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MILANO | Museo del Novecento | Fino al 28 ottobre 2018

di MARIACRISTINA MACCARINELLI

La mostra antologica Segni nel tempo, curata da Martina Corgnati, celebra i momenti salienti della ricerca artistica di Agostino Ferrari (1938) dagli anni ’60 ad oggi. Una ricerca continua e originale sul segno, il grande protagonista, che attraverso molteplici forme e significati ha saputo rinnovarsi e generarsi costantemente. La mostra è ospitata in due ambienti: gli spazi antecedenti e quelli dell’Archivio del Museo. Qui troviamo le tavole dei primi anni Sessanta periodo in cui con Arturo Vermi, Angelo Verga, Ettore Sordini e Ugo La Pietra, Ferrari fonda il Gruppo del Cenobio (1962) che, pur avendo vita breve, lascia una testimonianza importante di come questi artisti abbiano trovato, attraverso il recupero di una pittura segnica, minimale, la strada per fare arte in maniera nuova pur con mezzi tradizionali, in uno scenario in cui la pittura sembrava ormai “superata”. Si tratta di un segno primario, lineare, che si muove liberamente nello spazio del quadro quasi fosse una scrittura attraverso la quale l’artista racconta momenti di vita, ma che ha in sé un valore simbolico che va ben oltre.

Agostino Ferrari. Segni nel tempo, veduta della mostra, Museo del Novecento, Milano

Si possono ammirare poi alcune opere della serie Teatro del Segno, quadri-oggetto nei quali l’artista vuole dare un’immagine più fisica del segno. Interessantissimi sono i disegni, gli studi e gli scritti che accompagnano lo sviluppo della ricerca nei primi anni Settanta, che conduce Agostino Ferrari a porre attenzione alla forma, come nell’opera Forma Totale e poi al colore come principale strumento di indagine. Egli inizia così ad analizzare in modo approfondito vari aspetti della teoria e della problematica legata al colore, per poi concentrarsi sulle relazioni che esistono tra le forme ed i colori e sul rapporto, di questi due elementi, con il segno. Tra il 1974 e il 1975, approfondisce il valore emozionale-espressivo dei colori, che sono investiti dall’artista di valori precisi. Nasce così la necessità di creare un’opera che simbolicamente racchiuda tutte queste fasi: Ferrari progetta l’Autoritratto che termina nel 1975.
Questa grande opera è la sua unica installazione. In mostra è possibile ammirarne una miniatura, mentre l’originale è formata da quattordici pannelli in legno (misura 200×150 cm) i quali sono messi in sequenza a formare una sorta di spirale. La prima parte di quest’opera è costituita da sei pannelli neri. In ogni pannello è stata ricavata in negativo un’anti-forma o matrice in “rapporto dialettico” coi vari colori che sono nella parte successiva del percorso. È l’Io interiore dell’artista che si manifesta attraverso una visione lirica dell’arte. L’Alfabeto segna la sintesi di quanto contenuto nell’Autoritratto e nella ricerca sul segno, la forma e il colore. Si chiude così una lunga fase del suo percorso, alla fine del 1978 le sue esigenze artistiche, arricchite certamente dalle recenti esperienze, sentono però la necessità di cambiamento.

Agostino Ferrari, Nascita di una forma, 1967, tecnica mista su legno, 60×180 cm

Ferrari si sente “vuotato”, la sperimentazione, che egli ha condotto con estrema coscienza critica, si è esaurita e l’artista sente la necessità di distaccarsi, realizza così i Ricordi, le Lettere Recuperate, opere in cui si trova la presenza di un segno-segnale, di ‘cenni’ dati da colori gioiosi che nascono dal tentativo di dar vita ad una pittura segnica ma non impegnata. Attraverso questi quadri si legge il bisogno di evasione, di ‘disimpegno’ quasi da se stesso.
La necessità di ritornare al segno e alla pittura non deve essere intesa come una “retrogressione”, ma al contrario come una svolta inaspettata e non programmata che dà a sua volta origine al bisogno di “rifondare” il segno che, pian piano, riprende forma di scrittura intesa però qui come memoria o ricordo. Le opere riportano alle immagini di pagine recuperate, a scritture che il tempo tende a cancellare. Dai primi anni Ottanta e precisamente dal 1983, il suo lavoro si incentra sugli Eventi, opere nelle quali il segno risulta totalmente libero da sovrastrutture e riesce ad esprimersi nella sua totalità manifestandosi dinamicamente nell’intera superficie del quadro; rappresentato come scrittura lineare il segno appare come se fosse urlato. L’intento dell’artista ora è quello di tracciare scritture e grafie non per raccontare qualcosa ma per cercare di ‘fermare’ se stesso.

Agostino Ferrari. Segni nel tempo, veduta della mostra, Museo del Novecento, Milano

Nella sua ricerca il segno diventa la traccia della vita, rappresenta la mediazione tra la sua esistenza e la realtà che lo circonda, ed è ancora il segno che, attraverso la sua maturazione, gli dà la percezione del tempo. Negli Eventi, Ferrari si esprime attraverso l’uso di larghe scritture che si intrecciano e si incontrano liberamente nello spazio creando immagini segniche nuove grazie anche all’introduzione della sabbia nera di Otranto, che anche oggi è un elemento fondamentale della sua pittura. Attraverso la sabbia, il segno traccia i suoi percorsi nello spazio del quadro e oltre. Negli anni Novanta la ricerca di Ferrari continua nella sua rotazione attorno al segno come elemento centrale della sua poetica e alle possibilità di sperimentazione che ancora gli offre. Nel 1996 presenta per la prima volta i suoi Frammenti. In queste opere i segni non sono più rappresentati come scritture lineari, ma sono intrecciati oppure si liberano nello spazio senza una logica definita, come se questo loro movimento venisse provocato da un’esplosione. La scrittura si spezza in tutte le direzioni, è a questo punto che l’artista interviene sull’opera dandogli un equilibrio nei movimenti spaziali e cercando di riportare il tutto verso un centro: nascono le Maternità.

Agostino Ferrari, Maternità, 1993, acrilico, sabbia e grafite su tela, 160×480 cm

Si tratta di tele nel centro delle quali si trova un rettangolo che contiene l’origine, la matrice, il contenuto segnico dal quale scaturisce il quadro stesso nella sua totalità plastica. Questo nucleo centrale ha in sé tutti gli elementi, tutti i frammenti che, in un secondo momento, prendono forma o vengono ingranditi nella parte esterna della composizione. In un certo senso torna il rapporto tra frammento e forma, che già Ferrari aveva approfondito nella Forma Totale, ma i presupposti sono diversi e la sua ricerca è andata ormai oltre quei risultati. In Oltre la soglia le tele sono composte da una parte dominata dal racconto segnico e da un’altra rappresentata da una superficie nera sulla quale il racconto si interrompe, sospeso tra conscio e inconscio, tra luce e buio, tra la realtà del passato e l’ignoto del futuro che ci aspetta. Ferrari giunto alla soglia della maturità attraversa una fase di riflessione intimista. Ma parallelamente a questo atteggiamento di riflessione rivolta all’interiorità, corrisponde una esplosione dell’opera verso l’esterno che si manifesta in primis nelle notevoli dimensioni delle tele, ma soprattutto nel coinvolgimento della terza dimensione non solo descritta in maniera pittorica ma rappresentata in forma reale e scultorea come nell’opera della serie Interno-Esterno.

Agostino Ferrari, Maternità, 2002, oro, acrilico e sabbia su tela, 214×160 cm

Eccoci così giunti ai recentissimi Prosegni, opere in cui leggiamo tutta la maturità e la consapevole libertà raggiunta dall’artista. È un segno libero di essere, di manifestare la propria essenza nella semplicità di una linea nera che si muove nello spazio bianco, in un equilibrio perfetto di composizione. Una linea dipinta, scavata, materica, metallica: molteplici espressioni che si susseguono armonicamente. Qui la pittura si fa musica, si fa danza e poesia colte in un istante infinito, una summa delle arti che Agostino Ferrari ci regala con la generosità che da sempre lo contraddistingue. Occasione importante e imperdibile per conoscere l’opera dell’artista milanese che, a novembre, compirà ottant’anni.

Agostino Ferrari. Segni nel tempo
a cura di Martina Corgnati
promosso da Comune di Milano
main sponsor Leonardo

22 giugno – 28 ottobre 2018

Museo del Novecento
piazza Duomo 8, Milano

Orari:lunedì 14.30-19.30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30-19.30; giovedì e sabato 9.30-22.30

Ingresso intero €10.00; ridotto €8.00 (over 65 anni; studenti universitari ed Accademie di Belle Arti; dipendenti dell’amministrazione comunale; giovani 18-25 anni); ingresso ridotto €5.00 (funzionari delle soprintendenze statali e regionali; giovani 13-18 anni; studiosi accreditati con permesso della Direzione del Museo; visitatori durante fasce orarie di gratuità del Museo; possessori biglietto cumulativo (ingresso ai musei civici per 3 giorni); ingresso libero scolaresche di istruzione primaria e secondaria accompagnate da insegnante e/o guide turistiche; insegnanti accompagnatori (fino a un massimo di 4); ragazzi fino ai 12 anni compiuti; portatori di handicap e un accompagnatore; possessori di Abbonamento Musei Lombardia; giornalisti con permesso della Direzione del Museo; guide e interpreti accompagnatori di gruppi; membri ICOM; funzionari delle soprintendenze statali e regionali; studiosi accreditati con permesso della direzione del Museo; guide turistiche U.E.; visitatori durante l’iniziativa “Domenica al Museo”

Info: +39 02 88444061
c.museo900@comune.milano.it
www.museodelnovecento.org

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