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Intervista a Gino Battista di Tommaso Evangelista*

Gino Battista, titolare di Bristol Caffè, celebre azienda nata dalla Bristol sorta a Bari negli anni Quaranta come importatrice di caffè crudo dall’America Latina, è sicuramente tra gli amanti d’arte più attivi e aggiornati della sua regione. Non ama definirsi collezionista perché ogni scelta sorge da illuminazioni o colpi di fulmine ma è innegabile come le sue preferenze, soprattutto quelle legate all’arte pugliese, da sempre valorizzata e appoggiata, siano importanti metri di giudizio. La sua raccolta d’arte comprende circa 300 “pezzi” i quali vanno dalla modernità, Warhol, Beuys, Man Ray, Masson, alle esperienze concettuali americane fino alle principali tendenze italiane. Sicuro è anche l’amore per l’architettura e per Pino Pascali. Circa il primo, memore delle scelte del padre che fece realizzare una più ampia torrefazione dall’architetto Tonino Cirielli (le foto sul sito sono di Gabriele Basilico, ndr) – il quale diede vita ad uno stabilimento che si distinse per l’alto valore progettuale e per l’organico utilizzo degli spazi – ha voluto un’abitazione progettata negli anni Ottanta da Riccardo Dalisi, la quale sorprende per il gioco fantasioso di spazi e di volumi che mettono in risalto opere e persone: «È concepita con un’idea di protezione. La pianta si trasforma infatti in una specie di angelo, con le ali che coprono l’esterno. Due grossi comignoli geometrici la sorvegliano come guerrieri e una sagoma di serpente sul confine la circoscrive». Riguardo invece a Pascali, di cui si è celebrato recentemente il cinquantenario della morte, la collezione consta di circa sessanta opere esposte di recente presso la Galleria Nazionale della Puglia “Girolamo e Rosaria Devanna”, nella mostra Pino Pascali. Insorgenza dell’immaginifico. Il grande Treno di latta del 1965 è stato, invece, ceduto sei anni fa alla Fondazione Pascali di Polignano per una cifra di favore affinché potesse rimanere fruibile sul territorio.

Pino Pascali, Impronta della mano sinistra di Pino Pascali, 1963, collezione Battista

Come è nata e si è sviluppata nel tempo la sua passione per l’arte contemporanea e come si è formata ed è cresciuta la sua collezione? A quali opere è più legato?
L’arte mi ha sempre interessato sin da bambino. Ho iniziato ad approfondire il contemporaneo muovendomi sul territorio, frequentando gallerie baresi tra cui la Centrosei, che organizzava mostre di giovani artisti, la Galleria Bonomo, che aveva un programma dal taglio più internazionale, la galleria Speciale di Tarshito e Shama, che puntava sul design, e la Cooperativa di Mimmo Conenna, che proponeva soprattutto giovani artisti pugliesi. Visitavo inoltre Expo Arte Bari, che rappresentava una bella realtà nel panorama fieristico nazionale, all’epoca, forse, anche più propositiva di Arte Fiera. Mi piaceva frequentare le gallerie milanesi, romane, napoletane e torinesi e alcune fiere internazionali come Art Basel e FIAC. Sono legato a tutte le opere che ho acquisito negli anni, anche perché per ognuna c’è una storia dietro.

Nella sua raccolta possiamo trovare due nuclei importanti che mostrano l’attaccamento alla sua terra, la Puglia, ma anche la voglia di guardare oltre. Da una parte abbiamo una splendida selezione di lavori di Pascali, dall’altra una selezione di giovane arte pugliese che ha da sempre appoggiato. Che legame c’è tra questi due nuclei e cosa ci può dire dell’attuale panorama artistico pugliese?
Sicuramente è un tutt’uno che vedo piuttosto come un crescendo. Certamente le opere di Pino Pascali sono in numero maggiore rispetto a quelle degli altri artisti ma sono del parere che, come nel recente passato si sono evidenziati alcuni artisti pugliesi che si sono poi imposti in un panorama artistico decisamente più ampio, anche attualmente è possibile individuare diversi giovani che sono in grado di mettersi in luce e confrontarsi con una realtà nazionale, e talvolta internazionale, grazie anche alla formazione maturata nelle Accademie di Foggia, Bari e Lecce.

Pino Pascali. Insorgenza dell’immaginifico, veduta della mostra, Galleria nazionale della Puglia “Girolamo e Rosaria Devanna” di Bitonto, 2018

La sua abitazione è essa stessa un’opera d’arte, commissionata all’architetto Riccardo Dalisi per rispondere – ho letto – all’esigenza di “vivere con l’arte e per l’arte”. Come ha detto Dalisi parlando della geometria generativa tipica della sua ricerca architettonica “il mio metodo è partire dal sentimento”. Cosa deve comunicare la sua casa e che rapporto c’è tra collezionismo, vita privata e impresa?
È stata una bella avventura, di vita, anche perché l’architetto Dalisi con la sua poetica mi ha conquistato ed è riuscito a realizzare una casa che è essa stessa un’opera e racchiude in sé lo Spirito dell’arte. Sono intervenuti nel tempo anche altri designer e artisti quali Ugo Marano e Antonio Paradiso. Con mia moglie Anna, abbiamo visto evolvere l’abitazione, anche con ripensamenti e cambiamenti, e Dalisi è sempre stato disponibile al confronto.  Penso che la nostra casa comunichi gioia e libertà di pensiero. A me piace l’arte ma non mi considero collezionista; quando l’opera mi affascina cerco di prenderla ed entra a far parte della mia vita. L’azienda è una entità a parte. Ho avviato alcuni progetti come, per esempio, il calendario d’artista. Ogni anno individuo un artista che ha il compito di progettare il calendario cartaceo e ho cercato di realizzare anche alcune serie di tazzine in serie limitata. Mia moglie, invece, quale presidente dell’Archeoclub, organizza annualmente, presso l’area archeologica di Santa Maria Veterana di Triggiano, un’interessante lettura contemporanea del Presepe con la presenza nel tempo di artisti quali Senatore, Bianco Valente, Arena, Spagno, Zaza, Sivilli.

Stefano Arienti, Quattro ritratti, collezione Battista

Tra cultura e impresa il rapporto può essere valorizzato se si intrecciano i processi, favorendo anche azioni identitarie. Quale legame ci può essere, secondo lei, tra arte e lavoro? Ovvero come può l’arte esaltare e comunicare l’impresa?
Di sicuro può esserci un potenziamento reciproco, che servirebbe ad aprire spiragli ed opportunità sia per gli artisti che per l’immagine aziendale. Elementi di rafforzamento dell’impresa sono le collaborazioni frutto di proposte culturali destinate ad interagire con svariate realtà territoriali.

*Intervista tratta da Espoarte #106.

Info: www.bristolcaffe.it

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