PRATO | PALAZZO PRETORIO | 25 settembre 2015 – 10 gennaio 2016

Intervista a STEFANO PEZZATO di Gaia Vettori

A Prato, nella mirabile cornice di Palazzo Pretorio, inaugura il 24 settembre 2015 la mostra Synchronicity, curata da Stefano Pezzato, già conservatore del Centro Pecci. 36 opere contemporanee – da Marcel Duchamp a Matthew Barney, passando per Andy Warhol e Bruce Naumann – dialogheranno con le opere della collezione del Museo del palazzo. Un invito a lasciarsi trasportare dall’arte in un viaggio sincronico che ci aiuti a “capire qualcosa di più del mondo in cui viviamo, su quello che facciamo e ciò che siamo”, come sostiene lo stesso curatore.
Dall’Officina pratese alle opere più più dissacranti ed attuali, da Lippi a Warhol, per una rilettura innovativa della storia dell’arte, in nome di una vocazione, quella pratese, da sempre votata al contemporaneo. Espoarte ha intervistato in anteprima Stefano Pezzato che ci ha regalato alcune preziose anticipazioni riguardo l’imminente evento.

Palazzo Pretorio, part-esterno“Non sarà semplicemente una mostra”, ha affermato in occasione di un’intervista per lo stesso Museo di Palazzo Pretorio, luogo che dal 24 settembre 2015 ospiterà la sua prossima esposizione dal titolo Synchronicity. Cosa dovrà quindi aspettarsi il visitatore percorrendo le splendide sale del rinnovato palazzo pratese?
Il visitatore troverà un Museo inaspettato, con una selezione inedita di 36 opere d’arte contemporanea – tra dipinti, fotografie, video e installazioni – innestata su tutti i piani del palazzo, intrecciata alle belle collezioni civiche di Prato per scardinare la rigida cronologia storica e innescare la “sincronicità” fra opere recenti e passate in un unico percorso espositivo originale: da Lippi a Warhol, dall’Officina pratese alla Factory, dal locale al globale.

Keith SONNIER, Florentine Neon#1,1983

L’arte contemporanea è da sempre stata al centro degli interessi culturali della città laniera, grazie anche al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, del quale lei è Conservatore. Finalmente, eccola conquistare una fortezza che fino ad ora era stata solo in parte toccata dalle influenze più recenti (comunque non in modo così strutturato ed eterogeneo). Rischioso azzardo o doveroso tributo alle due anime di una città combattuta tra il rinnovamento e l’attaccamento alle tradizioni?
In passato ho già sperimentato il confronto fra il contemporaneo e il grande passato di questa terra, curando mostre come Corrispondenze. Dal presente al passato al Centro Pecci (2006) o proponendo innesti come Contrappunti nella Villa Medicea di Poggio a Caiano (2014) o collocando opere del Centro Pecci alla Scuola Normale di Pisa (in corso). Ora, invece, presento una rilettura della storia attraverso l’arte, nella città e nel Museo che ha celebrato la fabbrica rinascimentale intorno al Duomo, ma anche la donazione dei gessi di Lipchitz, per affermare appunto la vocazione di Prato al contemporaneo, ad essere un laboratorio di esperienze e ricerche artistiche.

Giovan Maria BUTTERI, Tre-virtù-teologali, 1590

Andy WARHOL, Mona Lisa-Four Times,1979Il termine “sincronia” si riferisce a qualcosa che avviene nello stesso momento, ad una sorta di concomitanza di eventi; in Synchronicity, l’arte del presente e quella passato dialogano tra di loro.
Quale è stata la motivazione che l’ha spinta a voler far interagire opere di autori contemporanei (Vito Acconci, Marina Abramovic, Vanessa Beecroft, Daniel Spoerri, Bruce Naumann, solo per citare alcuni dei trenta e più nomi) con i capolavori di Lippi, Donatello, Bartolini, ecc.ecc. presenti nel Museo di Palazzo Pretorio?
La “sincronicità” dell’arte segue le “coincidenze significative” – così le chiama Jung nel suo libro La sincronicità – fra opere contemporanee e storiche: non è una proposta di semplice sincronia, anche se tutta l’arte ci appare contemporanea, la interpretiamo dal nostro punto di vista attuale, non secondo le regole iconografiche della storia. Gli accostamenti e le associazioni puntuali, non casuali fra opere di tipologie, provenienze e tempi diversi mirano a far emergere la meraviglia, la rivelazione, la scoperta nel visitatore che abbia voglia di lasciarsi trasportare dall’arte, dove “la nostra conoscenza non ha spiegazioni causali da offrire” per dirla con Jung.

Tra i lavori da lei selezionati, una delle Gioconde duchampiane (L.H.O.O.Q., 1964) e quella di Warhol (Mona Lisa, 1979 ca.): qualche anticipazione sulla collocazione di questi irriverenti capolavori consacrati proprio al rifiuto di quello stesso tradizionale concetto di opera d’arte che invece caratterizza tutta la collezione del Museo di Palazzo Pretorio? Provocazione e quindi invito a riconsiderare i vari tipi di manifestazioni artistiche, siano essi “retinici” o meno?
Nel percorso presentiamo la replica della dissacrante Gioconda coi baffi (1964) e la sua versione complementare, rasée (1965) di Duchamp proprio accanto alla moltiplicazione della Mona Lisa – Four Times (1979 circa) di Warhol. Sono tutte riproduzioni di un’opera d’arte acclamata e idolatrata, che rivendicano la forza della dissacrazione e l’autenticità dell’appropriazione, così come il valore della moltiplicazione e il sovvertimento dell’originale a favore di una ripetizione virtualmente infinita. Oggi viviamo nell’epoca della riproducibilità digitale! L’arte e il Museo per attirare il suo pubblico devono “vendere” la propria immagine: Duchamp ci ha insegnato a impadronirci delle cose per dargli nuovi significati, Warhol l’ha fatta diventare un’idea commerciale e insieme un’attività mediatica di successo. Sono due caposaldi della nostra contemporaneità.

Andy Warhol, Portrait of Giuliano Gori, 1974Quali sensazioni, emozioni, riflessioni, turbamenti spera che possano sorgere nel visitatore, dopo aver visto la mostra?
Spero che i visitatori trovino spunti per riflettere e magari anche per capire qualcosa di più del mondo in cui viviamo, su quello che facciamo e ciò che siamo. All’inizio abbiamo opere che si pongono in relazione con la città (Dan Graham), con il Museo stesso (Keith Sonnier) e con temi imprescindibili come il lavoro (Moretti, Spoerri, Van der Keuken) o più generali come l’esistenza (Orta), la sopravvivenza (Morgantin), la sussistenza (Sierra). Alla fine del percorso, fra gli straordinari busti di Lorenzo Bartolini e di Jacques Lipchitz, fra i ritratti fotografici di Matthew Barney e Pistoletto, che ovviamente ci mette allo specchio, ci ritroviamo davanti al ritratto del grande collezionista pratese Giuliano Gori dipinto da Warhol e ad una fotografia dello stesso Warhol che fotografa: noi stessi, virtualmente al centro della scena per il tempo della visita. Quest’ultima immagine, scattata da Maria Mulas, è un magnifico doppio specchio di senso rivolto al nostro immancabile “io”.

Maria Mulas, Andy Warhol, 1987

SYNCHRONICITY. Contemporanei, da Lippi a Warhol
Progetto espositivo a cura di Stefano Pezzato

25 settembre 2015 – 10 gennaio 2016
Inaugurazione giovedì 24 settembre 2015 ore 19

Museo di Palazzo Pretorio
Piazza del Comune, Prato  

Info: +39 0574 19349961
www.palazzopretorio.prato.it

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