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VITULANO (BN) | GiaMaArt studio | 24 marzo – 20 maggio 2012

Ritratti della mente

intervista a LINDA CARRARA di DEIANIRA AMICO

Linda Carrara inaugura sabato 24 marzo una mostra personale, dal titolo Alchimia del buio, alla galleria GiaMaArt di Vitulano (BN), fino al 20 maggio 2012.

Nel suo studio di Milano, ci si trova di fronte una collezione di oggetti d’ogni genere e tipo: un’infinita fonte di risorse, un pozzo senza fondo da cui l’artista attinge elementi per i suoi lavori. Nelle opere di Linda Carrara le forme si perdono nell’oscurità, il buio degli spazi astratti isola e concentra l’immagine, composizioni di pochi esseri umani, sempre femminili. La mano di Carrara cala sul viso dei personaggi tentando di ghermirne l’essenza: affrontando il lato oscuro della psiche umana svela una profondità difficile da interpretare. I paesaggi mentali nei quali sono inseriti i protagonisti sono spogli, scene astratte con elementi fissi, immobili, che conservano una loro tensione ed una capacità di estendersi nello spazio e caricarsi di enigmi.

Deianira Amico: Sei passata da una pittura più attenta ai dettagli realistici ad una semplificazione estrema. In uno spazio indefinito si verifica un episodio figurativo carico di tensione e mistero, nell’astrazione degli sfondi si intensifica l’immagine. Qual è il messaggio concettuale che sottende la scelta espressiva di coniugare astrazione e figurazione?
Linda Carrara: Non conosco bene ciò che mi circonda e non lo conoscerò mai dato, che tutto è in continuo divenire. L’unica cosa di cui sono sicura è che i miei personaggi sono obbligati a vivere e sono obbligati a farlo nello spazio a loro disposizione. Talvolta figure realistiche vivono spazi astratti e nebulosi, altre volte è il contrario. Cerco di dar attenzione, valore e realismo soltanto alle cose che reputo necessarie ed inscindibili dal senso dell’opera in modo da lasciare il fruitore libero di immedesimarsi, a suo modo, nel mio mondo. La pittura è come un microscopio che punto su situazioni ed avvenimenti, ingrandendoli sempre più per arrivare ad un particolare che, nella sua semplicità, riesca a riassumere il senso del reale.

Nelle tue opere è ricorrente il riferimento all’acqua – come soggetto e scelta espressiva della pennellata – e al giardino. L’hortus conclusus nell’iconografia medievale e rinascimentale aveva un’evidenza simbolica, legato alla verginità e l’innocenza; l’acqua è l’elemento purificatore per antonomasia. Mi sembra che anche i soggetti femminili ritratti abbiano un carattere quasi infantile, innocente, nel modo in cui Blake descrive l’innocenza: una nuova illuminazione che segue l’esperienza… Che cosa ne pensi?
I dipinti medioevali mi hanno sempre affascinata per le loro prospettive impossibili, per le pareti simili a finissimi fogli di carta e per la suddivisione netta degli spazi. In un’opera unica si potevano vedere varie ambientazioni e molti avvenimenti, tutti inerenti alla stessa storia o allo stesso soggetto. Il giardino era un vero “angolo di paradiso”, un luogo a parte dove le figure potevano vivere senza preoccuparsi di ciò che succedeva fuori. Ogni elemento che inserisco nell’opera diviene simbolo di se stesso. L’Albero, ad esempio, è il frutto del bene e del male; simbolo della conoscenza tiene in sé il segreto della crescita. L’albero è l’Albero e quando ne trovo uno che interpreta bene il suo ruolo lo uso spesso, isolandolo dal resto del mondo per renderlo protagonista del suo angolo.
L’acqua è simbolo di purezza, di sapienza, ma esistono anche acque torbide che non lasciano vedere attraverso e acque talmente inquinate che sono tutt’altro che purificatrici. Credo che sia l’ambiguità a rendere interessanti questi elementi.

Come nascono invece le sculture e le installazioni?
Penso che la realizzazione di un quadro o un oggetto abbiano lo stesso processo, soltanto che in alcuni casi ho la necessità di uno spazio tridimensionale. Che sia un filo bianco o una linea bianca non cambia molto, lavoro su una tela o in una teca nello stesso identico modo.

Non esistono due artisti che vedano lo stesso oggetto nello stesso modo. Qual è la tua visione del mondo?
Da piccola disegnavo dei personaggi che al posto del corpo avevano delle imbarcazioni simili a tazze, che galleggiavano nel mare… rivedendoli ora credo fossero dei disegni premonitori.

La tua nuova mostra personale alla galleria GiaMaArt s’intitola Alchimia del buio. Che cosa lega le opere in mostra?
Le opere in mostra sono nate tutte in un lasso di tempo che va dal 2010 ad oggi. Ci sono vari pensieri che ruotano attorno a queste opere ma uno dei fondamentali è che noi conosciamo ciò che vogliamo e come noi lo vogliamo. Il resto è buio. Aggiungo personaggi, li chiudo in spazi, creo finestre, alberi, e metto della luce solo dove voglio… è il processo di un dio capriccioso che decide cosa e come fare. Il mondo è mio e lo creo a mia immagine e somiglianza. Ma in fondo mi chiedo da dove esca tutto questo.

Linda Carrara è nata nel 1984 a Bergamo. Frequenta l’Istituto Statale d’Arte di Monza. Nel marzo 2006 si diploma nel “Dipartimento sperimentale d’arte contemporanea” dell’Accademia di Belle Arti di Brera, presso la cattedra del Professor Vincenzo Ferrari. Vive e lavora a Milano.

Alchimia del buio
a cura di Anna Lisa Ghirardi

GiaMaArt studio
Via Iadonisi 14, Vitulano (BN)

Inaugurazione sabato 24 marzo 2012 ore 19.00
24 marzo – 20 maggio 2012

Orari: da martedì a sabato ore 17.00 – 20.00
Info:
+39 0824 878665 – info@giamaartstudio.it

www.giamaartstudio.it

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