e inaugurazione si svolgerà sabato 20 maggio 2023.

“Spaziale – Ognuno appartiene a tutti gli altri”, Padiglione Italia alla 18. Mostra Internazionale di Architettura – La Biennale di Venezia, Concrete Jungle, Terraferma veneziana, Ph. Giacomo Bianco

LA MOSTRA INTERNAZIONALE COME AGENTE DI CAMBIAMENTO
“Che cosa significa essere “un agente di cambiamento”? (…) Negli ultimi nove mesi, in centinaia di conversazioni, messaggi di testo, videochiamate e riunioni – ha ricordato Lesley Lokko – è emersa più volte la domanda se esposizioni di questa portata, sia in termini di emissioni di carbonio sia di costi, possano essere giustificate. A maggio dell’anno scorso (in occasione dell’annuncio del titolo) ho parlato più volte della Mostra come di “una storia”, una narrazione che si evolve nello spazio. Oggi ho una visione diversa. Una mostra di architettura è allo stesso tempo un momento e un processo. Prende in prestito struttura e formato dalle mostre d’arte, ma se ne distingue per aspetti critici che spesso passano inosservati. Oltre al desiderio di raccontare una storia, anche le questioni legate alla produzione, alle risorse e alla rappresentazione sono centrali nel modo in cui una mostra di architettura viene al mondo, eppure vengono riconosciute e discusse di rado. È stato chiaro fin dal principio che The Laboratory of the Future avrebbe adottato come suo gesto essenziale il concetto di “cambiamento”.”

“(…) Per la prima volta, i riflettori sono puntati sull’Africa e sulla sua diaspora, su quella cultura fluida e intrecciata di persone di origine africana che oggi abbraccia il mondo. Che cosa vogliamo dire? In che modo ciò che diremo cambierà qualcosa? E, aspetto forse più importante di tutti, quello che diremo noi come influenzerà e coinvolgerà ciò che dicono gli “altri”, rendendo la Mostra non tanto una storia unica, ma un insieme di racconti in grado di riflettere l’affascinante, splendido caleidoscopio di idee, contesti, aspirazioni e significati che ogni voce esprime in risposta ai problemi del proprio tempo?”

“Spesso si definisce la cultura come il complesso delle storie che raccontiamo a noi stessi, su noi stessi. Sebbene sia vero, ciò che sfugge a questa affermazione è la consapevolezza di chi rappresenti il “noi” in questione. Nell’architettura in particolare, la voce dominante è stata storicamente una voce singolare ed esclusiva, la cui portata e il cui potere hanno ignorato vaste fasce di umanità – dal punto di vista finanziario, creativo e concettuale – come se si ascoltasse e si parlasse in un’unica lingua. La “storia” dell’architettura è quindi incompleta. Non sbagliata, ma incompleta. Ecco perché le mostre sono importanti.” – (dal testo di Lesley Lokko)

Padiglione Arabia Saudita, 18. Mostra Internazionale di Architettura – La Biennale di Venezia, Then & Then, 2023, © AlBara Saimaldahar, Courtesy of Ministry of Culture

LA STRUTTURA DELLA MOSTRA
“The Laboratory of the Future è una mostra divisa in sei parti. Comprende 89 partecipanti, di cui oltre la metà provenienti dall’Africa o dalla diaspora africana. L’equilibrio di genere è paritario e l’età media dei partecipanti è di 43 anni, mentre scende a 37 nella sezione Progetti Speciali della Curatrice, in cui il più giovane ha 24 anni. Il 46% dei partecipanti considera la formazione come una vera e propria attività professionale e, per la prima volta in assoluto, quasi la metà dei partecipanti proviene da studi a conduzione individuale o composti da un massimo di cinque persone. In tutte le sezioni della Mostra, oltre il 70% delle opere esposte è stato progettato da studi gestiti da un singolo o da un team molto ristretto. (…)”

Al cuore di ogni progetto c’è lo strumento principe e decisivo: l’immaginazione – ha spiegato Lesley Lokko. È impossibile costruire un mondo migliore se prima non lo si immagina. The Laboratory of the Future inizia nel Padiglione Centrale ai Giardini, dove sono stati riuniti 16 studi che rappresentano un distillato di force majeure (forza maggiore) della produzione architettonica africana e diasporica. Si sposta poi nel complesso dell’Arsenale, con la sezione Dangerous Liaisons (Relazioni Pericolose) – presente anche a Forte Marghera, a Mestre – affiancata a quella dei Progetti Speciali della Curatrice, che per la prima volta è una categoria vasta quanto le altre. In entrambi gli spazi sono presenti opere di giovani “practitioner” africani e diasporici, i Guests from the Future (Ospiti dal Futuro), il cui lavoro si confronta direttamente con i due temi della Mostra, la decolonizzazione e la decarbonizzazione, fornendo un’istantanea delle pratiche e delle modalità future di vedere e di stare al mondo. (…) Abbiamo espressamente scelto di qualificare i partecipanti come “practitioner” – ha chiarito la Curatrice – e non come “architetti”, “urbanisti”, “designer”, “architetti del paesaggio”, “ingegneri” o “accademici”, perché riteniamo che le condizioni dense e complesse dell’Africa e di un mondo in rapida ibridazione richiedano una comprensione diversa e più ampia del termine “architetto”. – (dal testo di Lesley Lokko)

Padiglione Uruguay, 18. Mostra Internazionale di Architettura – La Biennale di Venezia, Credits MAPA+Inst

Per la prima volta in assoluto la Biennale Architettura include Biennale College Architettura, che si svolgerà dal 25 giugno al 22 luglio 2023. Nel corso di quattro settimane di programma didattico, quindici docenti internazionali – Samia Henni, Marina Otero, Nana Biamah-Ofosu, Thireshen Govender, Lorenzo Romito, Jacopo Galli, Philippa Tumumbweinee, Ngillan Gbadebo Faal, Rahesh Ram, Guillermo Fernandez-Abascal, Urtzi Grau, Samir Pandya, Alice Clancy, Sarah de Villiers e Manijeh Verghese – lavoreranno con cinquanta tra studenti, laureati, accademici e professionisti emergenti provenienti da tutto il mondo e selezionati da Lesley Lokko attraverso un processo di open call. Alla chiusura del bando, il 17 febbraio, sono pervenute 986 candidature. Ángel Borrego Cubero girerà un documentario dedicato all’esperienza formativa, che verrà pubblicato nel mese di ottobre di quest’anno. Nel mese di luglio si unirà al College un gruppo internazionale di critici.” – (dal testo di Roberto Cicutto)

CARNIVAL
Il programma di The Laboratory of the Future è arricchito dal Carnival, un ciclo di incontri, conferenze, tavole rotonde, film e performance durante i sei mesi di mostra, volti a esplorare i temi della Biennale Architettura 2023. Carnival è sostenuto da Rolex, Partner esclusivo e Orologio Ufficiale della Mostra.

​PAESI
64 partecipazioni nazionali organizzeranno le proprie mostre nei Padiglioni ai Giardini (27), all’Arsenale (22) e nel centro storico di Venezia (14). Il Niger partecipa per la prima volta alla Biennale Architettura; Panama si presenta per la prima volta da solo, nel passato partecipava come I.I.L.A. (organizzazione internazionale italo-latino americana).
Torna la partecipazione della Santa Sede alla Biennale Architettura, con un proprio Padiglione sull’Isola di San Giorgio Maggiore (aveva partecipato per la prima volta alla Biennale Architettura nel 2018).

Il Padiglione Italia alle Tese delle Vergini in Arsenale, sostenuto e promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, è curato dal collettivo Fosbury Architecture, formato da Giacomo Ardesio, Alessandro Bonizzoni, Nicola Campri, Veronica Caprino, Claudia Mainardi. Il titolo della mostra è SPAZIALE: Ognuno appartiene a tutti gli altri.

LEONE D’ORO
È stato attribuito a Demas Nwoko, artista, designer e architetto nigeriano, il Leone d’Oro alla carriera della 18. Mostra Internazionale Architettura della Biennale di Venezia dal titolo The Laboratory of the Future.
Le motivazioni della Curatrice Lesley Lokko:

«Uno dei temi centrali della 18. Mostra Internazionale di Architettura è un approccio all’architettura come campo di attività espanso, che comprende sia il mondo materiale che quello immateriale; uno spazio in cui le idee sono importanti quanto i manufatti, in particolare al servizio di ciò che deve ancora venire. Tuttavia, con tutta la sua enfasi sul futuro, sembra del tutto appropriato che il Leone d’Oro alla carriera venga assegnato a chi ha al suo attivo una produzione di opere materiali che coprono gli ultimi settanta anni, ma la cui eredità immateriale – approccio, idee, etica – è ancora in via di valutazione, comprensione, celebrazione.
Baba (titolo onorifico nigeriano) Demas Nwoko è tutto in una sola volta: architetto, scultore, designer, scrittore, scenografo, critico e storico. Quando viene interpellato, si riferisce a se stesso come a un “artista-designer”, il che dice molto sia della natura poliglotta dei suoi talenti e delle sue opere, sia dell’interpretazione piuttosto ristretta della parola “architetto” che ha probabilmente tenuto il suo nome fuori dagli annali.
Figlio di un tradizionale Obi (sovrano), è nato nel 1935 a Idumuje-Ugboko, nel sud della Nigeria. Le sue prime incursioni nella pittura, nel disegno e nell’intaglio presso la scuola secondaria di Benin City lo hanno spinto poi a studiare architettura al Nigerian College of Arts, Science and Technology di Zaria. La scoperta che il corso si concentrava più sulle capacità di disegno tecnico che sulla immaginazione creativa, gli ha fatto cambiare rotta per applicarsi allo studio delle belle arti. È stato uno dei membri fondatori della Zaria Art Society – con Yusuf Grillo, Bruce Onobrakpeya, Uche Okeke e Simon Okeke, gruppo noto anche come “Zaria Rebels” – interessati a una miscela di modernità ed estetica africana come linguaggio autentico che rifletteva il crescente spirito di indipendenza politica negli anni Quaranta e Cinquanta.
Questo profondo desiderio di fondere e sintetizzare piuttosto che di spazzare via, ha caratterizzato il lavoro di Nwoko per oltre cinquant’anni. È stato uno dei primi creativi nigeriani dello spazio e della forma a criticare la dipendenza della Nigeria dall’Occidente per i materiali e i beni importati, oltre che per le idee, ed è sempre rimasto impegnato nell’utilizzo delle risorse locali.
Sebbene siano relativamente pochi, gli edifici di Nwoko in Nigeria svolgono due ruoli fondamentali. Sono i precursori delle forme di espressione sostenibili, attente alle risorse e culturalmente autentiche, che stanno attraversando il continente africano – e il mondo – e puntano verso il futuro, un risultato non da poco per chi è ancora in gran parte sconosciuto, anche a casa. Nel 1977, a proposito del primo lavoro commissionato a Nwoko per la costruzione del complesso per l’Istituto Domenicano di Ibadan, il critico di architettura Noel Moffett scriveva: “Qui, sotto un sole tropicale, architettura e scultura si combinano in un modo che forse solo Gaudí, tra gli architetti, è stato in grado di fare in modo convincente”.
È per me motivo di enorme orgoglio e piacere assegnare il Leone d’Oro alla carriera a Baba Demas Nwoko, architetto del XX e XXI secolo, e incoraggiare tutti i visitatori della 18. Mostra Internazionale di Architettura a visitare la piccola ma preziosa e articolata esposizione del suo lavoro allestita nel Padiglione Stirling ai Giardini, accanto al Progetto Padiglione del Libro de Il Laboratorio del Futuro.»

Demas Nwoko, New culture studio, Private family residence, 1967-ongoing, Ibadan Nigeria. Ph. Joseph Conteh

PADIGLIONE DELLE ARTI APPLICATE
La Biennale di Venezia e il Victoria and Albert Museum, London presentano per il settimo anno consecutivo il Progetto Speciale al Padiglione delle Arti Applicate (Arsenale, Sale d’Armi A) dal titolo Modernismo tropicale: Architettura e Potere in Africa occidentale, a cura di Christopher Turner (V&A) insieme a Nana Biamah-Ofosu e Bushra Mohamed (AA). La mostra è realizzata in collaborazione con l’Architectural Association (AA) di Londra e la Kwame Nkrumah University of Science and Technology (KNUST) di Kumasi. – (Comunicato allegato)

La Biennale Architettura 2023 è realizzata con il sostegno di Rolex, Partner e Orologio Ufficiale della manifestazione. Si ringraziano gli Sponsor della Biennale Architettura 2023: Bloomberg Philanthropies con Bloomberg Connects e Vela – Venezia Unica. Ringraziamenti a Cleary Gottlieb Steen & Hamilton LLP.

LA GIURIA
La Giuria della 18. Mostra Internazionale di Architettura 2023 della Biennale di Venezia è composta dall’architetto e curatore italiano Ippolito Pestellini Laparelli (presidente); dall’architetta e curatrice palestinese Nora Akawi; dalla direttrice dello Studio Museum di Harlem, la statunitense Thelma Golden; dal direttore di Cityscape Magazine, il sudafricano Tau Tavengwa; dall’architetta e docente polacca Izabela Wieczorek. La composizione della Giuria è stata deliberata dal Cda della Biennale di Venezia su proposta di Lesley Lokko, Curatrice della 18. Mostra The Laboratory of the Future.

La Giuria assegnerà i seguenti premi ufficiali:
Leone d’Oro per la miglior Partecipazione Nazionale
Leone d’Oro per il miglior partecipante alla Mostra Internazionale The Laboratory of the Future
Leone d’Argento per un promettente giovane partecipante alla Mostra Internazionale The Laboratory of the Future
La Giuria avrà anche la possibilità di assegnare:
un massimo di una menzione speciale alle Partecipazioni Nazionali
un massimo di due menzioni speciali ai partecipanti alla Mostra Internazionale The Laboratory of the Future

La cerimonia di premiazione si svolgerà a Venezia sabato 20 maggio 2023.

Biennale Architettura 2023
www.labiennale.org

20 maggio – 26 novembre 2023

Hashtag: #BiennaleArchitettura2023 #TheLaboratoryOfTheFuture

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