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REGGIO EMILIA | Collezione Maramotti | 15 ottobre 2017 – 18 febbraio 2018

Intervista a LUISA RABBIA di Irene Biolchini*

L’incontro con lo spettatore, in un modo diretto di esporsi, caratterizza l’opera di Luisa Rabbia. Nell’antologica che ha inaugurato il 14 ottobre alla Collezione Maramotti, il dialogo con lo spettatore passa attraverso la pittura, portata ad una dimensione monumentale (come nel caso della grande parete realizzata site-specific per la mostra). Nella selezione dei lavori esposti, che racchiude l’operato di quasi un decennio (le opere in mostra sono state realizzate dal 2009 al 2017 e sono state tutte acquisite dalla Collezione che da molto tempo segue la sua ricerca, ndr) la messa in discussione delle certezze avviene sia su un piano rappresentativo che formale, facendo sì che la pittura si accompagni all’esplorazione di terreni ancora inespressi. L’amore, nella sua insondabilità e nella sua anarchica resistenza a regole e comandamenti, diviene il controcanto di una pratica libera. Nel corso dell’intervista Luisa Rabbia ci racconta della sua libertà e di una ricerca multi-materica, refrattaria a semplificazioni e a qualsiasi categorizzazione.

Luisa Rabbia / Love, "Love", 2017. Courtesy Collezione Maramotti. Ph. Dario Lasagni

Luisa Rabbia / Love, “Love”, 2017. Courtesy Collezione Maramotti. Ph. Dario Lasagni

Che cosa ritrovi di te nei lavori datati 2009 e cos’è cambiato da allora nel tuo modo di immaginare e costruire il mondo?
In passato i miei soggetti erano spesso figure solitarie, dormienti o senzatetto, impenetrabili ed estraniate dalla società. Attraverso una evoluzione organica, con il passare del tempo, ho iniziato ad esplorare connessioni fra la sfera personale e quella sociale. Ora la mia attenzione oscilla dal singolo alla folla, in un ambizioso tentativo di trovare un linguaggio che possa riflettere su legami e divisioni.
Dal punto di vista formale il mio lavoro, oggi, è meno figurativo. Si esprime attraverso la pittura, anche se non in senso tradizionale perché dipingo con matite colorate su acrilico su tela.

Come convivono, nella tua pratica, disegno, scultura, installazione? È la tecnica a dettare l’opera o viceversa?
Non è così facile per me, non essendo un’artista puramente concettuale, separare i materiali dalla tecnica. A volte è l’idea a suggerire il supporto, altre volte è il materiale a suggerire l’idea. Da quando vivo negli Stati Uniti, il disegno è stato il filo conduttore attraverso diverse forme espressive, dal disegno su carta e su cartapesta, alla pittura su tela. Questo passaggio è chiaramente visibile nella mostra alla Collezione Maramotti.

Luisa Rabbia / Love, veduta di mostra. Courtesy Collezione Maramotti. Ph. Dario Lasagni

Luisa Rabbia / Love, veduta di mostra. Courtesy Collezione Maramotti. Ph. Dario Lasagni

La ceramica è capace di fondere in sé pittura e scultura. Spesso hai utilizzato argilla e porcellana, anche se in modi non convenzionali. Come nasce il tuo legame con questo materiale?
Ho utilizzato materiali argillosi per una decina di progetti dal 2004 al 2008. È vero che la ceramica è capace di fondere in sé pittura e scultura ma in quel periodo non ero ancora interessata alla pittura. Per me era sopratutto un supporto su cui lasciare dei segni. Essendo plasmabile allo stato grezzo, potevo anche “disegnare” semplicemente imprimendo il materiale crudo.
La porcellana, invece, è stata spesso il supporto ideale per creare delle ampie superfici su cui disegnare. La colavo in strati di pochi millimetri per ottenere una forma su cui, una volta cotta, potevo disegnare a matita o ad inchiostro, come se fosse un grande foglio da disegno. Questo supporto si rompeva in fase d’asciugatura come terra al sole rimanendo una forma unica ma formata da tante piccole unità, tutte interconnesse.

Luisa Rabbia / Love, veduta di mostra - "Another Country", 2017. Courtesy Collezione Maramotti. Ph. Dario Lasagni

Luisa Rabbia / Love, veduta di mostra – “Another Country”, 2017. Courtesy Collezione Maramotti. Ph. Dario Lasagni

Il titolo della tua mostra, Love, sembra un paradosso o una sfida al giorno d’oggi. Quanto ti rispecchia la solo apparente serenità di questo titolo?
Il quadro Love, che dà il titolo alla mostra, è il primo lavoro parte della trilogia Love-Birth-Death su cui ho lavorato nell’ultimo anno. I tre quadri che misurano approssimativamente 3×6 metri cad., sono realizzati su tela con matite colorate su acrilico. Birth e Death saranno esposti nella mia prossima personale da Peter Blum a New York nel febbraio 2018. L’amore è alla base di ogni istinto vitale ma è un soggetto talmente esteso e pieno di sfumature (amore, passione, desiderio…) che può diventare a volte pretesto per odio, violenza, abuso. Il percorso che l’apertura verso l’altro richiede è un terreno minato: ha a che fare con le nostre emozioni più sincere e profonde che, non necessariamente, quando si esprimono, sono manifestazione d’amore. Tra l’altro, il processo di avvicinamento all’altro, come il processo creativo, richiede esposizione e questo non sempre avviene con serenità. In relazione alla mia pratica in studio preferisco che l’idea si sviluppi organicamente e in dialogo con i materiali che sto usando, che certamente hanno una loro natura che io scelgo di rispettare.

Luisa Rabbia / Love, veduta di mostra. Courtesy Collezione Maramotti. Ph. Dario Lasagni

Luisa Rabbia / Love, veduta di mostra. Courtesy Collezione Maramotti. Ph. Dario Lasagni

Sei arrivata a New York nel 2000. Rispetto alle plastiche e ai siliconi che accompagnavano le performance della fine degli anni Novanta, il tratto e il disegno sono sopraggiunti con una forza dirompente all’indomani del tuo trasferimento a New York. Cosa credi sia rimasto di quella prima pratica nella tua arte di oggi?
Ci sono alcuni elementi nel mio lavoro che sono rimasti costanti ma sono cresciuta e cambiata e, con me, anche il mio linguaggio. La connessione fra il singolo e gli altri e tutto quello che lo circonda è stata, ed è, al centro del mio lavoro. Intorno a questo si aprono riflessioni sul trascorrere del tempo e le tracce che lasciamo. Ma negli ultimi dieci anni alcune tematiche sono diventate più specifiche, come si vede nella mostra Love. Nel mio linguaggio si tracciano parallelismi fra il viaggio fisico di moltitudini di uomini e la distanza psicologica fra uno e l’altro. Qui il corpo umano diventa crosta terrestre ma è anche un terreno androgeno che contiene etnie indefinite. La mostra Love raccoglie dieci lavori che mostrano un percorso dall’interno verso l’esterno e viceversa.

*Tratta da Espoarte #99.

Luisa Rabbia è nata nel 1970 a Pinerolo (TO). Vive e lavora a Brooklyn (NY).
www.luisarabbia.com

Evento in corso:

Luisa Rabbia. Love

Collezione Maramotti
Via Fratelli Cervi 66, Reggio Emilia

15 ottobre 2017 – 18 febbraio 2018

www.collezionemaramotti.org

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