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PADOVA | sedi varie | 21 settembre – 27 ottobre 2019

Intervista a CARLO SALA di Francesca Di Giorgio

Ritratto di Carlo Sala (taglio)_ph. Alberto Stievanin

A Padova apre un nuovo Festival di fotografia. La prima edizione di Photo Open Up, a cura di Carlo Sala e prodotta dal Comune di Padova, Fragile Lab e Arcadia Arte – con oltre quattrocento opere in una decina di esposizioni – dalla prima metà dell’Ottocento fino alle ricerche più recenti – tocca i centri nevralgici della cultura cittadina e a questi unisce un Fuori Festival con una ventina di esposizioni che includono tutti i quartieri della città, comprese le periferie. Come e quando nasce l’dea di un Festival di fotografia a Padova e come si inserisce nel contesto nazionale dei progetti dedicati ai linguaggi dell’immagine contemporanea ce lo facciamo raccontare da Carlo Sala a pochi giorni dall’opening del Festival Internazionale dal tema “Dialoghi e Conflitti”:

Partiamo da un dato oggettivo. Chi sono i maggiori attori e sostenitori del progetto?
L’idea è nata oltre un anno fa in seno all’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova che ha creato un tavolo di riflessione sui temi delle fotografia contemporanea alla luce del grande interesse che questo linguaggio ha sempre suscitato in città. La prima edizione di Photo Open Up è prodotta dal Comune di Padova, Fragile Lab e Arcadia Arte grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Tra le tante realtà partner, voglio citarne una che da subito ha sposato il festival: il Museo di Fotografia Contemporanea di Milano-Cinisello Balsamo che ha collaborato per le mostre Cattedrali industriali (dedicata a Gabriele Basilico e Paolo Mussat Sartor) al Palazzo del Monte di Pietà e Un paese di dialoghi e conflitti alla Galleria Cavour incentrata sugli autori dell’Agenzia Grazia Neri che hanno raccontato le tensioni sociali a politiche degli anni Sessanta e Settanta in Italia. Nel suo complesso il Festival presenta una decina di esposizioni con oltre quattrocento opere che, dalla prima metà dell’Ottocento a oggi, affrontano il tema Dialoghi e conflitti, dove questi si manifestano a livello globale tra i popoli, ma anche nei luoghi del nostro quotidiano tra processi di inclusione o di esclusione, nella capacità di essere comunità o di asserragliarci dietro l’individualismo.

Paolo Ciregia, Pugni, 2019, Stampa inkjet, Courtesy Galleria l’Elefante, Treviso / mc2gallery, Milano

Tra i progetti clou del Festival c’è grande attesa per Argo, una ricognizione sulla fotografia italiana emergente. Puoi sintetizzarci il taglio che hai deciso di dare al progetto e come si inserisce all’interno degli spazi della Cattedrale Ex Macello?
Argo è una ricognizione sulla generazione di autori italiani nati dagli anni Ottanta (tra cui Alessandro Calabrese, Paolo Ciregia, Discipula, Irene Fenara, Simone Monsi, Alessandro Sambini e The Cool Couple) che hanno abbandonato i generi tradizionali della fotografia italiana per attuare una serie di ricerche sperimentali e ibride: dalla postfotografia a quella “espansa” in relazione con lo spazio, dalla metafotografia a coloro che hanno voluto rinnovare la visione documentaria e paesaggistica. Le loro pratiche artistiche sono profondamente condizionate dall’odierna società dell’Ipervisione, un contesto globale che produce una quantità pressoché infinita di immagini immateriali e omologate che scandiscono le nostre esistenze attraverso la rete. Uno degli aspetti che caratterizza le ricerche di questi autori è la volontà di incentivare uno sguardo maggiormente attento e critico sul presente, trattando tematiche di grande attualità come l’identità, la creazione collettiva, l’impatto della tecnologia e dell’immagine nella vita quotidiana, la funzione politica della fotografia e la rilettura della memoria.

Irene Fenara, Supervision. photo from surveillance camera, 2018
Courtesy Galleria UNA, Piacenza

In altri momenti espositivi si sondano due filoni molto importanti per la fotografia: il collezionismo e l’archivio…
L’inizio ideale del festival è al Museo degli Eremitani con la mostra Io, l’altro (e l’altrove), un percorso fotografico con oltre ottanta pezzi (dalla prestigiosa collezione di Mario Trevisan) che si snoda dalla seconda metà dell’Ottocento fino ai nostri giorni per raccontare la società attraverso la figura del “diverso”, dell’escluso e le vicende di coloro che non si sono arresi al conformismo. Ecco, scorrere i vari volti della società, dai ritratti borghesi dello scrittore e fotografo Lewis Carroll alla gente comune raccontata da Mario Giacomelli e Henri Cartier-Bresson alle culture “altre” immortalate negli scatti di Irving Penn e Sebastião Salgado. Anche il tema della bellezza è percorso attraverso una serie di dicotomie: quella ideale proposta da fotografi come Robert Mapplethorpe, Helmut Newton e David LaChapelle è messa in contrasto con i corpi tormentati delle immagini di Joel-Peter Witkin o le fattezze queer che emergono negli scatti di Lisetta Carmi e Nan Goldin. Per poi proseguire con le storie di coloro che hanno deciso volontariamente di muoversi al di fuori delle convenzioni sociali: artisti, attivisti, freaks emergono negli scatti di Wegee, Edward Weston e Diane Arbus.
La mostra Un paese di dialoghi e conflitti espone per la prima volta un’ampia selezione dello straordinario patrimonio fotografico della Grazia Neri, una delle più prestigiose agenzie fotografiche europee del Novecento. Il percorso espositivo si snoda attorno al tema del dissenso, della manifestazione e del singolo che si solleva per cambiare la società raccontando le contestazioni del 68′ e gli anni di piombo; emerge anche il ritratto di una nazione sospesa tra lavoro e nuove forme di svago, dove stanno mutando profondamente i costumi e gli stili di vita attraverso gli scatti di alcuni dei più importanti fotoreporter nazionali di quegli anni come Carla Cerati, Tano D’Amico e Uliano Lucas.

Francesca Woodman, Yet another leaden sky, 1977, Stampa alla gelatina ai sali d’argento
Courtesy the estate of Francesca Woodman

Con questa prima edizione avete tenuto a sottolineare che Photo Open Up entra nel circuito nazionale dei Festival di fotografia. In questo senso come vi siete confrontati o vi confronterete con il resto delle proposte?
Più che guardare a singole manifestazioni, Photo Open Up vuole creare un dialogo ideale con tutti questi soggetti (Festival, musei e centri di riflessioni teorica) che portano avanti una serie di interrogativi sul ruolo sociale e politico dell’immagine nella nostra società. Per questo i lavori esposti nelle mostre vogliono creano un percorso per cogliere il senso profondo delle immagini e dei processi con cui vengono concepite e fruite, perché, come ricordava il grande studioso John Berger «ogni immagine incorpora un modo di vedere» che per sua stessa natura non può essere neutrale, tanto meno alla luce della prematura caduta del mito fondativo che vedeva nella fotografia uno specchio oggettivo del reale.

The Cool Couple, Multiple #001, 2015, stampa a sublimazione su mantella da barbiere
Courtesy collezione Balopart / MLZ Art Dep, Trieste

Che tipo di rapporto e “tradizione” ha la città di Padova con il linguaggio fotografico?
Parlare di fotografia a Padova porta il pensiero agli albori del mezzo quando la città ha dato i natali a Giacomo Caneva, uno dei maggiori autori dell’Ottocento italiano e protagonista del Circolo Fotografico del Caffè Greco di Roma. Oggi il legame della città con la fotografia si esprime attraverso una costellazione variegata di realtà tra cui circoli, associazioni, scuole e gallerie. Ad esempio tra i partner del festival vi è la secolare istituzione cittadina della Veneranda Arca di S. Antonio che ha promosso la mostra Padova Sacra. Arte architettura, religiosità e devozione popolare nell’immagine fotografica, 1850-1931 al Museo Antoniano. L’esposizione ripercorre il tema della devozione in città (da metà Ottocento al 1931) attraverso il lavoro di importanti autori del tempo come Domenico Bresolin, Carlo Naya, Carlo Ponti e i fratelli Alinari.

Alessandro Sambini, Spelling Book, Learning from Caltech-256, Idea of Pyramid, 2018, c-print, Courtesy MLZ Art Dep, Trieste / Galleria Michela Rizzo, Venezia

Che tipo di scelte sono state fatte per gli spazi espositivi? Esiste una sorta di guida del percorso tra le sedi?
L’idea era di creare un Festival che attraversasse i centri nevralgici della cultura cittadina: dal Museo agli Eremitani (famoso nel mondo per la Cappella degli Scrovegni) a Palazzo Zuckermann, da Galleria Cavour a Palazzo Moroni, dal Monte di Pietà a Palazzo Angeli, dal Museo Antoniano fino all’Ex Macello; a questi si unisce il programma del Fuori Festival con una ventina di esposizione lungo tutti i quartieri della città, comprese le periferie.
Le varie esposizioni, unificate dal tema Dialoghi e Conflitti, costituiscono un unico organismo fatto di immagini che si mettono in relazione tra loro per portare il fruitore a compiere un percorso dello sguardo dalla fotografia dell’Ottocento fino alla ricerche sperimentali del contemporaneo, dall’indagine d’archivio sulla fotografia analogica alle riflessione sull’immagine immateriale.

Sandy Skoglund
Body Limits, 1992
Stampa a colori su carta cibachrome applicata su alluminio
Courtesy Paci contemporaney gallery (Brescia – Porto Cervo IT)

Qualche anticipazione sugli eventi a latere delle mostre? Incontri con autori ecc…
Il week-end inaugurale del 21 e 22 settembre è ricco di eventi, te ne cito qualcuno. Nella mattinata di sabato il noto collezionista Mario Trevisan accompagnerà alla scoperta della sua collezione al Museo degli Eremitani e sempre lungo la mattinata ci saranno le letture portfolio realizzate dai colleghi curatori Matteo Balduzzi e Daniele De Luigi. Nel pomeriggio a Galleria Cavour vi sarà un talk che vedrà, tra gli altri, la storica della fotografia Giovanna Calvenzi e l’artista Paolo Mussat Sartor in occasione dell’apertura della mostra Cattedrali Industriali. La domenica mattina l’autore giapponese Kensuke Koike guiderà il pubblico a Palazzo Zuckermann alla scoperta della sua mostra sospesa tra fotografia vintage e immaginazione e il pomeriggio ci sarà un talk con Grazia Neri, leggendaria fondatrice dell’omonima agenzia fotografica.
A questo si aggiunge il programma del Fuori Festival che per un mese proporrà decine di mostre e incontri con l’autore, rassegne di cinema, una festa della fotografia, il contest Wiki Loves Monuments e perfino un contest di racconti ispirato al tema del festival.


Photo Open Up – Festival Internazionale di Fotografia
a cura di Carlo Sala

21 settembre – 27 ottobre 2019

Padova, sedi varie

Orario di apertura dalle 10.00 alle 18.00 tutti i giorni escluso il lunedì.
Ingresso a pagamento

Per seguire il programma: www.photopenup.com

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