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Intervista a Christine Macel di Francesca Di Giorgio*

Ha iniziato a curare mostre circa ventidue anni fa, fino ad arrivare al Centre Pompidou di Parigi. Esperienze fondamentali quanto i buoni maestri incontrati sulla sua strada, primo fra tutti Jean Clair dal quale sembra aver ereditato la propensione a pensare agli artisti senza alcuna categorizzazione, soprattutto in riferimento ad una platea internazionale come la Biennale di Venezia: «Per Viva Arte Viva ho scelto gli artisti per le loro opere, le differenze tra giovani, storicizzati, artistar o artisti fuori dai canonici circuiti di mercato sono più circostanziali che profonde». Ci tiene a mettere in chiaro Christine Macel raggiunta poco prima dell’opening della 57. Biennale d’Arte di Venezia, quando non eravamo ancora stati introdotti nel “mantra” Viva Arte Viva che, per quanto non particolarmente esaltante sulla carta, non ha poi disatteso del tutto, nella pratica, le nostre aspettative a partire dal tanto discusso ruolo del curatore…

Hao Liang, opere varie, 1982-2016, tecnica mista. 57. Esposizione Internazionale d’Arte - La Biennale di Venezia, Viva Arte Viva. Foto: Italo Rondinella. Courtesy: La Biennale di Venezia

Hao Liang, opere varie, 1982-2016, tecnica mista.
57. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, Viva Arte Viva. Foto: Italo Rondinella.
Courtesy: La Biennale di Venezia

L’impronta narrativa che ha voluto dare al suo progetto curatoriale per la Biennale di Venezia sembra fare un passo indietro rispetto alla presenza, a volte ingombrante e quasi totalizzante, del curatore.
Penso che il curatore debba stare tra gli artisti e non davanti a loro. C’è stata, negli ultimi vent’anni, una concentrazione mediatica eccessiva intorno a questa figura. Da parte mia mi auguro che gli artisti siano il punto nodale dell’Esposizione, per questo non ho volutamente scelto un tema che li prevaricasse e ponesse il discorso curatoriale davanti alle loro opere. Mi auguro, al contrario, di approfondire le loro pratiche nella mostra stessa, come accade nel padiglione dedicato, il Padiglione degli Artisti e dei Libri, così come nei progetti paralleli, nel catalogo che vede raddoppiate le pagine dedicate a ciascun artista, nel progetto Pratiche d’Artista con tutti i brevi filmati online sul sito della Biennale, in Tavola Aperta (due pranzi a settimana per incontrare in maniera informale gli artisti intorno alle loro pratiche) e, infine, ne La Mia Biblioteca che permette, attraverso una lista di libri scelti dagli artisti, di immergersi nelle lori fonti e connivenze.

In una recente intervista ha dichiarato: «Bisogna raccontare meglio le pratiche dell’arte contemporanea ai visitatori»…
Considero l’artista tanto importante quanto il visitatore e quando visito una mostra preferisco ricevere qualche chiave di lettura, anche se la pedagogia può avere i suoi limiti e alterare in senso negativo la percezione delle opere. È una questione sottile. Spesso si dice che «Ciò che trasmette l’opera basta a se stessa». Questo funziona soprattutto per chi si è già approcciato all’arte contemporanea. La Biennale non ha soltanto 25.000 visitatori professionisti nella prima settimana ma, soprattutto, i successivi 500.000 tra amatori o studenti. Io mi voglio indirizzare, allo stesso modo, anche a loro. Ad esempio Tavola aperta consiste in pranzi ai quali ci si può iscrivere con un biglietto, con un limite di posti disponibili. Sono visibili sia in diretta streaming sia successivamente online.
È un momento di incontro informale e di relax con un artista che spiega la sua ricerca e risponde a delle domande, che contribuiranno a formare un archivio. Il progetto delle Pratiche d’Artista, che ho chiesto a ciascun artista di realizzare, è molto seguito sul sito della Biennale.

Tavola Aperta con l'artista Kiki Smith, Padiglione Centrale, Portico, Giardini, 10 maggio 2017. 57. Esposizione Internazionale d’Arte - La Biennale di Venezia, Viva Arte Viva. Foto: Jacopo Salvi. Courtesy: La Biennale di Venezia

Tavola Aperta con l’artista Kiki Smith, Padiglione Centrale, Portico, Giardini, 10 maggio 2017. 57. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, Viva Arte Viva. Foto: Jacopo Salvi. Courtesy: La Biennale di Venezia

Mentre a Kassel, in occasione di domenta14, si ricostruisce l’opera The Parthenon of Books dell’artista argentina Marta Minujín, dal significato fortemente simbolico, ci racconta, invece, quale sarà il destino dei libri che ha chiesto di scegliere agli artisti invitati?
Nel Padiglione degli Artisti e dei Libri, molti artisti fanno sfoggio del loro rapporto con i libri, da John Latham a Liu Ye, da Ciprian Muresan a Nuñez & Rodriguez. Inoltre nel Padiglione Stirling, ho riunito tutti i libri scelti dagli artisti per realizzare una sala di lettura, che permetta di vagabondare in una sorta di biblioteca sia nel caso di interesse per un determinato artista sia solo per scoprire libri dei quali non si era mai sentito parlare. Per esempio Senga Nengudi ha scelto un libro sul poeta persiano Rumi, dal titolo “The Essential Rumi”, che svela il legame tra la sua arte e l’elemento spirituale, non percepibile a prima vista. O ancora Hao Liang che cita molte opere della tradizione pittorica del paesaggio in Cina, di cui non ero a conoscenza.

Di fronte ad un grande progetto che coinvolge tanti artisti anagraficamente distanti e dalle differenti ricerche, altrettanti sono gli aspetti da tenere presenti. Ci sono state delle linee guida che l’hanno portata alla scelta delle sezioni tematiche con cui ha strutturato il suo progetto e le singole opere degli artisti invitati ad esporre?
Ho lavorato fin da subito pensando contemporaneamente agli artisti e ai capitoli della mostra, una sorta di tessitura culminata in un percorso in nove capitoli o universi. Ci sono in effetti meno categorie che gruppi, famiglie nelle quali si potranno trovare echi o risonanze. Ho voluto creare una narrazione, evidentemente elastica e piena di deviazioni, non lineare e rigida, al fine di offrire ad ogni artista il migliore contesto e al visitatore la possibilità di vivere non soltanto l’esperienza di una successione di sale e artisti ma l’esperienza di intraprendere una sorta di viaggio, di riflessione o trasformazione. In effetti la linea narrativa parte dal soggetto, l’artista stesso, e disegna un movimento di apertura dal soggetto verso l’esterno, verso l’altro da sé. Dopo il secondo capitolo dedicato al campo dell’affettività, il Padiglione delle Gioie e delle Paure, ci si incammina nell’Arsenale attraverso differenti universi, dal Padiglione dello Spazio Comune che interroga il significato di “collettivo”, al Padiglione del Tempo e dell’Infinito, che ci conduce più lontano dal soggetto verso la materia spazio-tempo o speculazioni più metafisiche.

Katherine Nuñez & Issay Rodriguez, In Between the Lines 2.0, 2015-2017, uncinetto, ricamo e cucito. 57. Esposizione Internazionale d’Arte - La Biennale di Venezia, Viva Arte Viva. Foto: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

Katherine Nuñez & Issay Rodriguez, In Between the Lines 2.0, 2015-2017, uncinetto, ricamo e cucito. 57. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, Viva Arte Viva. Foto: Francesco Galli. Courtesy: La Biennale di Venezia

In Viva Arte Viva sono presenti molti artisti appartenenti alle generazioni passate. Da tempo anche le gallerie seguono questa linea, ad esempio con intere sezioni dedicate nelle fiere di settore. Cosa rispecchia per lei questa “riscoperta del passato”? Una tendenza, aspetti commerciali, culturali o altro?
Credo che non ci siano generazioni passate salvo quando si è perduto il rapporto con la contemporaneità. Ci sono degli artisti nati nel 1930 che sono a volte più contemporanei di quelli più giovani. Nel 2000 ho curato la retrospettiva di Raymond Hains al Centre Pompidou, il suo è un esempio di un artista di più di settant’anni così creativo da non aver nulla da invidiare agli artisti più giovani. Sono una storica dell’arte per cui questo approccio mi sembra del tutto naturale. In Biennale, in effetti, ci sono artisti di tutte le generazioni (dai 25 ai 97 anni), questo perché non ho pensato alla loro età ma solo alle loro opere.

Christine Macel è nata a Parigi nel 1969. Dopo gli studi in storia dell’arte, è stata conservatrice del patrimonio e ispettore della creazione artistica per la “Délégation aux Arts Plastiques” del Ministero della Cultura francese (dal 1995). Dal 2000 ricopre l’incarico di Curatore capo del Musée national d’art moderne – Centre Pompidou di Parigi, dove è responsabile del Dipartimento della “Création contemporaine et prospective” che ha fondato e sviluppato. È stata curatrice del Padiglione Francese alla Biennale Arte 2013 (Anri Sala) e del Padiglione Belga alla Biennale Arte 2007 (Eric Duyckaerts).

57. Esposizione Internazionale d’Arte La Biennale di Venezia. Viva Arte Viva
Curatore: Christine Macel

Padiglione Centrale ai Giardini, Arsenale, Giardino delle Vergini, Venezia
13 maggio – 26 novembre 2017

www.labiennale.org

Franz Erhard Walther, opere varie, 1975-1986, tecnica mista. 57. Esposizione Internazionale d’Arte - La Biennale di Venezia, Viva Arte Viva. Foto: Andrea Avezzù. Courtesy: La Biennale di Venezia

Franz Erhard Walther, opere varie, 1975-1986, tecnica mista. 57. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, Viva Arte Viva. Foto: Andrea Avezzù. Courtesy: La Biennale di Venezia

I NUMERI DELLA BIENNALE

Viva Arte Viva – Mostra Internazionale
9 capitoli o famiglie di artisti (2 primi universi nel Padiglione Centrale ai Giardini) – (7 altri universi dall’Arsenale fino al Giardino delle Vergini)
120 artisti partecipanti da 51 Paesi
103 artisti presenti per la prima volta nella Mostra Internazionale del curatore Christine Macel
6 artisti italiani di Viva Arte Viva: Salvatore Arancio (1974), Irma Blank (1934), Michele Ciacciofera (1969), Giorgio Griffa (1936), Riccardo Guarneri (1933), Maria Lai (1919-2013)

57. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia
86 Partecipazioni Nazionali (Padiglioni ai Giardini, Arsenale e centro storico di Venezia)
3 Paesi presenti per la prima volta: Antigua e Barbuda, Kiribati, Nigeria
23 Eventi Collaterali

Premi della 57. Esposizione Internazionale d’Arte

Giuria internazionale: Manuel J. Borja-Villel (Presidente di Giuria, Spagna), Francesca Alfano Miglietti (Italia), Amy Cheng (Taiwan), Ntone Edjabe (Camerun), Mark Godfrey (Gran Bretagna).

Leone d’Oro alla Carriera:
Carolee Schneemann
(nata a Fox Chase in Pennsylvania nel 1939, vive e lavora nella Hudson Valley, New York). La decisione è stata presa dal Cda della Biennale presieduto da Paolo Baratta, su proposta della curatrice della 57. Esposizione Internazionale d’Arte, Christine Macel.

Leone d’oro per la miglior Partecipazione Nazionale:
GERMANIA. Anne Imhof
Commissario: ifa (Institut für Auslandsbeziehungen) on behalf of the Federal Foreign Office. Curatore: Susanne Pfeffer. Artista: Anne Imhof. Sede: Giardini.

Menzione speciale:
BRASILE. Cinthia Marcelle
Commissario: Fundação Bienal de São Paulo. President João Carlos de Figueiredo Ferraz. Curatore: Jochen Volz. Artista: Cinthia Marcelle. Sede: Giardini.

Leone d’oro per il migliore artista della mostra Viva Arte Viva:
Franz Erhard Walther (Nato nel 1939 in Germania, vive e lavora a Fulda)
Sede: Arsenale – Corderie.

Leone d’argento come giovane artista promettente:
Hassan Khan (Nato nel 1975 nel Regno Unito, vive e lavora a Il Cairo)
Sede: Giardino delle Vergini.

Due menzioni speciali:
Charles Atlas (Nato nel 1949 negli Stati Uniti, vive e lavora a New York)
Sede: Arsenale – Corderie.
Petrit Halilaj (Nato nel 1986 in Kosovo, vive e lavora tra Bozzolo, Berlino e Pristina)
Sede: Arsenale – Corderie/Sale d’Armi G – Giardini/Padiglione Centrale.

*[da Espoarte #97 – Speciale Biennale]

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