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Fabio Giampietro / Troilo. Magnetismi

di Francesca Di Giorgio


Li abbiamo incontrati tempo fa tra le pagine di Espoarte, invitati a rispondere ognuno sul proprio lavoro. Ora li troviamo assieme, da Spazio Testoni (Bologna), uniti, per la prima volta, da Alberto Mattia Martini in una bi-personale, in corso fino al 26 febbraio. Le metromorfosi di Fabio Giampietro incontrano da vicino i “ritratti” di Troilo. Una convivenza per niente forzata, anzi maturata come energia attrattiva e irresistibile, che li avvicina e li distingue l’un l’altro sul territorio comune di una pittura intensa e satura di vita. Le città di Giampietro e gli uomini di Troilo parlano la stessa lingua, una koiné contemporanea a colloquio tra due poli che gravitano intorno all’unico perno di chi guarda, risponde, traduce, partecipa e si trasforma…

Francesca Di Giorgio: Prima volta assieme?
Troilo: No, altre collettive, questa però è la prima volta noi due soli!
Fabio Giampietro: Altre collettive, tra cui la recente Pensiero Fluido allo Spazio Oberdan di Milano.

Alberto Mattia Martini parla di magnetismo come minimo comune denominatore del vostro lavoro. Invita a percorrere una strada che procede più per corrispondenze che per dissonanze. C’è una “proprietà” che amate particolarmente nel lavoro dell’altro?

T.: I vuoti di Fabio, la sua tecnica per sottrazione che scava pozzi di cemento nei quali cadere. Mi piace che questo togliere il colore riporti alla luce fughe, simili a raggi solari, fatte di palazzi e piazze, mi piace questa sensazione di sospensione e nello stesso tempo di caduta simile ai sogni ricorrenti.
F.G.: I quadri di Paolo non possono non piacere, sono immediati e potenti. La cosa più affascinante per me resta lo spettacolo di vederlo dipingere, partire da un punto che sembra casuale della tela e far nascere le sue figure che crescono rapidamente come un cerchio nell’acqua dopo la caduta di una goccia, l’impronta della prima ditata che si espande e diventa un corpo intero, proporzionato e attento allo spazio della tela; naturale, veloce e fluido.

Adottate una palette cromatica estremamente minimal… Che rapporto avete con il colore?
T.: Dipingo nero e avorio, il nero è assenza di colore, il bianco è tutti i colori assieme, non c’è necessità di cercare altrove.
F.G.: Ho iniziato utilizzando i colori della memoria, le terre, il seppia e l’ocra poi le mie visioni sono diventate meno legate al reale e si sono spostate in un metatempo tra il presente ed un futuro impossibile, i colori si sono raffreddati e riuniti in un unico grigio di payne tendente al nero. Il bianco nei miei lavori non è un colore, è luce e spazio in cui il colore si muove, lo spazio della tela.

L’aspetto metamorfico caratterizza sotto forme peculiari il lavoro di entrambi. Trasformazione… in che modo, questo elemento, plasma ed è plasmato dalla materia pittorica?
T.: Ci trasformiamo ogni giorno, ogni movimento e pensiero crea una metamorfosi continua, la mia pittura, nella sua parte più definita, ferma l’istante della trasformazione, e nello stesso tempo, con gli schizzi si arrende all’impercettibile trasfigurazione che non si può fermare.
F.G.: Posso dire che i miei quadri sono gli specchi deformanti che urlano al bambino che visita il luna park l’urgenza di una trasformazione collettiva ed individuale. Sono ispirato dalle morfogenesi delle città da quelle progettate a quelle che si generano a frattale senza un’attenta pianificazione, naturali. Gli edifici, i monumenti e le grandi costruzioni umane costruite per durare immobili e immutabili sono travolte dalle scie della pittura che le porta a scivolare, deformarsi e fornicare tra loro infrangendosi le une sulle altre e le obbliga a cambiare. Il cemento torna liquido mantenendo la sua forma artefatta, le città diventano onde e si costruisce dove è impossibile costruire, oltre i confini del plausibile, nel paradosso.

Per chi non fosse stato presente alla preview del 25 gennaio scorso e agli eventi correlati ad Arte Fiera raccontate la collaborazione con Npunto e cosa avete ideato per i due magnetic wallpapers in mostra da Spazio Testoni?
T.: Npunto è una interessante fabbrica di idee, l’asettico allestimento delle nostre opere nella whitehouse dell’architetto Gioia è riuscito bene, sia in interni, dove le mie figure ingrandite di tre/quattro volte sul wallpaper sembravano “proteggere” gli ospiti, sia in esterno dove le opere di Fabio creavano un punto di attrazione e di fuga in contrapposizione con una vista molto bella sulle torri bolognesi. Una serata davvero piacevole. C’erano anche due opere dipinte, oltre a quelle riprodotte, la mia era un pugno.
F.G.: Aggiungo solo che è stato interessante rapportarsi con un materiale diverso ed insolito quale è un supporto magnetico, sto ancora giocando, pasticciando sui brandelli del materiale avanzato che mi sono rimasti in studio, li attacco uno sull’altro e li sposto in continuazione: sono diventati parte di quegli oggettucoli strani di cui gli studi degli artisti sono spesso pieni in attesa di diventare opere o ispirazione per esse.

Un punto d’osservazione privilegiato resta sempre l’uomo, presenza esplicita nell’uno sottesa nell’altro. Come vi immaginate tra una decina d’anni?
T.: Mi immagino nei miei quadri.
F.G.: Non riesco ad immaginarmi nemmeno domani mattina, sicuramente diverso e perché no molto colorato. Si dice che chi non si rinnova si estingue…

La mostra in breve:
Fabio Giampietro / Troilo. Magnetismi
a cura di Alberto Mattia Martini
Spazio Testoni
Via D’Azeglio n. 50, Bologna
Info: +39 051 371272 – +39 051 580988 – +39 3356570830
www.giannitestoni.it
26 gennaio- 26 febbraio 2011

In alto, da sinistra:
Troilo, “Senza titolo”, acrilico su tela, cm 130×110
Fabio Giampietro, olio su tela, cm 300×200
In basso, da sinistra:
Fabio Giampietro, olio su tela, cm 150×100
Troilo, “Senza titolo”, acrilico su magnetic wallpaper, cm 150×100, particolare

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