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In occasione della recente apertura della prima personale europea del pittore indonesiano Budi Ubrux incontriamo Piero Giadrossi, curatore del Parco Sculture del Chianti che ci racconta della sua anima da collezionista, prima e di imprenditore/curatore del Parco, aperto tutto l’anno: questo sembra essere, infatti, un buon momento per iniziare a suggerire, con l’arrivo dell’estate, una visita nel Chianti, la terra splendida che lo ospita…

Francesca Di Giorgio: Cosa muove le vostre scelte nell’ambito dell’arte contemporanea e cosa vi spinge a rendere il Parco e l’annessa Galleria d’Arte La Fornace un luogo di incontri d’arte di livello internazionale…
Piero Giadrossi: Per quanto riguarda La Fornace, si tratta della trasformazione di una collezione privata in Galleria. Ho lavorato con l’Asia – esportando prodotti Italiani – sin dal 1981. Andando in Asia cinque/sei volte all’anno, ho avuto modo di conoscere e frequentare molti artisti. Acquistavo in particolare sculture. Mi dava soddisfazione il fatto di controbilanciare – in un certo senso – l’export che facevo. Non compravo “a caso”: mi interessavano in particolare quegli artisti non etnici, non troppo “locali”, non immediatamente riconducibili alla nazione di appartenenza. Ad esempio in Thailandia non avrei mai comprato un elefantino d’oro, o la scultura di un pescatore a Bali. Piano, piano questa collezione si è arricchita e quando l’Asia venne colpita dalla crisi finanziaria, tra il ’98 e il ’99, è diventata la nostra attività; aprimmo la Galleria e subito dopo incominciammo a sviluppare il Parco qui vicino. Benché in questa Galleria si trattino opere di molti Paesi – non solo asiatici – abbiamo un debole per l’Indonesia, da anni ormai presente con forza sulla scena dell’arte asiatica, ben prima della Cina; personaggi come Affandi o Hendra Gunawan esistevano prima del 1997 già stimati e famosi.
Quello che ci interessa è comunque scoprire talenti “non studiati”: artisti nati ed autodidatti che non hanno frequentato l’università o fatto stages all’estero. Artisti che non sono stati influenzati dalle mode, dalle gallerie, dalla speculazione ed anche dai critici d’arte e dal marketing. Artisti che scolpendo o dipingendo, esprimono quello che hanno dentro per una loro necessità di vita, non per piacere al collezionista. Questi sono gli artisti che ci piacciono e che cerchiamo di aiutare.

Come siete entrati in contatto con Ubrux? Cosa vi ha colpito del suo lavoro?

Abbiamo visto i suoi dipinti in una mostra d’arte a Singapore e ci è parso subito molto interessante. Budi è un pittore particolare, le sue tele sono molto enigmatiche. Ma non sono solo i suoi temi sociali ad essere affascinanti, come l’imperversare della carta stampata che ci rende incapaci di giudizi obiettivi, ci rende sordi e ciechi, pedine di un gioco più grande di noi: questo quarto potere che manipola la nostra capacità di giudizio – non solo con la troppa informazione ma anche con l’esercizio della censura aperta o subdola. Questi non sono temi specifici dell’Indonesia, ma temi universali e presenti – in vari gradi – in tutti i Paesi, anche se talvolta in tempi diversi.
In Budi Ubrux mi affascinano, poi, la sua tecnica e la sua umiltà. Sono stato due volte nella sua casa/atelier di Yogyakarta; in un ambiente molto semplice Budi dipinge con dettagli esasperati le sue figure incartate; si procura giornali (per questa mostra l’ho pregato di usare giornali in lingua inglese), li stende per terra e li copia; sembra facile come concetto ma in pratica è un lavoro estenuante anche perché questi titoli, articoli e fotografie non sono sempre orizzontali; seguono infatti la posizione del corpo umano e quindi possono essere obliqui o verticali.

Facciamo ora un passo indietro e precisamente a quando e come nasce Parco Sculture del Chianti. Quali opere hanno abitato il Parco per prime?
Nel 1999 è nata l’idea del Parco, ma prima di realizzare un progetto simile mi sono recato in America per un seminario presso il prestigioso International Sculpture Center. Volevo avere consigli dai maggiori esperti del settore per poter verificare la fattibilità di un Parco Sculture nel Chianti. Da questi incontri è emersa per esempio l’importanza di porsi come obiettivo il “site specific”, che è la principale caratteristica del Parco. Sono gli artisti a scegliere l’area che percepiscono come adatta per le proprie opere, noi non imponiamo un luogo preciso. Fra le prime sculture realizzate al parco abbiamo Energy di Costas Varotsos (Grecia), Leapfrog di Dominic Benhura (Zimbabwe), e Coin de Bois Blanc di Nicolas Bertoux (Francia).

Qual è l’ultima acquisizione? E come si accresce la collezione permanente aperta tutto l’anno?
Il Labirinto è la più recente: 80 metri di camminamento per ritrovare se stessi. Inoltre, recentissimo è anche l’anfiteatro per i concerti, che può essere considerato come un’installazione, realizzato in marmo e con le sedute che ospitano alcune silhouettes di ideali visitatori permanenti un po’ particolari, da Hitchcock a Charlie Chaplin.
La collezione non viene più accresciuta poiché per la migliore fruibilità delle opere presenti è necessario mantenere fra loro un’opportuna distanza.

Che tipo di pubblico accogliete?
Accogliamo famiglie, scuole, gruppi, e anche molti turisti provenienti dall’estero. Apriamo il parco e il bookshop alle 10 del mattino e rimaniamo aperti fino al tramonto. Ai visitatori chiediamo sempre dove hanno ricevuto le informazioni sul Parco, se dalle guide stampate e brochure, da internet, o da amici. Questo è utilissimo per potenziare le strategie di comunicazione sui vari canali disponibili.

Abbiamo parlato del Parco e della Galleria ma sotto Parco Sculture del Chianti si riuniscono altre attività parallele. Ce le può riassumere?
Abbiamo attività dedicate ai bambini incentrate sulla libera interpretazione delle opere, tour guidati per club e scuole, concerti estivi e un progetto per la futura realizzazione di un centro visitatori dotato di aula didattica, aperto anche agli studenti di scultura contemporanea in arrivo dalle università estere.

Lo sapete, vivete in un luogo “ideale” e avete fatto della vostra passione ragione di vita. Dite la verità, quali sono le competenze e le attitudini necessarie alla gestione di un’attività che coniuga così tante competenze differenti? Qual è il vostro team di lavoro?
Innanzitutto la passione per questo lavoro, unita alla competenza e al gusto nella scelta delle opere; poi un costante lavoro di marketing, la conoscenza di più lingue, ma soprattutto tanto, tanto lavoro. Il team di base è composto da tre persone, con supporti ad hoc costituiti da restauratori, fabbri, ecc…

Alla luce di quanto detto, dopo tutto, si sente più collezionista, gallerista o imprenditore?

Direi collezionista, in secondo luogo gallerista, ed infine anche imprenditore!!!

La mostra in breve:
Budi Ubrux. Paintings
La Fornace Galleria d’Arte – Parco Sculture del Chianti

La Fornace 48/49, Pievasciata (Siena)
Info: +39 0577 357151
www.solartgallery.it
www.chiantisculpturepark.it
Fino al 30 maggio 2010

In alto, da sinistra:
Budi Ubrux, Greed, 2009, olio su tela, cm 200×158
Jeff Saward, Il Labirinto, 2001-2004, vetro, m 75
Federica Marangoni, Rainbow Crash, 2001-2004, vetro, tubi di neon, ferro, m 3,9×4,5×6,5

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