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ROMA | Gagosian e Crypta Balbi  | Fino al 27 gennaio 2019

di JACOPO RICCIARDI

Il digitale come la caverna di Platone. La caverna è la grande sala ellittica della galleria Gagosian di Roma, in quest’occasione completamente buia. Scorrono sulle pareti curve, sospese e dai bordi sfumati, come memorie o immagini preconcettuali, costellazioni, pianeti, animali, scene di paesaggi, dal movimento rallentato, come lampi di una mente collettiva, ancora disordinata: le immagini proiettate dal centro della stanza si inseguono a velocità diverse, scompaiono in un punto e riappaiono più avanti, e tutte girano in cerchio, si sovrappongono in un passaggio e si dividono poco dopo.

Installation view with Sarah Sze, Flash Point (Timekeeper), 2018. Artwork © Sara Sze. Foto: Matteo D’Eletto, M3 Studio. Courtesy Gagosian, Roma

L’ombra su cui navigano queste scialuppe digitali può essere quella prodotta dalle pareti di una caverna preistorica, o può corrispondere all’interno circolare di un cranio nel quale vive il vuoto di un pensiero possibile, dove una storia di connessioni oscure e mai viste, tra decine o centinaia o migliaia di neuroni, si può manifestare. L’opera d’arte di Sarah Sze è questa manifestazione di una probabilità del pensiero; essa mostra quello che accade prima del racconto e della vita, prima della consapevolezza, un attimo prima delle connessioni, anticipando pensiero, concezione, capacità cogitativa.

Installation view with Sarah Sze, Flash Point (Timekeeper), 2018. Artwork © Sara Sze. Foto: Matteo D’Eletto, M3 Studio. Courtesy Gagosian, Roma

Altre immagini similari formano una cittadella al centro della stanza, retta su finissime strutture di stecchi di legno aggrappati l’uno all’altro, che salgono in alto, che si propagano sui lati, dando vita a stratificazioni, citazioni di architetture curve, paratie, gradinate, e formando più piccole strutture ovoidali che ricordano il Colosseo, o riprendendo le pareti della grande stanza scura della galleria. Ora, su queste multiple strutture di legnetti, sono attaccati dei frammenti di fogli bianchi di medie dimensioni, ma anche piccoli o piccolissimi, come stormi, tutti rivolti verso il fulcro interno. Su ognuno di questi frammenti di carta viene proiettata un’immagine di una scena, simile a quelle che scorrono molto più grandi sulle pareti. Queste proiezioni o microproiezioni si alternano, si ripetono, si interrompono a gruppi mostrando legni e foglietti, e riprendono lo spettacolo.

È una sinfonia che abbraccia la mente e induce l’osservatore a calarsi in quello spazio per scrutarne ogni anfratto inseguendo le immagini. Diversi proiettori abitano la struttura e sono loro che rendono possibile il tutto. Alcuni sono mossi e ruotano su piattaforme e permettono la proiezione sulle pareti. Niente è nascosto in questa opera d’arte. L’installazione si mostra in ogni parte poiché, da ogni sua parte in rapporto con l’altra, emerge il risultato.
Le immagini proiettate: la luce invisibile attraversa lo spazio scuro e sbattendo contro un ostacolo mostra il residuo che la abita. Immagini di un mondo che è universale dentro una mente, suggerimenti, anticipazioni, trasmissioni di un mondo che si trova altrove, nascosto ma vivo di un primo desiderio, che è quello della relazione o relazioni possibile tra ogni frammento. Relazioni che possono giungere a un pensiero, a un’identità, al trascorrere di una vita in un ambiente non lontano da quello segnalato dalle scene di questi frammenti.

Veduta della mostra, Artwork © Sarah Sze. Foto: Matteo D’Eletto, M3 Studio. Courtesy Gagosian, Roma

Un lungo schizzo di pittura bianca sul pavimento, dove si riflette una proiezione radente e balbettante che non sappiamo se abitata da un’immagine o invece vuota o svuotata di sola luce, inizia davanti alla struttura nel mezzo dello scuro ovoide della stanza e punta verso la luce naturale, verso l’entrata della galleria, dove penetra la luce esterna, e, in un ventaglio tiratissimo, si propaga desiderando la nascita, la nascita di un contatto, la nascita di un’avvenuta trasmissione, la nascita di un’interazione, chiara e riunita nella luce tanto quanto tutto era frammentato nella prigione dell’ombra.
Dei quadri molto grandi offrono un vorticare di elementi, di frammenti di immagini, in rilievi di stratificazioni di fogli sollevati come se avvertissero la nostra terza dimensione e volessero informarla.

Sarah Sze, First Time (Half-life), 2018. © Sarah Sze. Foto: Rob McKeever

Sarah Sze mostra e fa vivere allo spettatore un’esperienza che lo colloca con il proprio pensiero, il proprio vissuto, con le proprie relazioni, in un ambiente oscuro dove frammenti di immagini di un mondo incerto, non ancora realizzato o ormai perduto, sono trasportati dalla luce, dove il proprio pensare si frammenta, così come il proprio vissuto si azzera, e le proprie relazioni si disperdono, offrendogli una morale e un’etica fondati sulla perdita e la riappropriazione come fondamento dell’essere. Noi tutti probabilmente esistiamo, probabilmente non esistiamo ancora, non sappiamo se esisteremo mai. Sarah Sze ci dice di perderci per tentare di ritrovarci. E questo tentare è un’indagine di se stessi al rallentatore, che ci rende meravigliosamente umani.

Sarah Sze, Split Stone (7:34), 2018, granite, stainless steel, resin, and pigments (granito, acciaio inossidabile, resina, e pigmenti) in 2 parts, 36 1/4 × 44 1/4 × 31 3/8 inches (92.1 × 112.4 × 79.7 cm)
37 3/4 × 49 1/4 × 27 3/8 inches (95.9 × 125.1 × 69.5 cm) Installed: Museo Nazionale Romano, Crypta Balbi, Rome  / Installata presso Museo Nazionale Romano, Crypta Balbi, Roma. Courtesy the artist and Gagosian. Foto: Matteo D’Eletto M3 Studio

Il 16 novembre scorso un’importante installazione, Seamless (1999) è stata inaugurata alla Tate Modern di Londra. Dal 21 novembre, invece, la scultura di Sze Split Stone (7:34) del 2018, è in mostra nella storica sede di Crypta Balbi, una delle sedi del Museo Nazionale Romano.

 

Sarah Sze

13 ottobre 2018 – 12 gennaio 2019

Galleria Gagosian
Via Francesco Crispi 16, 
Roma

Info: +39 06 4208 6498
rome@gagosian.com
https://gagosian.com

 

SARAH SZE alla Crypta Balbi

21 novembre 2018 – 27 gennaio 2019

Museo Nazionale Romano, Crypta Balbi
via delle Botteghe Oscure 31, Roma

Info: www.museonazionaleromano.beniculturali.it

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