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Supercalifragilistic, un accenno magico per una parola che porta alla mente emozioni stupende: è questo il titolo della mostra di fine corso dei dieci allievi che hanno partecipato alla prima edizione del programma di residenza LE VILLE MATTE – arti visive, promosso dalla Provincia di Cagliari – Assessorato alle Politiche Culturali. Un’iniziativa fresca ed interessante, nata con l’intento di proporre la Sardegna come meta culturale forte, luogo animato da un genius loci prepotente, capace di ispirare chiunque abbia il desiderio di porsi in suo ascolto, con la speranza di allargare i soliti circuiti culturali creando nove situazioni di studio e ricerca, inerenti non soltanto le arti visive ma anche la musica e la scrittura. L’iniziativa, molto articolata, ha avuto inizio con un workshop, svoltosi fra il 14 aprile e il 15 maggio sotto la supervisione del visiting professor Giancarlo Norese.
Abbiamo chiacchierato con Francesca Sassu, ideatrice e coordinatrice del progetto di residenza e Chiara Agnello, guest curator, che gentilmente hanno accettato di rispondere alle nostre domande.

Viviana Siviero: Una residenza per artisti in una delle regioni più belle d’Italia: il cagliaritano ospita Le Ville Matte. Qual è la motivazione del titolo e concept e volontà dell’organizzativo relativamente a questa interessante iniziativa?
Francesca Sassu: Le Ville Matte non è semplicemente una residenza, bensì una rete di tre residenze situate in 3 bei comuni della Provincia di Cagliari (Villasor, Teulada e Orroli), dedicate a 3 settori artistici: arti visive, musica e scrittura. Un progetto complesso, dunque, che nasce con l’intento di incentivare le nuove produzioni, distinguendosi nel panorama vastissimo di programmi di residenza per un particolare interesse verso quelle pratiche artistiche che si concentrano sul rapporto con il territorio e le sue dinamiche umane, geografiche e sociali.

Cosa significa per il territorio un’iniziativa così interessante? Quali sono state le motivazioni legate al territorio che vi hanno spinto a procedere nella direzione della residenza e quali i risultati che avete raggiunto e quelli che vi prefissate di raggiungere?
Francesca Sassu: L’obiettivo è duplice perché da una parte si intende fornire agli artisti partecipanti una interessante occasione di formazione specialistica, aggiornamento, ricerca, produzione nonché visibilità del loro lavoro. Dall’altra si incentiva l’interazione tra arte e territorio, offrendo alle comunità locali un’occasione di scambio culturale e di confronto con la contemporaneità. Secondo noi questa è una necessità dei piccoli paesi della Sardegna dove molto spesso la tutela delle tradizioni va a discapito dell’innovazione e della creatività contemporanea seppure crediamo che le due cose possano convivere, anzi, trovino arricchimento l’una nell’altra.

La residenza ha avuto luogo dal 14 aprile al 14 maggio; come visiting professor Giancarlo Norese – che ha chiamato a lavorare un gruppo di artisti ospiti sul tema dell’architettura e del paesaggio: Jiří Kovanda (Praga), Luigi Negro (Lecce), Umberto Cavenago (Milano), Luca Scarabelli (Como) e Mauro Cossu (Cagliari) – come guest curator, tu. Quale è stato il ruolo di entrambi nell’organizzazione fattiva dell’iniziativa? Quale il rapporto che si è instaurato fra voi e i ragazzi?
Chiara Agnello: Giancarlo Norese ha delineato i temi di questa prima edizione della residenza affrontati poi nell’ambito di workshop a cadenza settimanale, ha invitato gli artisti che hai citato e naturalmente ha collaborato all’ideazione e alla struttura del progetto. Insieme, e in collaborazione con Francesca Sassu, abbiamo selezionato gli artisti partecipanti al progetto.
Personalmente, ho dato il mio contribuito alla prima fase di studio del format, soprattutto attraverso il confronto con curatori e responsabili di altre residenze per artisti. Poi, durante il periodo di permanenza a Villasor il mio ruolo, così come proposto dall’organizzazione, è stato duplice: da un lato creare un dialogo con artisti che vivono e lavorano in Sardegna, attraverso una serie di studio visits e la presentazione delle attività del Centro di Documentazione per le Arti Visive DOCVA e dell’organizzazione per l’arte contemporanea Careof di Milano; dall’altra seguire gli artisti in residenza con tutte le implicazioni che questo può avere, dalla prima fase di approfondimento del lavoro, alla discussione, alla realizzazione delle opere, alla curatela del progetto espositivo finale e del catalogo.
Alla seconda domanda Agostino Nonnis, uno degli straordinari “visiting professor” che Villasor ci ha offerto, potrebbe risponderti con “good team”. Si è trattato in effetti di un gruppo di artisti di alto livello, ognuno con interessi, background e ricerche molto diverse, ma pronti ad un confronto e ad una messa in discussione di punti di vista e opinioni, con l’intento non tanto di produrre opere o emergere singolarmente con la propria autorialità, ma piuttosto di confrontarsi su processi creativi comuni e dinamiche di produzione artistica in un territorio già così ricco di storie, percorsi di senso, creatività…

Dieci gli artisti coinvolti: Marika Asatiani (GE, 1977), Augusto Buzzegoli (IT, 1974), Giulia Casula (IT, 1977), Beatrice Catanzaro (IT, 1975), Rita Correddu (IT, 1983), Estelle Deschamp (FR, 1984), Invernomuto – Simone Bertuzzi e Simone Trabucchi (IT, 1983, 1982), Renée Lotenero (US, 1977), Markus Wernli Saito (CH, 1968). I lavori di fine corso fanno bella mostra di sé nell’esposizione Supercalifragilistic (Mistaken Landscapes) – The Show, aperta fino al 6 giugno 2010 presso l’ex Convento dei Cappuccini e in alcuni spazi pubblici di Villasor. In base a quali criteri gli artisti sono stati selezionati e quali lavori trovi particolarmente rilevanti?

Chiara Agnello: Nella scelta degli artisti, come spesso accade, c’è stata una componente razionale per cui abbiamo tenuto conto del contesto in cui avremmo dovuto operare e della proposta del visiting professor, dall’altra abbiamo cercato di privilegiare le ricerche che dalla visione dei materiali inviati potevano sembrare più mature, interessate ad un lavoro sul territorio e ai temi trattati. Fortunatamente le nostre intuizioni si sono rivelate fondate.
Raccontare la mostra o scegliere un lavoro più rappresentativo di altri non è semplice. Si tratta infatti dell’ultima tappa di un processo più articolato – se pur concentrato in un periodo molto breve – e forse importante non tanto come momento espositivo in sé ma come azione di “restituzione” di un qualcosa che il luogo e la gente di Villasor ha contribuito a creare.
In molti casi infatti, nella sede del Convento dei Cappuccini, sono riportate tracce di processi, installazioni e veri e propri interventi permanenti realizzati sul territorio: dall’opera di Invernomuto per la piazza dell’Anfiteatro creata in collaborazione con i ragazzi del paese e la comunità di skaters, alla grande scritta di Giulia Casula sulla torre dell’acqua da anni in stato di abbandono, al dispositivo scultoreo di Estelle Deschamp installato nell’area del cimitero, all’intervento di Rita Correddu sulla facciata di una casa di Via Roma, a quello di Augusto Buzzegoli sull’unica parete nera esterna di Villasor, o ancora di Renée Lotenero realizzato nella cucina di una casa nei pressi del Convento. Sia Marika Asatiani sia Markus Wernli Saito hanno attivato in mostra i visitatori invitandoli a compiere un’azione: nel primo caso si è trattato di un “albero dei desideri”, nel secondo di un’installazione che ha raccolto e raccontato una performance sviluppata quotidianamente per tutto il periodo della residenza, attraverso un percorso fra alcuni luoghi di Villasor, dal bar, all’edicola, all’ufficio postale, al castello coinvolgendo gli abitanti e i passanti. Anche di (En)counter Shots in mostra c’è – volutamente – solo una traccia, sarebbe stato impossibile raccontare la poesia, la discussione, il confronto, la partecipazione generata dal progetto collettivo (un dipinto murale di circa 30 metri per l’azienda di un allevatore locale) sviluppato dai 10 artisti in residenza e coordinato da Beatrice Catanzaro.

Per concludere, puoi dirci quale è il modello di residenza italiana o straniera a cui secondo voi è interessante ispirarsi e quali sono le somiglianze e le differenze che avete applicato al vostro, rendendolo così unico e adatto al vostra realtà culturale e geografica?

Francesca Sassu: Nella stesura del progetto non ci siamo riferiti ad uno specifico modello, seppure abbiamo studiato il panorama internazionale delle residenze e abbiamo ricevuto preziosi consigli da alcune realtà nazionali come la Fondazione Ratti di Como e la Fondazione Spinola Banna, dalla Residenza di Viafarini e quella di Art-o-teka di Milano. Abbiamo preso spunto da alcuni elementi di ognuna di queste organizzazioni creando un connubio tra un workshop, una residenza e un soggiorno finalizzato ad un intervento site specific. Ciò che distingue le ville matte è il forte contatto con il territorio ospitante, l’incentivazione di progetti collaborativi tra gli artisti e le numerose collaborazioni attivate con altre realtà (per le arti visive 2010 tra le collaborazioni: careof, DOCVA, undo.net e KALEIDOSCOPE), che fanno sì che un piccolo paese decentrato rispetto al circuito dell’arte diventi centrale a causa delle persone che ci lavorano, delle aziende che collaborano al progetto, degli artisti e curatori che arrivano in visita o che seguono l’esperienza a distanza.
Francesca Sassu  è ideatrice e responsabile progetto le Ville Matte
Chiara Agnello è direttore artistico di Careof, organizzazione per l’arte contemporanea, e curatore del Centro di Documentazione per le Arti Visive DOCVA di Milano.

Il progetto in breve:
Supercalifragilistic (Mistaken Landscapes) – The Show
Promosso da: Provincia di Cagliari – Assessorato Politiche Culturali e Promozione Sportiva
Con la collaborazione di: Comune di Villasor, Careof DOCVA, Kaleidoscope, Undo.net, Fondazione Antonio Ratti, Fondazione Spinola Banna
Coordinamento organizzativo: Giorgio Murtas, Francesca Sassu
Ex Convento dei Cappuccini e sedi varie, Villasor (CA)
Info: 070 4092329
www.levillematte.it
Fino al 6 giugno 2010

In alto da sinistra:
Giulia Casula, Ludoteca, 2010, intervento site-specific sulla circonferenza di una torre piezometrica, vernice murale, vetrificante, 4 fari da 400W, cm 10/30 larghezza, cm 100/200 altezza.
Markus Wernli Saitô, La Mente Fresca, 2010, performance

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