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MILANO | Progettoarte elm | 19 marzo – 9 maggio 2015

di KEVIN McMANUS

Prendo spunto dalla reazione di un’amica artista appena entrata, in occasione dell’inaugurazione, nello spazio di Progettoarte ELM: “che meraviglia!”. Da un punto di vista superficiale – quello della critica fatta con le stellette – nulla di cui meravigliarsi; c’è tanta bellezza, effettivamente, nei lavori di Sandro De Alexandris (1939) e di Elena Modorati (1969), ed è il tipo di bellezza che non si accontenta della soddisfazione estetica, ma interroga nel profondo il linguaggio, la forma e le categorie intellettuali atte a descriverla.

Sandro De Alexandris, Leggero IV, 2012, olio e pastelli su tela, 45x50 cm;  Del respiro II, 2012, olio e pastelli su tela, 45x50 cm; Soglia XXXVI, 2012, olio e pastelli su tela, 145x100 cm Courtesy Progettoarte elm Foto Bruno Bani, Milano

Quello che rende invece strano, a prima vista, questo entusiasmo immediato, è il modo in cui queste opere manifestano la propria bellezza: è una bellezza che si sorseggia, che penetra lentamente, che illumina, piuttosto che abbagliare. Una bellezza che si nasconde, perché è la pelle stessa dell’opera a nascondersi, e ci invita a cercarla. Una delle tipologie di tempo messe qui in atto – il “tempo” è la parola chiave della mostra – è proprio il tempo del fruitore, o meglio il tempo che l’opera stessa richiede al fruitore di investire. È un’arte che va guardata, e la constatazione è assai meno scontata di quanto potrebbe sembrare: basta fare un giro per le gallerie di Milano e si vede tanta arte a cui basta essere vista, notata e archiviata nei faldoni più remoti e meno interessanti della memoria.
Il lavoro di questi due artisti, invece, si articola sull’esperienza del guardare, o meglio ancora sulla ridefinizione dell’esperienza del guardare.

Sandro De Alexandris - Elena Modorati. Sfiorare il tempo, veduta della mostra, Progettoarte elm, Milano Courtesy Progettoarte elm Foto Bruno Bani, Milano

Entrambi vedono l’operazione artistica come il luogo di coincidenza tra esperienza visuale e fisicità; guardare, in questo senso, significa percorrere la distanza tra l’elemento specificamente ottico e quello tattile, materiale. Così, in De Alexandris, il quadro è campo d’azione di processi e fenomeni fisici (la gravità, la rifrazione luminosa del pastello, etc.), ma l’esito di questi fenomeni, anziché presentato con l’abbondanza materica di tanta pittura derivata dall’informale, è squisitamente ottico. È forse questo a suscitare il “che meraviglia!”, quella raffinata sintesi, nella dimensione ottica, di lavoro intellettuale e presenza fisica. Una pittura che unisce un’estrema concretezza materiale ad un’elegante impressione di astrazione e di distacco.
Con Elena Modorati il discorso è analogo, ma procede in direzione opposta. Innanzitutto non vi è riferimento al paradigma (quadro/pittura, etc.), ma piuttosto la costruzione di un paradigma nuovo, in cui i lavori si articolano l’uno rispetto all’altro in un impulso archeologico-archivistico. Come in un archivio, ogni “documento” ha un significato proprio che si va a sommare al senso datogli dall’essere parte di un tutto, di una collettività organizzata (il termine “serie”, per vari motivi, sembra pochissimo in sintonia con il lavoro della Modorati).

Elena Modorati, Mémoire II, 2015, cera, vetro in teca, 34x40x20 cm Courtesy Progettoarte elm Foto Bruno Bani, Milano

La materia qui è evidente, invita quasi al contatto fisico, come se l’attività del modellare, dalle mani dell’artista, si volesse trasferire idealmente a quelle del fruitore. Ma dentro di essa, insolubile e a tratti indistinguibile da essa, c’è una scrittura che solo l’occhio può indagare, che si nega e al tempo stesso attrae, che accenna ad un significato troppo profondo per essere colto, in grado di affiorare come sentimento di significazione e non come messaggio da decodificare. Un esempio, forse inconsapevole di quello che Kant definisce a più riprese come “bello”, per l’appunto.
Una mostra da visitare investendo tempo ed energie intellettuali, ma che ripaga pienamente, anche grazie al ricco catalogo con il testo di Francesco Tedeschi e le belle foto dei lavori allestiti, a confermarne la presenza spazio-temporale.

Sandro De Alexandris – Elena Modorati. Sfiorare il tempo
a cura di Francesco Tedeschi

19 marzo – 9 maggio 2015

Progettoarte elm
Via Fusetti 14, Milano 

Orari: da lunedì a venerdì 16.00-19.30, fuori orario, sabato e domenica su appuntamento; ingresso libero

Info: +39 0283390437
info@progettoarte-elm.com
www.progettoarte-elm.com

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