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L’Avana Vecchia, Cuba | Centro d’Arte Contemporanea Wilfredo Lam
11 maggio – 11 giugno 2012

intervista a RAFFAELE GAVARRO di Daniela Trincia

Anche l’undicesima edizione della Biennale de L’Avana, titolata Pràcticas artisticàs e imaginarios sociales, concentra la propria attenzione sul ruolo pubblico e politico dell’arte. Flavio FavelliPiero MottolaValerio Rocco OrlandoMarinella Senatore e Giuseppe Stampone, coinvolti dal curatore del Padiglione Italia, oltre all’esposizione, hanno realizzato un intervento direttamente a La Habana durante il loro periodo di residenza nella città, cominciato il 23 aprile, concludendo i propri lavori ideati e avviati in Italia.

Quali sono le riflessioni che ti hanno condotto a “L’etica prima della forma – L’arte può cambiare il mondo” (titolo del Padiglione Italia) e a quali conclusioni pensavi di giungere? E invece a quali sei arrivato?
Com’è facile immaginare, riflettere sull’etica non può che partire da considerazioni che hanno a che fare con il quotidiano e con il mondo così come si presenta. Le riflessioni riguardano i modi con cui noi agiamo nella realtà. E se l’arte è un modo, come di fatto è, di agire in essa, su di lei si deve riflettere anche da un punto di vista etico. Ancor di più oggi in cui siamo di fronte ad un’arte la cui funzione non è più quella di rendere il mondo più gradevole dal punto di vista visivo, ma quello di aiutarci a conoscerlo attraverso modi non prevedibili. E la conoscenza, per principio, presuppone una vocazione etica. Le conclusioni alle quali sono arrivato, sono quelle che pensavo di poter raggiungere, e cioè che è possibile ragionare direttamente sul campo, con gli artisti, di questo ruolo dell’arte, entrando direttamente in alcuni degli aspetti centrali delle questioni che l’etica comporta.

Quali sono stati gli elementi che ti hanno guidato nella scelta degli artisti che hai invitato?
La riflessione sul ruolo che ha oggi l’arte e sulla sua funzione etica, non può essere vista come il risultato di uno specifico linguistico nella produzione dell’opera né dedotta da un’univoca metodologia, né coniugabili in una sorta di movimento. La scelta degli artisti è stata, oltre che la conseguenza di un’ovvia condivisione del lavoro e della ricerca dei singoli, anche il frutto di una consapevole attestazione di una diversità metodologica e linguistica, per dare l’evidente indicazione della presenza dell’etica in un ventaglio quanto più ampio possibile. Sto pensando di fare una mostra qui in Italia con un numero maggiore di artisti, non solo italiani, sullo stesso argomento, e probabilmente quest’aspetto della diversità metodologica e linguistica si chiarirà meglio. In ogni caso di tutto ciò parlo più approfonditamente nel libro che sto finendo che s’intitola come la mostra del padiglione italiano della biennale cubana.

Perciò per te l’arte può essere uno strumento capace di cambiare le cose?
A rischio di sembrare un ingenuo, ti confermo che ne sono convinto. Ma per non sembrare troppo ingenuo, devo anche dire che questa convinzione non ha nulla a che fare con l’utopia. Io penso che l’arte sia completamente compromessa con la realtà e che possa cambiarla più di quanto si supponga. Se così non fosse, non potrei parlare di etica nell’arte. È nelle questioni del mercato, delle dinamiche da star system che bisogna ragionare. È lì che l’arte si manifesta al grande pubblico, teoricamente a tutti, ed è lì che il ragionamento deve riuscire ad essere chiarificante. Se si ragiona solo sul gesto etico dell’artista chiuso nello studio, le riflessioni non hanno alcuna possibilità a loro volta di interagire con la realtà.

Compiendo un confronto fra le varie rassegne, secondo te qual è la caratteristica fondamentale di questa Biennale? La peculiarità che la contraddistingue e la differenzia dalle altre? O la rende simile alle altre?
È una biennale che parte da un’idea diversa del mondo e che si è data delle regole diverse. Il suo carattere fondamentale è sicuramente quello di privilegiare una sperimentazione non del tutto omologata dallo star system globale. Questo anche perché continua a rivolgersi essenzialmente nella sua ricerca a quel sud del mondo che, per quanto oggetto di temporanei interessi, rimane ai margini del sistema occidentalcentrico.

Se l’hai notato, che tipologia di pubblico ha visitato la rassegna?
Devo dire che c’era molta gente. Curatori, critici, giornalisti, galleristi, collezionisti e appassionati veramente da tutto il mondo. Ma, la cosa più bella, è stata vedere la città che si riversava sugli otto chilometri del Malecon, il lungomare de L’Habana, per vedere le installazioni e le performance degli artisti invitati. Mi è sembrato il momento più autentico di questa biennale.

La città come vive questo evento?
Naturalmente ne trae gran giovamento economico e gli habaneri oltre ad essere grati per questo, sono orgogliosi della loro biennale, del fatto che ne parli il mondo intero. Tieni conto che il livello medio culturale a Cuba è veramente molto alto e che l’arte è una cosa che non è avvertita come estranea. È capitato spesso che nello spazio dove stavamo lavorando, sia entrata gente incuriosita che passava sulla strada. Avevamo una vetrina direttamente su Avenida d’Italia. E dato che Stampone aveva usato un ciclotaxi e Favelli delle sedie e una cancellata, mi aspettavo che fosse complicato spiegare che quelle erano delle opere. Mi sbagliavo. Le persone intendevano senza problemi la trasformazione di quegli oggetti e la loro nuova natura.

Com’è stata la vostra accoglienza? E il vostro soggiorno?
Ottimi. Siamo grati allo staff del centro Lam, che ci ha supportato come ha potuto. La permanenza è stata anche molto faticosa. Il diario che abbiamo pubblicato su Facebook racconta anche diverse difficoltà quotidiane. Ma è stata un’esperienza straordinaria, che non potrò mai dimenticare.

E il confronto tra gli artisti che hai coinvolto, come si è rivelato?
Importante. Anzi direi proprio decisivo per la realizzazione della mostra e anche per lo sviluppo della stessa idea che l’aveva prodotta.

Un aneddoto simpatico da raccontare...
Ce ne sono molti. Alcuni sono raccontati nel diario, che tra l’altro diventerà un libro a sé con i testi quotidiani, le conversazioni con gli artisti, altri testi che ho scritto e molte, molte immagini.Abbiamo scattato oltre 2000 foto, e solo una piccolissima parte è stata caricata su Fb. Forse l’episodio più divertente è quello del van che ci ha preso all’aeroporto appena arrivati. Siamo stati accolti da una delle responsabili delle relazioni internazionali del Ministero, che ci doveva accompagnare in città. Dopo dieci minuti il van, scassatissimo, si è fermato senza gasolio. Non potevamo crederci. Da quel momento abbiamo cominciato a sentire la magica parola “tranquilo”, che ci avrebbe praticamente accompagnato fino alla fine.

Un aggettivo che sinteticamente definisca la Biennale.
Vitale

BIENNALE DE L’AVANA 2012
Undicesima edizione
Pràcticas artisticàs e imaginarios sociales

Centro d’Arte Contemporanea Wilfredo Lam
San Ignacio 22, esq. a Empedrado, Plaza de la Catedral

L’Avana Vecchia, Cuba

11 maggio – 11 giugno 2012

Info: contactobienal@wlam.cult.cu
www.bienalhabana.cult.cu

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