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Intervista a CARLO AMADORI di Massimo Marchetti

Alla XX edizione del Salone dell’arte del Restauro e della Conservazione dei Beni culturali e ambientali di Ferrara, conclusasi il 23 marzo, è stata data inevitabilmente una centralità assoluta al tema del dopo-terremoto e ai relativi problemi legati alla ricostruzione. Si è trattato di un appuntamento che è risultato ancora una volta particolarmente interessante anche per un pubblico di non specialisti data l’offerta di incontri e approfondimenti relativi alla vita del patrimonio culturale, questioni che dovrebbero sempre stare a cuore a una cittadinanza che si vuole “attiva”. Svolgendosi proprio in una città colpita dal sisma – per quanto, fortunatamente, non in profondità –, le circostanze hanno investito una kermesse come questa di un ruolo particolare, sia per poter fare il punto della situazione che per favorire l’incontro e lo scambio tra istanze di natura istituzionale e privata.
Abbiamo posto alcune domande al direttore del Salone, l’architetto Carlo Amadori, per avere un’idea complessiva degli esiti di questo evento.

Quale bilancio si può fare di questa edizione?
La XX edizione del Salone del Restauro ha confermato le attese con una considerevole affluenza di operatori qualificati. La partecipazione numerosa e ricca di contenuti ha permesso di esporre un vasto spaccato di interventi e tutte le tematiche più attuali: dagli interventi in emergenza e restauri a seguito di eventi estremi (le dolorose vicende sismiche degli ultimi anni) alle valutazioni della resistenza sismica degli edifici culturali, al restauro di capolavori massimi dell’arte italiana, alle tecnologie innovative per il miglioramento energetico degli edifici culturali e storici,  fino a nuove proposte di valorizzazione. Il Salone di Ferrara ancora una volta ha dimostrato di essere luogo adatto più di altri dove queste competenze e specificità vengono esposte, comunicate e sono oggetto di confronto al fine di focalizzare e consolidare i punti di forza del sistema e coinvolgere le aziende che in fiera possono così dialogare con il mondo della ricerca, altro asse fondamentale del Salone.

Riguardo ai risultati del dibattito che si è svolto, tra gli addetti ai lavori è stato trovato un accordo sui “canoni” della ricostruzione – del tipo “dov’era ma non com’era”, secondo il titolo del principale convegno – oppure si sono manifestati punti di vista significativamente differenti?
Il tema del restauro e della ricostruzione dei beni culturali colpiti dal sisma si sviluppa non solo sul piano strettamente tecnico ed architettonico ma anche su quello culturale e sociale. Nel processo di valutazione delle possibili soluzioni da adottare, c’è quindi una componente emozionale/antropologica da cui non si può prescindere.
Ci vorrà probabilmente più di un decennio ed ingenti risorse economiche per poter intervenire su tutti i duemila edifici danneggiati dal terremoto che si è verificato in Emilia nel maggio scorso. Molti di questi edifici, in particolare quelli più vulnerabili come le chiese ed i campanili, hanno subìto fortunatamente danni recuperabili mentre altri difficilmente potranno essere restituiti alla configurazione pre-sisma e alla loro specifica funzione.
Certamente mai più “com’era” per quanto riguarda i requisiti di resistenza e sicurezza dei materiali e dei sistemi costruttivi che si dovranno utilizzare per tutti gli immobili che potranno essere ricostruiti.

Dal suo punto di vista, la generale mancanza di risorse finanziarie di questi ultimi anni, oltre ad aver ovviamente limitato gli interventi di restauro e di conservazione dei beni, ha inciso anche nel modo in cui si pensa il restauro?
La pratica del restauro, inteso nelle più diverse sfaccettature, dall’approfondimento metodologico alla ricerca applicata, dalla sperimentazione tecnologica alla pratica quotidiana, va oggi sempre più affrontata attraverso co-progettazioni culturali pubblico-privato  in grado di irrobustire la filiera di produzione tecnico-scientifica ad esso collegata. Attraverso un’adeguata gestione integrata, infatti, i beni culturali e ambientali possono costituire una vera e propria risorsa inesauribile che è necessario preservare anche perché in grado di fornire una significativa opportunità per il Paese.

Durante questi vent’anni nella coscienza collettiva è cresciuta la sensibilità nei confronti dei problemi legati alla tutela dei beni culturali e ambientali. Il restauro, disciplina specialistica che richiede conoscenze tecniche certamente non comuni, è riuscito a emergere sempre di più come uno dei temi culturali di maggior risonanza nell’opinione pubblica. Quali erano gli obiettivi che vi eravate dati all’inizio di questo progetto e come si è evoluta l’identità del Salone anche in rapporto al pubblico non specialistico?
Il Salone del Restauro nasce nel 1991 e vuole sin dalla sua fondazione (ed in questo vanta una primogenitura) porsi come spazio ove: esporre, proporre, dibattere, riflettere, per dare un contributo significativo alla risoluzione del grande tema della salvaguardia, conservazione e tutela del patrimonio culturale del nostro Paese. L’entità del patrimonio è tale da rappresentare la più importante risorsa del Paese, una risorsa colta, pulita, economicamente importantissima e tale da incidere fino al sociale. Non a caso il Salone ha da sempre portato come riferimento L’Economia della Cultura. Il restauro diviene perciò non una pratica di conservazione forzata bensì una pratica vitale per la manutenzione forte di uno studio critico alla base, di un esercizio professionale estremamente qualificato e specialistico, per porsi come strumento di tutela per la conservazione, fino alla gestione. La consapevolezza e la conoscenza, l’atteggiamento critico conseguente sono tutti elementi che ci consentono di porci di fronte al bene culturale con la possibilità di intervenire alla sua salvaguardia, al fine di dare un senso anche alla nostra esistenza. Ecco quindi delinearsi le condizioni per restaurare al fine di conservare le testimonianze del passato, più che mai centrali e fondamentali per il nostro paese, auspicando che vengano dedicate le risorse e le energie che la materia richiede. La manifestazione Restauro che con forza ed entusiasmo abbiamo portato avanti in venti anni di lavoro, spesso con mezzi limitati e non proporzionali al patrimonio che vogliono considerare, vuole porsi come punto di riferimento per tutti coloro che hanno a cuore i beni culturali del nostro Paese.

Un evento come questo è decisivo nella definizione della cosiddetta “agenda” del settore: quale visione intendete proporre in prospettiva? Esistono già dei progetti per la futura edizione?
Il Salone guarda alle nuove logiche di mercato e alle necessità di cambiamento del Paese, nella convinzione che i beni culturali e il nostro patrimonio storico-artistico e ambientale siano la vera risorsa del Paese. Una risorsa che deve trovare luoghi, opportunità e professionalità sinergicamente in grado di valorizzarli e trasformarli in un importante volano dell’economia nazionale. Il Salone si propone di rimanere questo unico punto di riferimento. Significativo in questo senso il fatto che il Ministero per i Beni e le Attività Culturali abbia da tempo scelto il Salone come sede ufficiale e più idonea a far conoscere le proprie attività. Per l’edizione 2014 l’obiettivo di Restauro sarà quello di dimostrare ulteriormente quanto sia stretto il legame tra restauro e ricerca, quanto il restauro sia un reale e potente fattore di innovazione, quanto la metodologia e gli strumenti del restauro possano essere veicoli di diffusione dell’eccellenza italiana nel mondo.

Quali altri impegni organizzativi la vedranno coinvolto prossimamente?
Oltre alla creazione del Salone del Restauro, mi piace ricordare di aver cercato e curato l’eccellenza artigiana in un’altra fiera che ho progettato e realizzato per ben 25 anni, Abitare il Tempo, e che ha rappresentato un nuovo modo di concepire le manifestazioni mettendo al centro il mondo del progetto e della sperimentazione nel campo dell’arredo. L’esperienza maturata in 25 anni di attività è ora orientata su FieraMilano con la quale sto collaborando alla realizzazione di un progetto dal titolo L’Opera Italiana, che si svolgerà all’interno di MACEF – Salone Internazionale della Casa, che si terrà dal 12 al 15 Settembre presso il Quartiere Rho-Pero.

Salone dell’arte del restauro e della conservazione dei Beni culturali e ambientali

20 – 23 marzo 2013

Quartiere Fieristico
Via della Fiera 11, Ferrara

Info: info@salonedelrestauro.com
www.salonedelrestauro.com


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