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Alterazioni Video con Claudia D’Aita ed Enrico Sgarbi
intervista ad Andrea Masu di Alterazioni Video

Dopo aver cucinato una polpetta da Guinness a Lubiana ed aver soggiornato in uno sperduto villaggio del Camerun per la realizzazione del film All my friends are dead, prodotto da dispari&dispari project, ritroveremo i cinque artisti di Alterazioni Video dal 2 al 4 luglio a Giarre (CT), dove si terrà il primo Festival dell’Incompiuto Siciliano. Un interessante progetto di rilettura del paesaggio italiano attraverso le rovine della modernità, che sarà presentato anche alla XII Biennale d’Architettura di Venezia, all’interno del Padiglione Italiano curato da Luca Molinari. Ne parliamo con Andrea Masu che, già da alcuni giorni, si trova in Sicilia insieme a Claudia D’Aita ed Enrico Sgarbi, per seguire gli ultimi, frenetici preparativi.

Chiara Serri: Come andrebbero lette le opere incompiute?

Andrea Masu: Come rovine della società contemporanea, luoghi della memoria, monumenti che raccontano l’architettura italiana dal dopoguerra ad oggi.

Quale pensate debba essere il loro futuro?
Le grandi opere incompiute sono oltre cinquecento in tutt’Italia. Giarre è l’epicentro di questo fenomeno con una lunga lista che annovera la piscina provinciale, il centro polifunzionale, il mercato dei fiori, la pista per automodellismo, la casa per anziani, il parco Chico Mendez, il teatro comunale ed il gigantesco campo da polo che sovrasta la città. Le opzioni che ci si presentano sono quattro: demolire le strutture, completarle, riconvertirle oppure lasciarle così come sono, facendo spazio alla natura. Questo sarà uno dei temi più importanti dei quali discutere all’interno del Festival dell’Incompiuto Siciliano.

Dopo una prima fase di elaborazione, che si è protratta per diversi anni, avete deciso di incontrare la cittadinanza di Giarre. Cosa vi aspettate?

È molto difficile dirlo. Sicuramente sarà un momento di passaggio che segnerà le sorti del progetto. Al festival parteciperà un gruppo eterogeneo di persone: architetti, agronomi, sociologi e giornalisti, visionari e realisti, tutti impegnati all’interno della propria comunità. Ci auguriamo che da questo momento di progettazione, confronto e divertimento possa nascere il Parco Archeologico dell’Incompiuto Siciliano, per sviluppare una nuova economia legata al turismo sostenibile.

Quali saranno gli appuntamenti più importanti del Festival?
Tutta la città sarà coinvolta e i diversi cantieri verranno resi per la prima volta accessibili ai cittadini e attraversati da dibattiti pubblici, performance e spettacoli. Ci saranno due workshop: uno del collettivo di architetti-paesaggisti francesi Coloco che sfocerà nella performance La vita nasce dalla pietra, ed uno dell’architetto Marco Navarra sulla progettazione del Parco dell’Incompiuto Siciliano che sfocerà in una mostra allestita presso l’Ex Pescheria di Giarre. Terremo anche una nostra performance intitolata In principio era il fuoco, con la partecipazione speciale di Balletto Civile e i Percussonici.

Come già avevate fatto alla Biennale di Robert Storr, con un video che ripercorreva il susseguirsi di scritte e cancellature sul muro esterno del carcere di San Vittore, anche in questo caso ci proponete un’importante riflessione sul tema della memoria…
Pur essendo lì da molti anni, le opere incompiute sono ormai trasparenti al nostro sguardo. Ogni struttura ha però la sua storia: alcune sono state abbandonate prima della fine dei lavori, altre, seppur concluse, non sono mai state vissute, altre ancora ospitano cantieri che si protraggono da decenni. La nostra ricerca si propone di recuperare questi luoghi da un punto di vista storico ed estetico, per affrancarli da quella percezione negativa che spesso li accompagna ed erigerli ad opere d’arte.

Non a caso il progetto è stato scelto da Luca Molinari per la prossima Biennale di Architettura… Potete darci qualche anticipazione?
Per la seconda volta, dopo la Biennale d’Arte del 2007, saremo a Venezia, devo dire con grande soddisfazione. Cercheremo di onorare l’invito portando alla luce un reperto archeologico, una colonna incompiuta che da Giarre sarà trasferita a Venezia, attraversando tutta l’Italia e i cantieri degli incompiuti distribuiti sul territorio nazionale.
Il taglio della colonna avverrà proprio all’interno del festival, come conclusione di un’azione che comprenderà prima un’assemblea cittadina e poi la nostra performance.

Progetti per il futuro?
Abbiamo diverse iniziative in cantiere, ma ancora non possiamo rivelare molto se non che il video, girato nei giorni del festival e durante il viaggio da Giarre a Venezia, farà parte del nostro prossimo film. E chissà che non ci invitino anche alla Mostra del Cinema di Venezia…

Un’ultima curiosità: tu e Matteo Erenbourg vivete a Milano, Giacomo Porfiri ed Alberto Caffarelli a Berlino, Paololuca Barbieri Marchi a New York, in più, per non farvi mancare nulla, avete realizzato questo progetto in collaborazione con Claudia D’Aita di Riposto ed Enrico Sgarbi di Verona, come fate a lavorare insieme?

È un delirio, ma creativo. Lavoriamo con tutti mezzi che ci permettono di coordinarci in rete, condividiamo le idee ed elaboriamo progetti poi, a seconda dei momenti, ci sono persone che seguono con più assiduità alcune iniziative. Naturalmente a Giarre ci saremo tutti. E sarà una festa.

Il progetto in breve:
Incompiuto siciliano. Alterazioni Video con Claudia D’Aita ed Enrico Sgarbi.
In collaborazione con Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Prometeo Gallery di Ida Pisani, dispari&dispari project
Sedi varie, Giarre (CT)
Info: +39 340 5450528
www.incompiutosiciliano.org
2 – 4 luglio 2010

Per tutte le immagini:
Giarre, ottobre 2007, © Gabriele Basilico per Alterazioni Video

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