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TORINO | CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia | Fino all’8 gennaio 2023

di MICHELE BRAMANTE

Futures (EPP – European Photografy Platform) è una rassegna annuale nata dalla collaborazione di una rete di istituzioni europee con l’intento di sostenere giovani artisti emersi nel discontinuo panorama di mostre e premi dedicati alla fotografia. La torinese Camera è l’unica realtà italiana a farne parte. Fino all’8 gennaio 2023 gli spazi della sua project room ospitano On the verge (Nel limite), momento espositivo di un ciclo di eventi che riuniscono ogni anno le diverse figure protagoniste della rassegna, tra conferenze, periodi di formazione e mostre. I sette “fotografi” di On the verge usano il mezzo in senso ampio, mettendone in questione la definizione stessa, all’incrocio di traiettorie e livelli tematici che spaziano dai problemi sull’identità all’attenzione ambientale e alla geopolitica.

Quando si parla di libertà di essere e di agire gli oggetti della contesa non sono l’individuo, un’istituzione o un territorio, ma l’estensione e i gradi di permeabilità dei loro confini. Il limite conserva quello spazio mitico in cui la cultura continua la sua sfida con la selvatichezza della natura, con l’aggressività, la minaccia, la sopravvivenza. Giangavino Pazzola, curatore della mostra, articola l’esposizione su tre dimensioni del conflitto: Sulla politica, Sull’uguaglianza di genere e Sull’ecologia.

Julia Klewaniec, We need to talk, from the series Silent Racist, 2022 © Julia Klewaniec

L’immagine politicamente impegnata presupporrebbe forse l’uso più tradizionale della fotografia, con rappresentazioni antagoniste o crudamente descrittive dei contesti sociali. I tre artisti raggruppati in questa sezione forzano invece i limiti del mezzo facendoli interagire con l’immagine digitale, la raccolta archivistica e la cronaca. Julia Klewaniec intreccia i piani linguistici dell’immagine e della parola, documentando visivamente l’uso corrente e inconsapevole di alcune espressioni della lingua polacca nate originariamente con valore dispregiativo, razzista e xenofobo. È il caso, ad esempio, del termine “murzyn”, equivalente di “negro”, diventato, tra le altre cose, il nome di un dolce al cioccolato, che la fotografa ritrae come una massa amorfa e scura somigliante a un cumulo di escrementi.

Mark Duffy, Artefacts of Brexit, 2016-ongoing, © Mark Duffy

L’opera meno fotografica della mostra è l’installazione dell’inglese Mark Duffy, costituita da un archivio di reperti che documentano la propaganda politica in favore della brexit. La raccolta mette in evidenza l’uso ideologico di ogni livello di comunicazione, dal gadget popolare allo studio economico, allo scopo di creare consenso. L’ambiguità del messaggio viene complicata ulteriormente dall’interferenza di documenti fittizi all’interno dell’archivio, in un gioco che lega indagine sociologica e parodia, storia e analisi della formazione pubblica della conoscenza.

L’incidenza dei contesti geopolitici sulla psiche individuale prende corpo nelle fobie simulate da Cian Burke. L’artista rievoca la vicenda dello svedese Karl-Göran Personn, che in clima di guerra fredda trasformò la propria fattoria in un bunker. Anche se la paranoia nucleare, dagli eventi di Hiroshima in poi, non è mai stata infondata, Burk la traspone in un delirio, estremizzando la pressione delle tensioni storiche sulla vita del singolo. I fear that the macic has left this place è una serie di fotografie di architetture e manufatti improbabili con i quali immagina di allestire la propria fortezza. Il titolo allude al disincanto sulla realtà a cui la politica globale condanna l’uomo contemporaneo.

Cian Burke, Vortex, from the series I fear that the magic has left this
place, 2022, © Cian Burke

Sull’uguaglianza di genere espone i lavori di Pauline Hisbacq e Ugo Woatzi. La prima è impegnata a rinarrare l’emotività di figure femminili ritagliate dalle immagini di una manifestazione di protesta, da cui emergono microstorie di solidarietà, abuso, tensione e azione politica mediata dall’identità della donna. Woatzi, al contrario, fotografa l’impossibilità di riconoscersi in una categoria precisa. Una serie di ritratti rendono promiscua l’idea virile del “maschio” nelle diverse combinazioni di sesso genitale, genere di appartenenza, orientamento sessuale e fluidità estetica, fino a sovvertire ogni possibile identificazione.

ON THE VERGE, veduta della mostra, courtesy CAMERA, Torino

Un paesaggio dalla bellezza mortale è il soggetto di Alice Pallot per la sezione ecologista della mostra, condivisa con l’artista Daniel Szalai. Gli scatti di Pallot provengono da una zona contaminata dagli scarti industriali di una fabbrica di zinco, che le istituzioni hanno salvato dalla desertificazione. Il bosco di conifere che ha riqualificato l’area nasconde tuttavia il residuo inquinante, la cui minaccia riappare nelle foto dell’artista. Szalai rappresenta invece un mondo in disfacimento, tecnicamente sgretolato, usando come materiale le riprese delle telecamere installate negli allevamenti intensivi, dove il ciclo vitale degli animali è minuziosamente regolato per incrementare produzione e profitto. La vita animale trasformata in fasci di informazioni ipercontrollate diventa metafora per l’inconfessata utopia capitalistica della società.

ON THE VERGE, veduta della mostra, courtesy CAMERA, Torino

On the verge fa emergere un concetto di fotografia non limitato alla cornice e alla superficie bidimensionale, né all’esclusività di un mezzo, ma tagliato in ogni parte dai vettori di significato della realtà. Se mondo e immagine hanno confuso i propri confini, la fotografia può agire politicamente all’interno dell’immagine del mondo.

 

On the Verge (Nel limite)
Sette giovani fotografi europei
a cura di Giangavino Pazzola, con il supporto di Maja Dyrehauge Gregersen e Marta Szymańska

In mostra: Cian Burke (Irlanda, 1978), Mark Duffy (Irlanda, 1981), Pauline Hisbacq (Francia, 1980), Julia Klewaniec (Polonia, 1996), Alice Pallot (Francia, 1995), Daniel Szalai (Ungheria, 1991), Ugo Woatzi (Francia, 1991).

4 novembre 2022 – 8 gennaio 2023

CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia – Project room
Via delle Rosine 18, Torino

Info: camera@camera.to
www.camera.to

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