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TORINO | Museo Nazionale del Cinema | Fino all’11 settembre 2023

Intervista a STEFANO BESSONI di Viviana Siviero

Regista, illustratore, animatore stop-motion, formatore, ma soprattutto scarabocchiatore; un ex bambino che ha accantonato il sogno di fare il becchino per seguire il suo personale genius loci, che passando attraverso l’afflato del naturalista l’ha portato ad essere protagonista de La Mole delle Meraviglie, un sincero e personalissimo memento mori in quello che è un simbolo magico non solo di Torino ma dell’Italia tutta. Stefano Bessoni tocca molte corde e crea una melodia complessa, che sembra farsi assorbire dalle mura per amplificarne l’essenza stessa sia del contenitore sia del contenuto. L’utopistico Museo Nazionale del Cinema di Torino viene esaltato dalle opere di Bessoni nella sua vocazione di wunderkammer, contenitore di mirabilia originali e poco domestiche, così come si presentano le vecchie macchine che hanno fatto la storia per volontà della visionaria Maria Adriana Prolo. Affinché lo spettatore possa entrare a far parte della melodia, è necessario partire da alcune parole chiave, da approfondire grazie alla viva voce del suo autore, collezionista di coleotteri giganti ossessionato dalla morte e dalle favole nel loro ruolo educativo primordiale. Poi passando attraverso i personaggi – reali, mitici, famosi, fantasiosi – trattati in autonomia autoportante ma non autoconclusiva, ognuno di loro messaggero di un piccolo dettaglio della personalità del loro coltissimo creatore: da Peter Greenaway a Charles Darwin e Cesare Lombroso, passando da Maria Adriana Prolo e Alessandro Antonelli, per giungere a Pinocchio – nato probabilmente da una grossa radice di Mandragola ai piedi di una forca, quindi senza possibilità – e ad Alice, che si trova davvero sottoterra, laddove è caduta, vittima del suo stresso stupore.
Favole volutamente lontane in maniera stridente e in senso sinistro con le edulcorazioni cui ormai un’intera generazione vittima della Disney è abituata. Ma anche molti personaggi originali, che sono preludio a nuove avventure tutte disegnate, tutte macabre ed oscure, che sgorgano in questo periodo incerto come veri e propri esorcismi colti. Un discorso a parte che speriamo di vedere in nuove realtà al più presto e non come progetto di nicchia: l’esperienza dell’autore in stop motion, perché è nel cinema che lo vorremmo vedere e nel movimento, affinché i suoi puppets possano muovere i pensieri del suo pubblico ed insieme ad essi cavalcarne i sogni, proprio in questo momento incerto e pauroso: una danza macabra delle meraviglie.

Veduta di allestimento LA MOLE DELLE MERAVIGLIE, Museo Nazionale del Cinema, Torino

Viviana Siviero: Che cosa rappresenta per te la mostra di Torino in riferimento al luogo (la Mole Antonelliana – una mastodontica wunderkammer) e al suo genius loci, che viene esaltato e reso palpabile dai tuoi lavori…
Stefano Bessoni: Per me è stato una sorta di sogno che si avvera; esporre in un contenitore antico che rappresenta non solo Torino ma che è un vero e proprio simbolo d’Italia. Io sono romano ma torinese d’adozione: l’ho sempre vista e ha sempre provocato in me un forte senso di attrazione, diventando vero e proprio luogo immaginifico quando ho scoperto che era diventata la sede del Museo del Cinema. Quando il direttore Domenico De Gaetano mi ha proposto la mostra, proprio in questa sede, per me è stata una grande emozione, l’unione di molte cose diverse; in primis la possibilità di legarmi ad un luogo venerato come tempio alla forma d’arte che io prediligo. Chiedermi di raccontare me stesso attraverso i personaggi poteva sembrare forzato, invece è avvenuto in totale sincerità e, alla fine, sono soddisfatto perché la mostra mi rappresenta sinceramente.

Cesare Lombroso – Lombroso – #logosedizioni 2019

I tuoi protagonisti sono collegati dall’amore per la catalogazione di oggetti e idee; a partire da Antonelli e passando per Lombroso, Darwin, Greenaway fino a giungere a Maria Adriana Prolo, che ha amato il cinema a tal punto da dedicare la vita alla storia della sua memoria… Cosa ami in ognuno di loro e chi ami sopra ad ognuno?
Il mio prediletto – non ne ho mai fatto mistero – è Peter Greenaway, fin dai tempi degli studi accademici. È stato per me un tale punto di riferimento da fare miei i suoi pensieri fondamentali, che sono diventati anche la base di partenza della mia ricerca espressiva.
Darwin rappresenta, invece, l’altra faccia della medaglia: alla fine ho scelto di fare il disegnatore perché a volte le strade si disegnano davanti a te in maniera misteriosa, ma l’altra strada che altrimenti avrei percorso sarebbe stata quella del naturalista.

Alessandro Antonelli come King Kong – Maria Adriana Prolo. La signorina del cinematografo – #logosedizioni 2023

Lombroso, invece, rappresenta la declinazione oscura della storia, col suo fascino macabro e morboso che fa scattare la scintilla nel mio immaginario e si sposa perfettamente con la mia estetica, va a stimolare la parte nera della fascinazione diventandone naturalmente parte.
Antonelli e la Prolo sono due pezzi realizzati su richiesta ma non tradiscono in nessun modo la mia poetica perché lavorando su di loro mi sono reso conto immediatamente che si trattava solo di tempo e che, in un modo o  nell’altro, li avrei incontrati e trattati: questa occasione ha solo accelerato la cosa.

Veduta di allestimento LA MOLE DELLE MERAVIGLIE, Museo Nazionale del Cinema, Torino. Stefano Bessoni nella stanza dedicata a Peter Greenaway

Quelli che crei sono mondi del tutto veri, sospesi fra immaginario e reale, governati da una libera logica in equilibrio precario fra stupore e meraviglia: Alice nel paese delle meraviglie, ormai intrappolata nel sottosuolo, si stupisce ancora oppure ormai si è abituata? E tu?
È difficile stupirsi ormai immersi in tutto questo piattume contemporaneo. Alice che precipita è la personificazione dello stupore come elemento complesso. Io lo stupore lo ricerco continuamente ed è inconsapevole: quando qualcosa smette di stupirmi, io la abbandono; lo stupore in epoca digitale è ancora più difficile. È tutto veloce, tutto superficiale, tutto apparenza. Questo porta al proliferare di ignoranza e mancanza di cultura, una cosa che è diventata normalità al punto che le persone che cercano di fare cultura come me, recuperando la vera Alice e il suo spirito reale, vengono relegati a “prodotto” di nicchia.

Re di cuori – Alice Sotto Terra – #logosedizioni 2021

Perché scegli favole oscure e in qualche modo inquietanti?
Perché le favole sono oscure ed inquietanti, ma viviamo in una cultura del rimosso, in cui i pericoli e tutto ciò che risulta traumatizzante vengono eliminati dalla narrazione; io faccio un lavoro di recupero e la gente si stupisce. Il racconto è nato come elemento dal forte valore iniziatico e formativo. Ciò che oggi noi sentiamo al telegiornale, una volta veniva raccontato nella fiaba come monito e insegnamento. Pendiamo dalle epurazioni fatte sulle fiabe dei fratelli Grimm ad esempio. O dal revisionismo fiabesco operato dalla Disney, con un’edulcorazione smodata.

Veduta di allestimento LA MOLE DELLE MERAVIGLIE, Museo Nazionale del Cinema, Torino

Sembri avere un debole per i diversi e i bistrattai, un po’ come Burton e il suo bambino ostrica: bombi (Spoon_27 giorni da bombo) e scarafaggi (Krauss_nel gabinetto del Dott. Caligari) diventano protagonisti di bellissimi albi illustrati per bambini al posto delle più amate coccinelle o api… Forse centra col fatto che allevi coleotteri giganti che sono parte della tua collezione di mirabilia e  – come ho trovato citato praticamente ovunque – sei ossessionato dalla morte?   
Stai citando la collana che sto illustrando e le cui storie sono scritte da Varla Del Rio, nome d’arte di Valentina Cestra, che è la mia compagna nella vita ed editrice per Bakemono Lab. Quando incontro un personaggio che mi colpisce, mi rendo conto di partire probabilmente dallo stesso principio di immedesimazione e rivalsa di matrice burtoniana. Per quanto riguarda la paura della morte, credo che sia un sentimento così umano affrontato da ognuno a modo proprio e a volte risolto con l’oblio, rimuovendolo dalla mente; la maggior parte delle persone semplicemente evita di pensarci. Io invece ne ho fatto il pilastro della mia poetica: con il tempo le paure sono aumentate e io sono diventato meno nero. La pandemia è stata una situazione kafkiana; vivevamo un periodo di neopositivismo e poi è scoppiata una guerra che di fatto ci ha scaraventato tutti nel bel mezzo di un vera e proprio conflitto mondiale diffuso e che forse ci meritiamo per ciò che stiamo facendo al mondo. E questo inevitabilmente ha innescato – come molti affermano, inascoltati, in questo mondo di apparenza – una nuova estinzione di massa.

Pinocchio – Pinocchio – #logosedizioni 2014

In generale il tuo sembra essere un bestiario stilato con lo sguardo di un naturalista vittoriano. Pinocchio è un delinquente nato, Il boia è emofobico…
Pinocchio è contemporaneo di Lombroso: è nato così e non ci può fare nulla; la storia del boia emofobico, scritta da Nicola Lucchi, è fantastica ma il personaggio è reale: si tratta di Sanson appartenente a una famiglia dalla lunga tradizione di esecuzioni capitali e che sembra abbia ghigliottinato Maria Antonietta.

Veduta di allestimento LA MOLE DELLE MERAVIGLIE, Museo Nazionale del Cinema, Torino

Il tuo lavoro ha una costante piuttosto evidente: quella di far emergere l’aspetto perturbante di ogni narrazione. Hai dichiarato di utilizzare come punto di partenza proprio lo studio sul perturbante di Freud passando per Hoffman. Hai in programma qualche nuovo lavoro sull’uomo della sabbia o sul Golem magari?
L’uomo della sabbia è lì che mi attende da un po’ e non so né come né quando gli darò vita. Tra i miei prossimi lavori potrebbe esserci l’Uomo della Sabbia ma visto con gli occhi di Freud, che lo aveva utilizzato proprio per spiegare il perturbante.
Ma nella scatola delle mie mirabilia che attendono di prendere corpo ci sono anche il Golem di Meyrink, Polidori, Shelly e Kafka….

Cesare Lombroso – Lombroso – #logosedizioni 2019

Cosa spinge secondo te alla creazione di una wunderkammer contemporanea, come è fatta e cosa dovrebbe contenere per stupire?
Ah senza dubbio sarebbe un’icona sul desktop del pc; una cartella di file piena di scritti e contenuti; un’ovvia evoluzione dei gabinetti di meraviglie in epoca digitale. Io personalmente continuo ad avere vetrine reali piene di fascinazioni, ma ho anche la cartella di file, per trarre ispirazioni…

Veduta di allestimento LA MOLE DELLE MERAVIGLIE, Museo Nazionale del Cinema, Torino

Vedo nelle tue opere e ho trovato citati riferimenti chiari ai Fratelli Quay (gli scienziati pazzi dello stop motion), Jeunet (col suo mondo colorato e grottesco), Burton (con il suo esercito di diversi) e ancora Greenaway che letteralmente ti ha insegnato a fidarti più dell’opera che del suo autore…
Citazione dichiarate ed evidenti come anche Fellini, Polański, Del Toro, Wenders e altri… Ma Greenaway, lui mi ha fatto capire profondamente che bisogna farsi una propria idea dell’opera. Sviluppare un’autonomia di giudizio e non concentrarsi sulle potenzialità di ciò che sarà o avrebbe potuto essere. Tutte le cose accessorie che potrebbero influenzare, compreso il sapere fatti privati dell’autore, non devono in alcun modo intaccare il giudizio sull’opera stessa.

Veduta di allestimento LA MOLE DELLE MERAVIGLIE, Museo Nazionale del Cinema, Torino

Discorso a parte merita la Prolo…
Già un discorso a parte… Perché studiando e ripercorrendo la sua vita mi sono reso conto di quanto il cinema sia stato importante per lei e di come con il suo carattere abbia tenuto duro, oltre ogni immaginazione, arrivando a concretizzare un progetto meraviglioso. Il cinema è stato da sempre la mia forma d’arte prediletta. Ma non mi è stato permesso di farlo. Così è diventato un sogno o meglio una magnifica ossessione. Lavorando su di lei ho riflettuto su molti aspetti che mi riguardano ed è diventata per me uno sprone inaspettato.

Il gioco dell’esposizione – Maria Adriana Prolo. La signorina del cinematografo – #logosedizioni 2023

Progetti per il futuro?
Beh fare cinema, scrivere, scarabocchiare, fare animazioni… Nonostante abbia trovato altri modi per raccontare storie, sogno ancora qualcuno che prenda a cuore un mio progetto e mi permetta di realizzare un altro film (per ora Canti della forca 2013, Imago mortis 2009 e Krokodyle 2010).
Intanto continuerò a lavorare al libro illustrato su Peter Greenaway e ne sto realizzando ora uno su Tim Burton che sarà pronto in occasione della mostra al Museo Nazionale del Cinema di Torino; parallelamente continuerò ad illustrare la collana di entomodrammi e storie di insetti nichilisti scritta da Varla Del Rio, augurandomi che possa diventare anche una bella serie tv in animazione, visto che il progetto ha vinto il bando SIAE – CSC per lo sviluppo.

Peter Greenaway. Morte e decomposizione del cinema – Work in progress

Stefano Bessoni. LA MOLE DELLE MERAVIGLIE
a cura di Stefano Bessoni e Domenico De Gaetano

10 maggio – 11 settembre 2023

Mole Antonelliana, Museo Nazionale del Cinema, piano di accoglienza
Via Montebello 20,Torino

Ingresso libero

Info: www.museocinema.it

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