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ROMA | ANNA MARRA ARTE CONTEMPORANEA | FINO AL 20 gennaio 2024

di MARINA DACCI

Quando ho visitato la mostra collettiva Mirroring, a cura di Donatella Mezzotero, nella galleria Anna Marra a Roma, mi è subito venuto in mente un intervento della psicanalista Rina Faglia alla Casa delle Donne che sosteneva di essere tornata col pensiero all’esperienza fatta negli anni ’70 in cui esisteva una spaccatura  all’interno del movimento femminista. Testualmente Faglia racconta: “Da una parte c’era chi considerava esaustiva del femminismo la ricerca dell’identità femminile attraverso l’autocoscienza e/o il percorso psicoanalitico. Un femminismo che escludeva la partecipazione attiva alla vita politica e sociale… Per contro un’altra parte del femminismo ha cercato di coniugare la ricerca di un’identità femminile con la partecipazione attiva alla vita sociale e politica. E qui la pratica femminista si intreccia alla pratica politica con l’obiettivo di modificare la cultura antifemminile esistente… anche se l’aspetto di entrambe queste posizioni è stato quello di  essere contro“.

Veduta di Mirroring, Galleria Anna Marra, Roma. Ph VL9 Photography

Personalmente – e in accordo  con  Rina Faglia – a 50  anni di  distanza, ritrovo anche oggi alcuni aspetti del femminismo di allora. Come lei ritengo che questo movimento non possa cristallizzarsi privandosi di una dinamica evolutiva che segua il cambiamento socio-culturale dei luoghi dove insiste rischiando di “diventare  anti storico e, ancor più, di inibire quella ricerca di identità che il femminismo ritiene prioritaria“.

Nella mostra sono presenti queste due anime: una che lavora sull’idea dell’abbattimento dello stereotipo femminile, già ampiamente elaborato a livello socio-politico nelle culture occidentali, cercando di  tracciare la via di una ricostruzione del sé sia attraverso la presa di coscienza soggettiva, sia mettendo in atto nuovi meccanismi di relazione col mondo e, la seconda, appartenente ad artiste di matrice culturale extra europea, in cui evidentemente l’aspetto politico e sociale su questi temi, tuttora non risolti, prevede un attivismo “militante”.

Veduta di Mirroring, Galleria Anna Marra, Roma. Ph VL9 Photography

A questo proposito viene da sottolineare che noi siamo esseri relazionali e da questo consegue che il sentimento di identità si costruisce inevitabilmente nella relazione e attraverso la relazione con gli altri e con il mondo. La ricerca dell’identità non può realizzarsi né escludendo né escludendosi. La contrapposizione è stata certo inevitabile e storicamente ha avuto un senso, ma ora ci si domanda se non sia giunto il momento di andare oltre. Anche perché la contrapposizione non porta molto lontano e forse sarebbe più interessante aprirsi a parole nuove: a femminile invece che a femminismo, alla sua specificità e fluidità in termini di oblatività, di sensibilità, di senso del collettivo, di approccio al problem solving etc. da riportare al centro e ancora di più questo vale per il linguaggio visionario dell’arte. Su questo tema abbiamo lavorato molto con 8 artiste italiane nella mostra La vita materiale Otto donne otto storie in cui appare più evolutivo evitare la contrapposizione e valorizzare la diversità con la proposta di letture e soluzioni differenti nelle relazioni.

Tutta questa lunga premessa è fondamentale per aprire una mia riflessione personale su questa collettiva che prevede la partecipazione di  6 artiste, tre italiane e tre straniere: Rebecca  Brodskis, Elena El Asmar, Silvia Giambrone, Martine Gutierrez, Loredana Longo, Helina Metaferia. Una mostra che ha il pregio di  mettere in dialogo vissuti di femminile (più che femminista) profondamente diversi in base anche alle culture di  provenienza, ma tutte accomunate da una attiva ricerca identitaria.

Martine Gutierrez, Plastics, Audria, 2020, stampa cromogenica su dibond, 61×43,2 cm, edition of 8 + 2 AP. Courtesy dell’artista, Galleria Anna Marra, Roma, e RYAN LEE Gallery, New York

Temi come violenza sociale e familiare, passano dalla lotta alla provocazione, alla ricerca di superamento di  stereotipi culturali. Un superamento che non è evasione, ma risoluzione che origina da un’analisi del sé fatta di osservazione lucida, e anche, talvolta, da una presa di distanza che consentano di elaborare strategie psichiche per riequilibrare la relazione con se stessi e con l’altro tout court.

L’esercizio del lontano di Elena El Asmar nasce da questo: partire dal sé per sciogliere costrizioni. La “gabbia”, fatta di calze traforate che rivestono assemblaggi di vetri di forme differenti, diventa paesaggio immaginifico, superamento del limite: una soluzione costruttiva che contamina il dentro col fuori e viceversa.  Mi piace citare uno stralcio di uno scritto recente dell’artista: ” …allora mi fermo e osservo da lontano la partita che intavolo ogni giorno con la mia inadeguatezza perché quella parola sì e l’altra no, laggiù dove questo tagliare e ricucire l’alfabeto dà vita a sogni che cambino il mondo.”

Elena El Asmar, L’esercizio del lontano, 2013-2023, installazione, vetro, plexiglass, nylon, silicone

L’installazione di  El Asmar entra in dialogo con le opere di Loredana Longo e Silvia Giambrone. Il tappeto di Longo accoglie la frase di una politica e imprenditrice americana (Marjorie Taylor Greene) che recita Nessuno è perfetto realizzata con la pratica della bruciatura sul vello del tappeto, come un marchio a fuoco. Le due opere di Giambrone, Collars, presentano le foto di due colletti realizzati ad uncinetto, assimilabili concettualmente  alle calze costrittive di Elena El Asmar, altrettante gabbie fisiche e mentali, stereotipi di gesti reiterativi che pretendono di definire l’identità femminile, così come evidenziato dal video in cui l’artista cuce questi colletti alla pelle del suo collo.

Silvia Giambrone, Collar n. 9, 2022, lightbox, stampa digitale su acetato, 43,5×38,5×12 cm. Courtesy dell’artista, Galleria Anna Marra, Roma, e Richard Saltoun Gallery, Londra- Roma

Nell’altra stanza, che definisco la stanza del dolore e del “j’accuse“, questi temi sono formalizzati in modo  differente dalle opere di quattro delle artiste inviate. Guardarsi e guardare è complesso e pieno di ostacoli e sofferenza, come ci ricordano i due lavori di Silvia Giambrone, Mirrors: la cera apparentemente copre e isola, apparentemente appanna, ma spine di acacia si fanno strada, inesorabilmente.
Ce lo ricorda anche la frase di Obama: “non c’è corona senza spine” incisa col fuoco sul secondo tappeto di  Loredana Longo. Le parole qui non assumono più il significato di uno slogan politico, ma si declinano su un percorso di autocoscienza e di analisi che incamera la memoria collettiva nel percorso di una delicata e complessa ricerca identitaria. Ce lo ricordano anche i pesanti copricapi delle tre donne raffigurate nei collages di Helina Metaferia (della serie By way of revolution) in cui si stratificano immagini di lotte collettive. Ad esempio i ritagli di foto presenti nel copricapo di una giovane donna (Headdress 49) sono presi dalle immagini di proteste studentesche avvenute nel 1968 e nel 1992. Anche il volto stravolto e incapsulato in asfissianti sacchetti di  plastica di Martine Gutierrez, nella serie Plastics, racconta provocatoriamente questo travaglio sul diritto al riconoscimento della propria identità liquida.

Helina Metaferia, Headdress 49, 2022, collage, tecnica mista, 101.5×73.5 cm. Courtesy of the artist, Galleria Anna Marra, Roma e Addis Fine Art, Addis Abeba

Chicca durante l’opening la performance di Loredana Longo dal titolo Il confine sono io in cui l’artista, ancorata a una corda fissata al muro, disegna con gessetto a terra cerchi sempre più larghi che hanno la forma di un moto ondoso sulla battigia fino a giungere all’estremo dello strappo in cui il corpo non riesce più ad avanzare. A quel punto il gesso incide dividendo il corpo sdraiato dell’artista. Paradigma di quanto penso: non solo il confine sono io, ma spesso il limite siamo noi…

Loredana Longo, Il confine sono io, performance alla Galleria Anna Marra. Ph VL9 Photography

Mirroring
Rebecca Brodskis, Elena El Asmar, Silvia Giambrone, Martine Gutierrez, Loredana Longo, Helina  Metaferia
a cura di Donatella Mezzotero

22 novembre 2023 – 20 gennaio 2024

Galleria Anna Marra
Via Sant’Angelo in Pescheria 32, Roma

Orari: lunedì – venerdì 15.30 – 19.30 | sabato 10.00 – 14.00

Info: www.galleriaannamarra.it

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