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VENEZIA (Isola della Giudecca) | GALLERIA MICHELA RIZZO | 6 aprile – 26 maggio 2021

di FRANCESCO FABRIS

La Galleria Michela Rizzo di Venezia, sempre attenta ad accogliere e rilanciare le più qualificate istanze del contemporaneo di qualità, riempie i suggestivi spazi della sede della Giudecca celebrando il ritorno in Italia di Andrea Mastrovito (Bergamo, 1978) artista, regista ed autore di libri, reduce da molteplici conferme internazionali tra le quali il Premio Casoli e l’Italian Council (2019).
Va in scena così La diseducazione al reale, complesso ed articolato percorso di appropriazione e formazione di consapevolezza sapientemente curato da Alberto Fiz.

Andrea Mastrovito, Die Geschichte einer Blume, installation view, 2021, courtesy Galleria Michela Rizzo

L’operazione, tanto densa quanto coerente, muove dalla presa di coscienza della reale natura della tecnica del disegno – che per Mastrovito è filo, traccia, collante ed inganno – utilizzata per generare ed intrecciare riflessioni acute e piacevolmente “disturbanti” attorno alle categorie ed ai concetti, elastici ed estensibili, della funzione dell’arte, della individuazione del reale, della sua narrazione e del suo insegnamento.
Ne escono, potentemente valorizzati, sia la tecnica intima dell’artista quanto la cruda esigenza che l’arte si faccia “anticonvenzionale” non solo e non tanto nel mezzo, quanto nelle logiche che la sottendono. Essa non deve insegnare dentro i confini del corretto e del polite ma deve esplorare liberamente le quinte del politically uncorrect, i percorsi predefiniti, le logiche didattiche, le convenzioni. In poche parole, “ciò che è imposto”, per farcene liberare con l’impegno di rileggerlo.

Andrea Mastrovito, L’ora di religione, 2021, matita su banco scolastico, 45 x 70 x 75 cm

Il disegno, come detto “arma di creazione di massa” di Mastrovito, punta a riappropriarsi del suo ruolo cinquecentesco di fondamento artistico, in cui il contorno prevaleva sul colore, prima del ribaltamento delle logiche della percezione lontane dal venire.
Nell’artista questa supremazia non è gridata ma costruita con naturalezza e disarmante spontaneità. Il tratto, nel percorso studiato, è talmente variegato e spinto ad esiti innovativi da generare cortocircuiti nel meccanismo visivo che finiscono con il “diseducare alla realtà”, creando una nuova attitudine al percepire un reale che può non essere (e probabilmente non è) quello a cui siamo abituati, ciò che ci è stato fatto imparare.
La missione è compiuta – e qui sta la sofisticata intuizione – facendo un uso marcato e voluto degli strumenti istintivamente connessi alla memoria scolastica e dunque all’imprimatur pedagogico che accomuna tutti noi ex bambini.
Nel processo di diseducazione, gli strumenti tipici della nostra formazione (banchi, cattedra e lavagna, righelli colorati, disegni eseguiti con frottage o meticolose riproduzioni) sono utilizzati contro un sapere ed una percezione precostituiti e preconfezionati.
Essi, alla fine del percorso, si riappropriano del loro concetto di armi e strumenti di conoscenza attraverso i quali modificare, cancellare, riscrivere e reimparare un reale che non deve mai essere tale. Per definizione.
La conformazione degli spazi espositivi e la possibilità di percorrerli confrontandomi con l’artista restituiscono una linearità di messaggio sicuramente complesso ed impegnativo, fintamente infantile perché colto e ricco di rimandi, tra lo storico ed il pop, tra il conosciuto e l’insondabile.

Le ultime pagine, installation view, 2021, courtesy Galleria Michela Rizzo

Trenta sono le opere, inedite, che si collocano in cinque sale, con cinque temi.
Quasi le canoniche “cinque ore di lezione” attraverso le quali, senza un briciolo di ricreazione in cui cercare gli occhi della ragazzina bionda della terza C, Mastrovito ci priva dei capisaldi del nostro sapere. Meglio. Delle forme di indagine attraverso cui credevamo di avvicinarci al reale, per diseducarci, inneggiando ad una libertà percettiva e di significato alla quale, purtroppo, non siamo più abituati.
Lasciato l’atteggiamento adulto che impone una sopravvalutata relazione mediata con le cose, seguiamo i passi del fenomenologo Merleau Ponty per recuperare, bambini, un vincolo diretto e non filtrato con i fenomeni e gli oggetti, i fatti e le notizie.

Andrea Mastrovito, Ultime pagine, installation view, 2021, courtesy Galleria Michela Rizzo

Ultime pagine è “l’ora di lezione” che racchiude alcuni trompe l’oeil (grafite e acrilico su tavoletta gessata) in cui sono riprodotte, simulando i caratteri stampati, le ultime pagine di libri tratti da film derivati da libri, sottolineando una triplice gestazione (la novelization americana) che inizia a far vacillare le certezze della verità stampata. Inizia, così, il gioco di competizione tra realtà e finzione.
Storia di un fiore ci colloca al centro di quattro grandi disegni realizzati con la tecnica del frottage su carta con sottostanti monete. La critica del denaro, raggiunta attraverso una pratica infantile ma cara al surrealismo, ci introduce al tema della bugia, del potere e della speculazione connessa all’iconografia (anche politica e bellica) dei momenti cupi della storia europea.

Andrea Mastrovito, Conversazioni, installation view, 2021, courtesy Galleria Michela Rizzo

Conversazioni è un libero accostamento di pensieri e coscienza imprevedibili, disegnati attorno ad elementi materici (copertine di libri) che diventano viatico per riflessioni sulla realtà della finzione attraverso conversazioni immaginarie con opere letterarie. Tra tutte Dracula, di cui l’artista è un appassionato tanto da possederne circa 500 edizioni ed averlo eletto ad emblema della tirannia (in questo caso della verità), a cui soccombere o davanti alla quale reagire.

Andrea Mastrovito, The Man Who Could Work Miracles, 2019-2021, matita litografica su righelli e lighbox, courtesy Galleria Michela Rizzo

L’uomo che poteva fare miracoli è forse il cuore pulsante dell’esposizione, sicuramente il più straniante nel rimando alle vetrate gotiche, in cui tantissimi righelli colorati concorrono a realizzare un immenso light box che impone una immersione totalizzante attorno al “ciò che sembra”. I rimandi, sapienti ma non stucchevoli al Mito della caverna, alle ombre cinesi e addirittura al mito religioso di San Francesco, ci preparano a salire verso l’ultima sala, l’ultima ora di lezione, verso il fine ultimo che è diseducarci al reale.
L’unica cosa vera dell’installazione, invero, è la lunghezza del righello. Tutto il resto è rimbalzo, di percezione ed elaborazione.

Andrea Mastrovito, La diseducazione al Reale, installation view, 2021, courtesy Galleria Michela Rizzo

La diseducazione al reale ci catapulta dentro un’aula scolastica integralmente ricostruita, dove dodici banchi, la cattedra ed una lavagna sono perfettamente e compiutamente tutto ciò che non dovrebbero essere, tutto il compendio dello scibile da disimparare.
Sui banchi vengono disegnate dodici immagini che rendono in maniera allegorica il senso delle materie scolastiche, dove i capisaldi di fatti, immagini e concetti sono modificati o cancellati con gli strumenti che avevamo negli astucci e che lasciano la traccia, magari cancellandone parti, su eventi noti capovolti per l’occasione… Per “svuotare” i contenitori mentali di certezze.
La cattedra, di contro, “ingloba” con la tecnica dell’inclusione copertine di libri che rappresentano le tracce culturali dell’artista tra dada e surrealismo, da Saramago a Muybridge, da Gilbert & George alla Notte dei morti viventi, dove tutto si fa “libro di testo” attraverso cui spiegare e raggiungere la melancolia, tema finale che si staglia sulla lavagna.
Lì, incise, le figure di bambini ed insegnante ritratti con teste di forma variegata, con atteggiamenti distonici che propongono L’insegnante di Melanconia, colta citazione al solido della celeberrima incisione di Albrecht Duhrer, dove l’uomo melanconico (pregio oggi desueto) è colui il quale mette in atto azioni atipiche, crea, fa. Teme l’incombere del limite e, per superarlo, cancella certezze effimere.

Andrea Mastrovito, Breve storia della melanconia, 2021, intarsio ligneo su cattedra scolastica, 68x128x77 cm

È questa l’immagine, iconica e concettuale, con la quale Mastrovito ci insegna a disimparare, a coltivare dubbi e ad affinare lo sguardo, l’indagine, i sensi.
Tutto è fasullo se imposto come reale, niente è reale se si abbandonano strumenti, concetti ed insegnamenti che confondono la nostra mente poliedrica di Duhreriana memoria.

Andrea Mastrovito
LA DISEDUCAZIONE AL REALE
a cura di Alberto Fiz

6 aprile – 26 maggio 2021

Galleria Michela Rizzo
Giudecca 800/Q, Venezia

Orari: martedì/sabato 11.00 – 18.00

Info: +39 0418391711
info@galleriamichelarizzo.net
www.galleriamichelarizzo.net

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