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GENOVA | Sala Dogana – Palazzo Ducale | 17 – 26 febbraio 2012

Inaugurazione giovedì 16 febbraio 2012, ore 17.00

Nel progetto Iride, Vania Comoretti analizza la parte dell’occhio che più di tutte vanta una letteratura scientifica, filosofica, esoterica, di grande importanza. Nella sua ricerca, Comoretti attraversa le considerazioni che dell’iride vengono esposte dalla mitologia greca fino ad arrivare alle aberranti misurazioni antropometriche e fisiognomiche operate dal nazismo con i suoi terribili esperimenti, passando per l’illuminista Voltaire. Ma è soltanto una prefazione, un viaggio culturale dentro un mondo che affascina l’artista per motivi personali, formali, etici ed estetici. L’interesse di Comoretti per la piccolissima porzione del corpo che è l’iride nasce da una vicenda personale che viene fatta immediatamente slittare verso un quadro più ampio volto a rendere visibili alcuni legami (di sangue e genetici) che si perpetuano attraverso questa quasi invisibile eppure fondamentale parte dell’occhio. L’iride si perpetua all’interno delle generazioni di una stessa famiglia. Per Comoretti essa identifica “il luogo di appartenenza delle persone”.


I ritratti sono occhi che forniscono sguardi, che le opere restituiscono allo spettatore, in un gioco di “mise en abime“ per cui l’opera guarda colui che la guarda. “Dell’iride – sostiene Comoretti – m’interessa anche il suo rapporto con le linee della pelle che la contengono, come se la possibilità di contenimento e di apertura delle palpebre restituissero il passaggio tra l’individuo e l’esterno”. In questo modo l’iride diviene il centro di un incontro con l’universo, diviene il centro della vista e dello sguardo sulle cose. Attraverso il ritratto dell’iride l’artista riporta l’attenzione al grado zero dell’arte, a quella condizione di possibilità del vedere che è l’organo della vista al quale tanta scienza e tanta filosofia del passato hanno dedicato attenzione, ritenendo l’occhio uno degli organi preponderanti per la conoscenza e la speculazione.

Nel polittico After Comoretti ritrae l’iride dei familiari, poi quella di amici e persone che hanno un legame con lei e tra loro. In questo modo l’artista traccia una sorta di sguardo collettivo, portandoci nelle profondità di un’anima, il cui specchio appunto è l’organo della vista. Passando dal ritratto del volto a quello dell’iride delle persone che ruotano attorno al proprio universo intimo, Comoretti utilizza un procedimento di ingrandimento e di focalizzazione del dettaglio, portando in luce il particolare per studiarne il colore, la luce, la brillantezza, la tessitura biologica. Così facendo Comoretti usa l’idea dello “studio” antico, dello schizzo preparatore, che nel disegno antico accoglieva su uno stesso foglio varie pose del capo e dettagli espressivi. E così facendo traccia una bio-logia, una logica del bios, del corpo organico che nella sua configurazione può diventare scrittura, geroglifico, perfino simbolo.


Molta filosofia contemporanea ha sostenuto una rivalutazione del corpo nei confronti dell’anima, ribaltando la logica meccanicistica che la modernità aveva ricavato da Cartesio, per avvalorare la tesi di un corpo che è anche anima e di un’anima che è anche corpo, ovvero di una non separabilità tra quella scrittura fisica e organica che è il nostro corpo e quel principio ordinatore che detta le regole di tale scrittura, qual è l’anima. Il lavoro di Comoretti è alimentato da una profonda intenzione analitica, dalla volontà di rappresentare la forza e il senso di una “mappatura” dei corpi che in questa nuova occasione espositiva si basa sulla ricerca di un progetto che nasce dalla constatazione che il “personale è reale”. In un’epoca di comunicazione generalizzata, tornare sul disegno tracciando un nuovo territorio geografico d’appartenenza attraverso l’uso di una mappatura delle persone più prossime all’artista, significa scardinare dall’interno, dal basso di un’arte che cerca il sublime nelle pieghe nascoste di un corpo, un sistema abituato a pensare sempre più in termini generali, globali, mondiali. Nel mondo macro, reso tale dalla globalizzazione del nostro stesso modo di essere nel mondo, Comoretti rappresenta l’istanza ancora vivente e vitale del mondo micro, fatto di sensazioni tattili, di sguardi unici e irripetibili, di cui il progetto Iride rappresenta un tentativo di esaltazione, profondamente conturbante.

Testo di Nicola Davide Angerame

Vania Comoretti. Iride
Sala Dogana, Palazzo Ducale
Piazza Matteotti 9, Genova

Inaugurazione giovedì 16 febbraio 2012, ore 17.00
17 – 26 febbraio 2012

Orari: dal martedì alla domenica ore 15.00-20.00
Info: +39 010 5573967 / 974/975 – saladogana@comune.genova.it

www.genovacreativa.itwww.gg6.comune.genova.it/dogana

L’evento fa parte di “Dogana. Giovani idee in transito”







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