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MILANO | Nuova Galleria Morone | 29 settembre – 11 novembre 2016

di KEVIN McMANUS

Parte da concetti filosofici di un certo peso la mostra attualmente in corso presso la Nuova Galleria Morone. La Urpflanze, secondo Goethe, era una sorta di pianta originaria, matrice e punto di partenza per la formazione di tutti gli organismi vegetali; con uno slittamento tipico del pensiero tedesco dell’epoca, a metà strada tra metaforico e letterale, anche l’uomo e le sue facoltà intellettive potevano “farsi pianta”, entrare nello stesso processo di generazione a partire da una sorgente unica in grado di produrre infiniti enti mediante forme di composizione, moltiplicazione e variazione. Un’idea forte e complessa, per certi versi di nicchia, ma capace di influenzare numerose pratiche culturali fin dai tempi di Goethe (pare che alcune composizioni di Beethoven siano concepite secondo un principio analogo), per arrivare alla contemporaneità. Per molte ragioni, il mito filosofico della Urfplanze si ritrova ad essere estremamente attuale oggi, vuoi per un’analogia, molto parziale, con la scienza dei frattali, vuoi perché il pensiero contemporaneo – come l’arte ad esso legata – ha a lungo riflettuto sulla circolarità tra soggettività umana e oggettività naturale, sulla presenza di una specie di DNA, al tempo stesso fisico e concettuale, che unifica i processi culturali e quelli naturali.

Elizabeth Aro, Ulivo, 2016, legno e broccato di cotone, dimensioni variabili

Elizabeth Aro, Ulivo, 2016, legno e broccato di cotone, dimensioni variabili

La mostra, curata da Alberto Mattia Martini, esplora il concetto attraverso il lavoro di nove artisti, tutti in qualche modo legati a questa visione organica dell’essere come entità culturale in quanto naturale. Da un lato, alcuni lavori si concentrano specificamente sull’elemento vegetale, visto nel suo rapporto con l’umano: se nell’Ulivo (2016) di Elizabeth Aro la direzione di questo rapporto va dall’umano alla pianta, radicalizzando e trasfigurando poeticamente l’intervento umano sulla natura, la pratica “scultorea” del contadino che aiuta, delimita e orienta la crescita dell’albero, nella nota serie dei Maple Monologue di Yoko Ono, presentata nel 1990 da Mudima, il percorso si inverte, con gli aceri in vaso che si umanizzano, si acculturano, componendo – tramite l’artista – piccoli testi poetici. L’albero torna anche nell’opera L’Era successiva (2010) di Mariella Bettineschi, stampa diretta su plexiglas in grande formato, nella quale la veduta di un bosco è “catturata” tra lo specchio del piano di fondo e la trasparenza del primo piano, generando, come suggerisce Martini in catalogo, un’immagine di stato gassoso, nella quale i due piani si richiamano e riflettono a vicenda rimettendo in scena la moltiplicazione teorizzata da Goethe; e torna nell’Albero di Leda, Varco nel tempo (1988) di Hidetoshi Nagasawa, lettura minimale, poetica e visivamente imponente del mito di Zeus e Leda, lavoro in grado di riconfigurare con la semplicità di pochi gesti l’aspetto dell’intera galleria.

Félix Curto, Il sorpasso, 2005, fotografia Ed. 5 + 2 PA, 111x156 cm

Félix Curto, Il sorpasso, 2005, fotografia Ed. 5 + 2 PA, 111×156 cm

Altri lavori si collocano invece su una prospettiva ambientale-ecologica, dal Tristanoil (1963-2007) di Nanni Balestrini, lavoro di montaggio video monumentale che riflette (e fa riflettere) sul paradossale rapporto tra urgenza politica di alcuni temi dell’ecologia e indifferenza “industriale” dei mass media audiovisivi, a Costruire distruggendo (2016) di Inés Fontenla, opera quasi opprimente nel suo esplicitare, grazie al connubio tra immagine e oggetto o materiale, il pericolo incombente sul mondo (il blocco di cemento pronto a schiacciare sotto il suo peso un planisfero fatto di sale) e il suo “assassinio” da parte dei suoi abitanti (la foto di una distesa ghiacciata trafitta da un vero coltello); senza dimenticare Untitled (2016) di Eltjon Valle, esito di una ricerca sui materiali di un suolo inquinato dal petrolio e utilizzato come base per un lavoro materico dove l’identità della materia ha però un valore simbolico e sociale, oltre che formale.

Federica Marangoni, The Butterflies of Memories, 1981-2006, video, pallet, piombo e chiodi, dimensioni variabili

Federica Marangoni, The Butterflies of Memories, 1981-2006, video, pallet, piombo e chiodi, dimensioni variabili

Completano la mostra la fotografia Il sorpasso (2005) di Felix Curto – nella quale l’evento dichiarato nel titolo ha collocazione marginale rispetto all’ampiezza e maestosità di un paesaggio arido e immerso nel sole, entro il quale la strada percorsa dall’auto costituisce la timida traccia della presenza umana – e la grande installazione di Federica Marangoni The Butterflies of Memories (1981-2006), che gode dell’intimità dello spazio al piano inferiore: una schiera di farfalle in piombo inchiodate a pallet di legno, il massimo della pesantezza per rappresentare il massimo della leggerezza, è accompagnata da un video in loop di farfalle reali in volo, quasi forme astratte in movimento, e da una voce che legge asetticamente i nomi di diverse specie, in un accumulo di sensazioni contrastanti che evidenzia in modo esemplare la percezione, inevitabilmente soggettiva, psicologica, dell’oggettività naturale.

Urpflanze. La natura dell’idea
a cura di Alberto Mattia Martini
catalogo vanillaedizioni

29 settembre – 11 novembre 2016

Nuova Galleria Morone
Via Nerino 3, Milano

Orari: da martedì a sabato 11.00-19.00
Ingresso libero

Info: +39 02 72001994
info@nuovagalleriamorone.com
www.nuovagalleriamorone.com

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