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TEZZE DI PIAVE – VAZZOLA (TV) | TENUTA BONOTTO DELLE TEZZE

di LIVIA SAVORELLI

Sono bastate poche ore per immergersi in questo luogo – a nord di Treviso e a sud di Conegliano ma con il mare non troppo lontano – dove il tempo sembra essersi fermato. Nel comune di Vazzola e in particolare nella frazione Tezze di Piave, si respira la storia di una comunità cresciuta lungo la riva sinistra del fiume Piave, dedita in passato alla bachicoltura, all’allevamento, alla agricoltura e alla produzione del vino. Siamo nella zona del Raboso, vitigno autoctono della zona del Piave presente da almeno 2000 anni, anche se siamo molto vicini alle colline del Prosecco. Qui visitiamo un’azienda del territorio (documenti storici rivelano che in località Tezze, agricoltori e vignaioli si succedono dal 1420), la Bonotto delle Tezze che, tra tradizione e innovazione, ha intrapreso un percorso di valorizzazione di questo vitigno per portarlo a far conoscere al grande pubblico. Come ricorda il titolare, Antonio Bonotto: «Niente sopravvive nel tempo se non è in grado di evolvere, noi vogliamo scrivere nuove pagine della storia di questo vitigno, rustico ma molto moderno».
Da qui e, in particolare dal Borgo Malanotte – dal nome di un’antica famiglia di mercanti di lana originari di Caldès, in Val di Sole (Trentino), i “Malanotti” o “Malenotti”, a cui si deve la costruzioni del borgo –, inizia il nostro racconto che intreccia storia e tradizione, con un lungimirante sguardo verso il futuro, con la consapevolezza che tutto deve evolvere per continuare a conservare il proprio posto nella storia.

Borgo Malanotte, Tezze di Piave, Vazzola (TV). Foto Nico Covre

Dopo questa doverosa contestualizzazione storica-geografica, vi incomincerete a chiedere cosa c’entri l’arte in tutto questo… Ebbene l’arte, una volta all’anno, diviene protagonista in questi luoghi, dando vita ad un processo virtuoso, in cui ascolto, dialogo e convivialità divengono le parole chiave attraverso cui la Tenuta si apre al mondo, ricercando nuove visioni e aperture di senso e, così facendo, le regala alla sua comunità, chiamata a prenderne attivamente parte. Officina Malanotte – progetto di “riattivazione culturale del territorio“,  giunto alla seconda edizione e curato da Daniele Capra – si sviluppa a partire da una residenza della durata di tre settimane, attraverso cui gli artisti invitati dal curatore trasformano nel proprio atelier alcuni degli ambienti della tenuta che si sviluppa intorno al cortile interno, il tipico cortivo cinquecentesco della campagna trevigiana, avviando un personale dialogo con la storia del luogo, i membri della famiglia, i lavoratori della cantina e la comunità intorno. Tappa conclusiva, la mostra finale che restituisce l’esperienza della residenza.
Nessuna collezione d’arte aziendale o ambiziose finalità da mecenate dietro a Officina Malanotte, nessun condizionamento all’artista a cui viene lasciata la totale libertà creativa, solo il desiderio da parte della famiglia Bonotto di aprirsi al mondo, scegliendo il linguaggio dell’arte e valicando i confini fisici della tenuta.

Gli artisti di Officina Malanotte 2023. Da sinistra: Aleksander Velišček, Laura Pugno, Lucia Veronesi e Jingge Dong

Quest’anno Officina Malanotte ha visto la presenza di quattro artisti: Jingge Dong, Laura Pugno, Aleksander Velišček e Lucia Veronesi.
Le vecchie stalle della tenuta sono state la location scelta da Jingge Dong (Pechino 1989) e Aleksander Velišček (Šempeter pri Gorici, 1982), entrambi artisti dalla forte vocazione pittorica. Il primo, stilisticamente orientato verso una pittura onirica in cui molta importanza gioca l’elemento del colore, ha qui realizzato dei nuovi dipinti su tela, in cui compaiono i suoi soggetti prediletti: uomini, animali, paesaggi ma anche dettagli di oggetti. Un lavoro in particolare merita una menzione, in quanto innesta nella pittura dell’artista cinese una prospettiva di natura socio-politica prima inesistente. Si tratta di Made in Italy, grande tela dedicata allo sfruttamento degli immigrati cinesi nell’industria tessile.

Jingge Dong, installation view, ex stalle. Officina Malanotte 2023

Di natura fortemente politica, invece, il lavoro di Aleksander Velišček con precisi riferimenti alla storia dell’arte. In residenza, sviluppa una serie di opere su tela ispirate a celebri ritratti di Rembrandt, dal titolo Trempée de lumière (citando Il capolavoro sconosciuto di Honoré de Balzac), su cui interviene sovrapponendo alle immagini una parziale patina bluastra, che simula il “riflesso” che rende difficile la visione dell’immagine su supporto digitale. Un invito a ritrovare la lentezza della visione contro la frenesia da divoratori di immagini della nostra epoca.

Aleksander Velišček, installation view, ex stalle. Officina Malanotte 2023

Laura Pugno (Trivero, 1975) e Lucia Veronesi (Mantova, 1975) scelgono invece come ambienti di lavoro quelli al piano superiore della Cantina. La prima, portando avanti una ricerca incentrata sul paesaggio e sull’ambiente, con particolare attenzione all’influenza antropica sugli stessi, realizza dei poetici ritratti dello scioglimento di alcuni blocchi di ghiaccio, intersecando una narrazione visiva che immortala il fenomeno dello scioglimento e che dialoga con i dati di registrazione del processo e alcune frasi particolarmente importanti per l’artista, scritte sui vetri della stanza (come ad esempio “Il ghiaccio era lì a misurare il tempo“). Due i livelli, il primo in alto in cui c’è la traccia dello scioglimento, una sorta di “impronta residuale del ghiaccio”, quello sottostante è il ritratto del cambiamento in atto registrato dall’artista e fissato attraverso il pigmento colorato.

Laura Pugno, installation view, Officina Malanotte 2023

Lucia Veronesi, invece, sceglie come location il vecchio granaio dell’azienda (utilizzato in passato anche per l’allevamento del baco da seta) e ora zona riservata all’appassimento delle uve. Qui durante la residenza ha cucito per giorni opere di grandi dimensioni, a metà strada tra opera bidimensionale e scultura in tessuto, unendo stampe, tessuti d’affezione della famiglia Bonotto (soprattutto vecchie tende e lenzuola), stoffe delle tute da lavoro ed altri materiali tecnici utilizzati dall’azienda.
Esposte in questo luogo ricco di fascino, dando al visitatore la possibilità di poterne fruire a 360° e di coglierle nei dettagli, portano alla luce il modus operandi della Veronesi finalizzato a cogliere l’aspetto sociologico e antropologico legato all’immagine.

Lucia Veronesi, installation view, Officina Malanotte 2023

Di fatto il 9 luglio si è concluso questo capitolo di Officina Malanotte ma sono certa che molti semi abbiano già iniziato a germogliare in questo terreno fertile, animato da persone mosse da passione e dalla voglia di aprirsi al mondo.

Officina Malanotte
Jingge Dong, Laura Pugno, Aleksander Velišček, Lucia Veronesi
a cura di Daniele Capra

10 giugno – 9 luglio 2023

Bonotto Delle Tezze
Via Duca d’Aosta 36, Tezze di Piave, Vazzola (TV)

Info: info@officinamalanotte.art
officinamalanotte.art

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