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ROMA | Macro Testaccio Opificio Telecom Italia e MAXXI | 10 ottobre – 1 dicembre 2013

di CHIARA CANALI

Riconosciuta come una delle più importanti manifestazioni in Italia, il Romaeuropa Festival è un evento ormai consueto e trendy per il pubblico romano a tal punto che il Wall Street Journal lo ha indicato, nel 2006, come uno dei quattro top festival in Europa.
Cardine del festival e appuntamento imperdibile per gli appassionati di arte contemporanea e nuove tecnologie è il progetto espositivo Digital Life, che mescola liberamente arte visiva, arte digitale, performing arts e fotografia, in un connubio con i linguaggi più innovativi della sperimentazione multimediale e interattiva, favorendo un approccio polisensoriale, totalizzante ed immersivo, che rende labili i confini tra spettatore e opera, favorendo la partecipazione di un pubblico ampio e trasversale.
Abbiamo qui intervistato due membri del comitato artistico, Monique Veaute, Presidente della Fondazione Romaeuropa, e Daniele Spanò, artista e consulente artistico Fondazione Romaeuropa, per entrare nel vivo di questa edizione dedicata al tema Liquid Landscapes.

Quali sono le novità della quarta edizione di Digital Life, la mostra d’arte dedicata alle ricerche correlate con le nuove tecnologie?
Novità assoluta di quest’anno di Digital Life – Liquid Landscapes è la collaborazione della Fondazione Romaeuropa con l’istituzione pubblica francese Le Fresnoy studio national des arts contemporains, uno dei quattro centri di produzione e formazione di arte digitale contemporanea esistenti al mondo. La collaborazione con Le Fresnoy ha permesso di amplificare ed approfondire il lavoro già attivato nelle precedenti edizioni di Digital Life di intercettare e monitorare i nuovi artisti e le sperimentazioni legate all’arte digitale.
Le Fresnoy ha infatti messo a disposizione l’intero archivio delle loro produzioni, un vero e proprio patrimonio della cultura contemporanea che include film sperimentali, installazioni, fotografie e video. Una collaborazione, questa tra le due istituzioni, che ha come obiettivo la creazione di una più vasta rete internazionale tra i festival e i centri di produzione attivi nel settore dell’arte digitale con il fine di dare vita ad un centro di produzione d’arte digitale a Roma. Da sottolineare che questa edizione di Digital Life è resa possibile grazie agli sforzi del partner principale Telecom Italia, e grazie ai nuovi partenariati con la Fondazione Nuovi Mecenati e Ministero della cultura francese attraverso la presenza dell’Institut Français Roma.

Con che criteri il comitato artistico ha selezionato gli artisti e le opere?
Lavorare sul contemporaneo vuol dire essere attenti agli input che gli artisti esprimono cercando di tradurre e decodificare sentimenti, intuizioni ed esperienze, per proporre al pubblico un percorso espositivo il più comprensibile e completo possibile. La forte attenzione che i nuovi artisti digitali esprimono sul rapporto tra arte, tecnologia e paesaggio ci ha spinto a ragionare su questo tema. Si è quindi cercato di selezionare opere che esprimano al meglio, attraverso i diversi linguaggi e diverse visioni, questo rapporto tra la tecnologia e il paesaggio. Forme espressive molto diverse tra di loro, video arte, installazione multimediali, sculture cinetiche sound art, per raccontare l’idea di un paesaggio complesso creato dalla stratificazione dei linguaggi e dalla sovrapposizione del paesaggio reale, ottenuto dalla registrazione dei dati, con quello virtuale generato o modificato dalla tecnologia. Più che una scelta degli artisti rappresentativi di un panorama generale, per questa edizione si è cercato di creare un percorso su un tema che è al centro della riflessione dell’arte contemporanea digitale.

Quest’anno c’è una forte presenza di artisti italiani che lavorano a progetti digitali, elettronici, elettrici. Che opere presenteranno in mostra e in che modo si relazionano al tema dei “paesaggi liquidi”?
L’indagine sugli artisti che provengono dal nostro paese e la loro valorizzazione è un percorso che la Fondazione Romaeuropa porta avanti da sempre. Una scelta che viene dalla profonda convinzione che gli artisti Italiani producano opere di valore e che possano contribuire fortemente al panorama dell’arte internazionale. Alcuni degli artisti italiani in mostra sono attivi da tempo all’estero alla ricerca di paesi più attenti alla valorizzazione dell’arte contemporanea. La Fondazione Romaeuropa è attiva in questo senso ed esprime la volontà di invertire questa tendenza impegnandosi nella produzione delle opere oltre che alla loro valorizzazione. Denominatore comune delle opere degli artisti Italiani è la creazione di sistemi multimediali, installazioni o vere e proprie sculture e dalla presenza in questi lavori di elementi organici. Un rapporto con la vita e con il suo carattere effimero dove l’idea di fluidità è attenuta dal passaggio continuo dei dati e dei codici che permettono una analisi più profonda ed intima della natura.

Da che prospettiva e con quali metodologie è possibile parlare oggi di “arte digitale” e come vengono messe in gioco le nuove tecnologie multimediali attraverso le opere in mostra?
L’arte digitale rappresenta senza dubbio il fronte più sperimentale dell’arte contemporanea. Al confine tra ricerca artistica e tecnologica le discipline artistiche legate al digitale non sono solo capaci di intercettare e decodificare i frenetici cambiamenti che il progresso tecnico impone al vivere quotidiano, bensì di reinterpretare la realtà attraverso un utilizzo altro della tecnologia con un approccio visionario, spesso profetico, che non si limita alla rappresentazione del reale. Di grande importanza è poi la capacità intrinseca che questo tipo di disciplina artistica ha di ragionare sui cambiamenti sociali, legata alla comunicazione sia intersoggettiva che globale. I cambiamenti radicali che negli ultimi anni hanno cambiato la nostra percezione del mondo, pensiamo solamente al ruolo che i social media hanno avuto negli ultimissimi conflitti internazionali, vengono raccontati bene da una generazione di artisti che, con disinvoltura, utilizza gli stessi media per una visione più profonda degli eventi stessi. Ecco quindi che, tecnologie normalmente utilizzate dall’industria, vengono modificate e utilizzate in maniera non convenzionale per creare opere capaci di riprodurre fenomeni naturali, macchinari autosufficienti che analizzano in tempo reale dati e informazioni provenienti dal mondo reale o ambienti interattivi immersivi con cui lo spettatore è libero di interagire.

Altra novità di questa edizione è la collaborazione con il MAXXI che ospiterà un’opera della mostra, oltre ai padiglioni del Macro Testaccio già precedente sede di Digital Life. Questo avvenimento sigla la volontà dei musei romani di fare sistema?
Creare una rete tra le realtà istituzionali e non solo, che promuovono e veicolano la cultura nella nostra città, è da sempre una volontà della Fondazione Romaeuropa. L’idea che questa occasione sia un precedente significativo per la nascita di un modello nuovo di collaborazione tra i due musei, ci rende orgogliosi e ottimisti per il futuro.
Digital Life-Liquid Landscapes è prodotta da Fondazione Romaeuropa in partnership con Telecom Italia, creata su impulso della Regione Lazio, corealizzata da Le Fresnoy-Studio national des art contemporaines, in collaborazione con MACRO e MAXXI.

Digital Life 2013. Liquid Landscapes
prodotta da Fondazione Romaeuropa in partnership con Telecom Italia, creata su impulso della Regione Lazio, corealizzata da Le Fresnoy-Studio national des art contemporaines, in collaborazione con MACRO e MAXXI.

10 ottobre – 10 novembre 2013
MAXXI

10 ottobre – 1 dicembre 2013
Macro Testaccio e Opificio Telecom Italia

Info: romaeuropa.net

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  • Ho letto con molto interesse l’argomento di cui sopra. Sono Paul David Redfern e ho iniziato ad occuparmi di fotografia artistica digitale dalla fine degli anni Ottanta. Vivo a Gorizia che certamente non è esattamente una metropoli. Quest’anno “festegggio” i 20 anni delle mie Photomorfosi (secondo alcuni critici, un nuovo linguaggio fotografico)(http://www.photomorfosi.webnode.it.critic-critica/more-critic-cenni-critci/). In tutti questi anni molto si è discusso in merito al digitale scordandosi di coloro che sono stati tra i primi, almeno in Italia, a credere nelle nuove tecnologie, farle proprie e tasformarle in Arte. Oggi assistiamo a una miriade di eventi con vari artisti, alcuni all’epoca feroci dettrattori della tecnologia digitale, che promuovono il proprio pensiero artistico. A distanza di anni posso confermare che la mia idea iniziale si sia dimostrata valida ed il fatto, che oggi, si accetti la fotografia digitale come arte forse è anche merito dei pionieri che sin dagli albori ci hanno creduto e insistito per renderla tale. Menzionarli di tanto in tanto sarebbe corretto.

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