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DAC – De Simoni Arte Contemporanea
Genova

Guglielmo Castelli. Perché il brillare naturale dei suoi occhi non lo scambiassero per pianto. (di Francesca Di Giorgio)

Guglielmo Castelli è nato nel 1987 a Torino. Istituto d’Arte per il Liceo, prima,  Accademia di Belle Arti, tutt’ora. La sua biografia è una pagina bianca su cui ci sarà ancora molto da scrivere. Adesso, parafrasando le sue parole, una cosa è certa: a ventidue anni l’immersione nel mondo è totale ma lo sguardo incompiuto. Forse è proprio questo a rendere così ambigue e avvincenti le figure che vivono nei suoi lavori. Chi sono? Da dove vengono? Vanno o restano? Unite e separate assieme nel loro “essere” e “non essere” ancora… In loro c’è moltissimo di lui, della sua poesia mista a concretezza, del suo immaginario nutrito di buona musica e lettura, del suo interesse per l’uomo ricercandone costantemente la solitudine… Via dalla pazza folla…


Francesca Di Giorgio: Fino ad ora, hai cercato un “appoggio poetico” per far conoscere il tuo lavoro. In Cor meum vulneravit richiamavi un commento di Bernardo di Chiaravalle al Cantico dei Cantici, ora, nella tua personale dalla genovese DAC, la suggestione è presa in prestito da un verso del cantautore Ivano Fossati: Perché il brillare naturale dei suoi occhi non lo scambiassero per pianto…
Guglielmo Castelli:
Avendo un’impronta di matrice illustrativa abbastanza forte l’idea della narrazione – di un prima e di un dopo, della potenza della parola – mi ha sempre affascinato. Il più delle volte arriva prima il titolo che l’idea dell’opera finita.
Appena lego insieme un riferimento, che può appunto essere di tipo poetico o letterario, si crea un’immagine chiara e definita. Quella sarà l’opera.
Credo che in arte tutti cerchino un “appoggio”, è fondamentale per la riuscita e la credibilità dell’opera, e quindi dell’artista.

Queste influenze mi spingono a chiederti cosa leggi e ascolti, come (e se) partecipano al tuo modo di fare arte…
Quando ero più piccolo per un periodo ho suonato il violino, la passione per la musica barocca mi è rimasta. Nella mia playlist c’è di tutto… da Gustav Mahler agli Smashing Pumpkins. Per la carta stampata i grandi rimangono Nick Hornby, Virginia Woolf, Gabriel García Márquez. Amo l’idea dei rapporti che esistono tra gli esseri umani e il tentare di catalogarli. Da dove vengono, dove andranno, la loro solitudine.
Ecco, credo che in tutto quello che leggo io cerchi la solitudine. Per usare un’altra citazione… Via dalla pazza folla.

Anche i titoli dei tuoi ultimi lavori, sembrano portare in questa direzione, ad una lettura poetica che ci fa immaginare una vita più complessa di quella “accennata” su carta e tela… Autoritratto in caduta libera, E non la smettono mai, Meritiamo un’altra vita, potrebbero essere nuovi bestseller. Ti capita di immaginare una trama? Quel prima, durante e dopo a cui hai accennato…

Assolutamente sì. Come dicevo arrivando dal mondo dell’illustrazione per me non è pensabile lasciare i miei personaggi abbandonati.
Sono soli sì, ma sono in bilico tra il rimanere e l’andare, l’attesa dell’attimo in cui cadranno.
La consapevolezza umana. Cosa meravigliosa e rara.
Ecco allora che i miei personaggi si muovono in spazi illimitati, tentano di capirsi, mai in maniera leziosa, ma dura, diretta, quasi spietata.

Le tue figure vivono in un universo emozionale sospeso, dove tutto è il contrario di tutto, in bilico tra narratività e “non detto”… Quanto c’è di te, e di noi, in quello che vediamo?
A ventidue anni si sanno ben poche cose e quelle che si conoscono vivono in un caleidoscopico turbinio di emozioni. Non si hanno filtri, forse ancora poche sovrastrutture.
Di me c’è tutto, stadi melanconici, trasparenze, gote rosa e ginocchia sbucciate.
Degli altri non saprei… Credo ci sia il “non detto”, e ci sia l’individuo, non il gruppo.
L’ammissione di una solitudine lenitiva. Perché siamo umani, troppo umani.

La mostra in breve:
Guglielmo Castelli. Perché il brillare naturale dei suoi occhi non lo scambiassero per pianto
a cura di Valeria De Simoni
Galleria DAC
Piazzetta Barisone 2R, Genova
Info: +39 010 859 22 83
www.galleriadac.com
Fino al 22 gennaio 2011

In alto, da sinistra:
“Meritiamo un’altra vita”, 2010, tecnica mista su tela, cm 30×30, courtesy DAC
“Autoritratto in caduta libera”, 2010, tecnica mista su tela, cm 30×30, courtesy DAC

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