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MILANO | Palazzo Reale | 3 febbraio – 5 giugno 2016

di KEVIN McMANUS

Sembra di respirare un’aria nuova a Palazzo Reale, e stavolta speriamo di non esserci sbagliati. La mostra su Boccioni, finalmente una mostra con ambizioni di scientificità, la retrospettiva di Studio Azzurro, rivedibile nell’insieme ma sicuramente distante dalle trite politiche di “accalappiamento” del grande pubblico, e questa grande (e grossa) antologica sul Simbolismo internazionale danno l’impressione che a fianco del Duomo si stia finalmente profilando una nuova epoca.

Franz von Stuck, Il peccato, 1908, olio su tela, 86.5x50.5 cm, Palermo, Galleria d’Arte Moderna Empedocle Restivo © Galleria d’Arte Moderna Empedocle Restivo, Palermo

Franz von Stuck, Il peccato, 1908, olio su tela, 86.5×50.5 cm, Palermo, Galleria d’Arte Moderna Empedocle Restivo © Galleria d’Arte Moderna Empedocle Restivo, Palermo

La mostra Il Simbolismo. Arte in Europa dalla Bèlle Époque alla Grande Guerra, a cura di Fernando Mazzocca e Claudia Levi in collaborazione con Michel Draguet, rappresenta sicuramente un segnale positivo. Immensa, difficile, articolatissima, l’esposizione ripercorre la vicenda di questa grande categoria dello spirito fin-de-siècle in lungo e in largo, e per una volta lo fa affidandosi non ad avanzi di magazzino spacciati per “capolavori da riscoprire”, o a mega-pacchetti da tenere spolverati per conto di qualche museo in ristrutturazione, ma ad una selezione oculata di lavori (quadri, sculture, disegni, incisioni) che vanno dal celebre capolavoro (Il Peccato di Von Stück o Carezze di Khnopff, per fare solo due esempi) al gioiellino di nicchia, ciascuno a suo modo valorizzato dall’allestimento. Già, perché per una volta l’allestimento di Palazzo di Reale fa parlare di sé per la propria funzionalità e per il contributo intelligente alla fruizione delle opere, nonostante i soliti piccoli problemi tecnici (se neanche con questa attenta curatela si è riusciti a superare l’ostacolo della perfida illuminazione di Palazzo Reale, evidentemente non c’è speranza).
Il percorso è organizzato su base tematica, criterio per il quale solitamente non impazzisco, ma che in questo caso aiuta a sviscerare adeguatamente i leitmotiv e le idiosincrasie della sensibilità simbolista, e a creare corrispondenze internazionali e parallelismi che mettono ancora più in evidenza l’orizzontalità e la letterarietà del fenomeno, ma anche le peculiarità stilistiche delle sue singole declinazioni nazionali.

Fernand Khnopff, Carezze (L’Arte), 1896, olio su tela, 50.5x151 cm, Bruxelles, Musées Royaux des Beaux-Arts de Belgique inv. 6767 © Royal Museums of Fine Arts of Belgium, Brussels / foto J. Geleyns

Fernand Khnopff, Carezze (L’Arte), 1896, olio su tela, 50.5×151 cm, Bruxelles, Musées Royaux des Beaux-Arts de Belgique inv. 6767
© Royal Museums of Fine Arts of Belgium, Brussels / foto J. Geleyns

A partire dal modello baudelairiano e, quindi, dalla suggestione dei “fiori del male”, la mostra si articola dunque attraverso 21 sezioni, alcune legate a temi ricorrenti, altre a concetti chiave del clima simbolista (la “sintesi delle arti”, ad esempio), altre a soggetti iconografici particolari (ad esempio la Medusa), altre ancora a progetti specifici, come il ciclo del Guanto di Max Klinger, ricostruito nella sua interezza, o quello del Poema della vita umana di Giulio Aristide Sartorio per la Biennale veneziana del 1907, o ancora le meno note Mille e una notte di Vittorio Zecchin.
La visita si profila dunque come un’affascinante sfida, sia per l’utente esperto che per i non addetti ai lavori: una sfida di richiami, associazioni, rapporti tematici e formali, omaggi letterari e musicali. Una sfida resa ancora più faticosa – ma anche appagante – dalle colossali dimensioni dell’esposizione, che rendono impensabile la classica fruizione turistica da “toccata e fuga”.
Nonostante la complessità dell’insieme, il taglio scientifico e curatoriale è chiaro in ogni istante, come lo è la lettura storica del fenomeno, sempre giustificata tanto dai riscontri visuali quanto dai saggi in catalogo. Personalmente non mi sento di condividere del tutto la continuità cercata tra il primo “simbolismo”, così definito a posteriori, e il “Simbolismo” consapevolmente ispirato al “manifesto” di Moréas, e basato sulla natura simbolica del colore: si perde la piccola rivoluzione copernicana dal contenuto alla forma, dalla “finestra” alla superficie (da Baudelaire a Rimbaud, per intenderci), primo importante capitolo nella storia del modernismo europeo. Ma è una scelta evidente, e il punto di vista dei curatori è ben sostenuto e documentato.

Galileo Chini, L’Amore, 1919, olio su tela, 277x172 cm, Livorno - Lucca, 800/900 Artstudio - Studio d’arte dell’Ottocento © Ghilardi, Lucca

Galileo Chini, L’Amore, 1919, olio su tela, 277×172 cm, Livorno – Lucca, 800/900 Artstudio – Studio d’arte dell’Ottocento © Ghilardi, Lucca

Si diceva dei capolavori presenti in mostra: anche qui l’allestimento si rivela intelligente, dal momento che queste opere non sono celebrate con il fastidioso feticismo da “grandi mostre” (quello dell’altare alla Rondanini nel nuovo allestimento, per intenderci), bensì inserite in un contesto che le valorizza come “beni culturali” e non solo come icone spettacolari. Ma è tutta la mostra, come detto, a dare questa piacevole impressione, pur senza rinunciare a soddisfare l’occhio. Possiamo solo sperare che non sia un fuoco di paglia: come era prevedibile, la complessità dell’operazione ha come conseguenza una risposta modesta da parte del pubblico, che agevola il percorso del visitatore ma avrà sicuramente ricadute negative sul bilancio. Speriamo che l’istituzione risponda come dovrebbe, da ente culturale e non da attività commerciale, tenendo presente una delle sue principali responsabilità: dire al “cliente medio” che si sbaglia, e proporgli ciò che dovrebbe sapere, anziché ciò che pensa di voler vedere; interrogativi spiazzanti e non pigre certezze.

Il Simbolismo. Arte in Europa dalla Bèlle Époque alla Grande Guerra
a cura di Fernando Mazzocca e Claudia Levi, in collaborazione con Michel Draguet

3 febbraio – 5 giugno 2016

Palazzo Reale
Piazza del Duomo 12, Milano

Orario: lunedì 14.30-19.30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30-19.30; giovedì e sabato 9.30-22.30
Ingresso intero €12.00; ridotto: €10.00; ridotto speciale €6.00

Info: +39 02 54914
www.palazzorealemilano.it

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