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MILANO |  Zazà Ramen noodle bar & restaurant | Fino al 24 marzo 2019

Intervista a JANN HAWORTH di Eleonora Roaro

Fino al 24 marzo 2019 presso Zazà Ramen noodle bar & restaurant, locale milanese noto per la sua interpretazione italiana e gustosa dei celebri noodles giapponesi, sono esposti sei pannelli del progetto murale di Jann Haworth e Liberty Blake Women’s History Mural. Sono ritratti di donne che hanno influenzato la storia nell’arte, la cultura, la politica e il costume, come Indira Gandhi, Michelle Obama, Sylvia Plath, Agnès Varda o Twiggy. Presentato per la prima volta nel 2016 presso lo Utah Museum of Contemporary Art a Salt Lake City, il progetto è attualmente in costante crescita grazie alla collaborazione con il pubblico ed è, in un certo senso, un aggiornamento di un altro celebre collage realizzato da Jann Haworth in collaborazione con il marito Peter Blake, ovvero la copertina di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles in cui erano stati ritratti unicamente personaggi maschili degni di nota.
Questo è il decimo progetto che viene presentato da Zazà Ramen, di cui Brendan Becht, chef e collezionista, è il titolare. «Volevo fare qualcosa nel mio locale con l’arte contemporanea, ma inizialmente non capivo con quale forma. Non volevo che fosse un’operazione decorativa. Ciò che viene esposto nei ristoranti nove volte su dieci è di pessima qualità», afferma, per poi raccontare le specificità della sua operazione. «L’intervento degli artisti sul grande muro all’ingresso del locale dura sei mesi, diversamente da quanto accade nelle gallerie commerciali. Resta nel tempo e i clienti abituali hanno tempo di affezionarcisi. Il rapporto con gli artisti per me è molto importante e, nel caso specifico di Jann Haworth, si tratta di una lunga conoscenza e relazione: i miei genitori iniziarono a collezionare le sue opere e quelle del marito negli anni ’60», aggiunge.
Ed è Jann Haworth che in un’intervista mi ha parlato della vita, vissuta tra Hollywood, Salt Lake City e Londra, e della sua pratica artistica, tra pop art, arte pubblica e femminismo.

Women’s History Mural, Jann Haworth e Liberty Blake. Foto: Stefano Mascolo. Courtesy Zazà Ramen noodle bar restaurant, Milano

Nata in California, hai studiato alla UCLA e, in seguito, alla The Slade School of Fine Arts di Londra, città in cui hai poi trascorso 30 anni. In che modo questi ambienti differenti hanno influenzato la tua istruzione e la tua pratica artistica?
Per quanto riguarda Los Angeles, non penso ci sia un singolo lavoro che ho realizzato che non rispecchi il linguaggio della produzione dei film. Mio padre, che lavorava a Hollywood come art director, mi portava spesso sui set cinematografici. Le basi formali del lavoro derivano anche da mia madre che quando ero piccola frequentava le scuole d’arte (Jepson Art Institute e i workshop tenuti da Guy McCoy): ricordo le conversazioni che aveva con me a fine giornata. Inoltre – e me ne sono accorta tornando negli USA negli anni ’90 – importante è stata l’influenza del pragmatismo americano, con l’idea del “just do it”: il contrasto con la Gran Bretagna fu molto forte, in quanto gli inglesi tendono a pensare in maniera eccessiva piuttosto che ad agire direttamente. La Swinging London, invece, era una diga straripante di sogni, un momento molto importante per il mio sviluppo concettuale grazie ai musei, ai teatri, ai concerti, alle conferenze, ai libri, alle persone curiose e ai tutor dello Slade.

Jann Haworth. Courtesy l’artista

Londra ci porta a parlare della famosa copertina dell’album “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” dei Beatles…
Io e Peter Blake, mio marito, abbiamo conosciuto i Beatles in occasione del loro secondo concerto Londra. Volevano essere essere portati in giro per la città, così li abbiamo accompagnati in un paio di locali, tra cui il White Elephant. In seguito li abbiamo presentati al nostro gallerista Robert Fraser e sono diventati buoni amici. A gennaio del 1967 Robert ci ha telefonato dicendo che voleva che io e Peter realizzassimo la cover di “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” e così siamo andati negli uffici dell’EMI a discuterne. La prima idea voleva che i Beatles indossassero le loro uniformi durante cerimonia ufficiale al parco. Pensammo che tutte le persone che ammiravamo e in che in qualche modo ci avevano influenzato potessero essere il pubblico di questo evento immaginario. Peter suggerì di realizzare un collage con le fotografie di queste persone. Io invece pensai che sarebbe stato più interessante realizzare un set nel quale mettere le sagome in scala 1:1. Nella mia testa si trattava di un life-size collage con il primo piano tridimensionale. Inoltre non volevo l’intervento di un graphic designer a fine del processo, quindi suggerii che il titolo dell’album venisse scritto sul tamburo e il nome della band in primo piano in un’aiuola di fiori.

Uno dei sei pannelli Work In Progress esposti da Zazà Ramen

Il collage è protagonista anche del progetto esposto da Zazà Ramen. Com’è nata l’idea del murale delle donne realizzato assieme alla figlia e artista Liberty Blake?
L’idea del murale è nata da una vignetta che avevo realizzato per la mia mostra al Wolverhampton Museum of Art nel Regno Unito. Era un lavoro sulle “Donne Invisibili” e su dei manichini che provavano ad abbandonare la loro immagine piatta. Mi piaceva l’idea che i manichini negli studi degli artisti e nelle vetrina si rivoltassero alla loro posizione di passività.
Ovunque andassero a protestare portavano un’opera realizzata da donne pittrici e indossavano i corsetti di pittori uomini. Durante le loro marce trasportavano anche un pezzo di street art che consisteva in un murale di donne che hanno stimolato un cambiamento. Ovviamente, dovendo realizzare le vignette, mi trovai a disegnare e in questo modo mi resi subito conto che sapevo molto poco dell’argomento. Poi ho visto anche il film W.A.R. (Women’s Art Revolution) dove nei primi 5 minuti gli intervistatori nelle strade chiedono alle persone di nominare cinque artiste donne, ma nessuno è in grado di farlo.

Come sono state scelte le 250 donne protagoniste del murale?
Abbiamo chiesto alle persone di scegliere una donna che fosse stata un catalizzatore di un cambiamento nell’arte, nella scienza o un’attivista sociale, non solo una celebrità. Non abbiamo imposto la nostra idea alle persone: hanno scelto di ritrarre chi volevano. L’unica barriera che abbiamo imposto è stata quella di non contemplare scelte interne allo Utah perché non volevamo che fosse Utah-centrico. Il mio unico intervento di editing è stato quello di evitare che si facesse il ritratto di Margaret Thatcher.

 

Women’s History Mural
Jann Haworth & Liberty Blake

17 ottobre 2018 – 24 marzo 2019

Zazà Ramen
Via Solferino 48,  Milano

Orari: 12.00 – 15.00 | 19.00 – 23.00

Info: zazaramen.arte@gmail.com
+39 02 3679 9000

Brendan Becht +39 335 6327277
www.zazaramen.it

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