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VERONA | Veronafiere | 12-15 ottobre 2018

Intervista a ADRIANA POLVERONI di Matteo Galbiati

Incontriamo nuovamente Adriana Polveroni che, nonostante i molti impegni e le scadenze imminenti, ha accolto con grande gentilezza l’invito per una nuova intervista. Giunta al secondo anno del suo mandato alla guida di ArtVerona, le chiediamo qualche anticipazione e qualche anteprima sulla kermesse veronese:

ArtVerona giunge alla quattordicesima edizione e alla seconda del tuo mandato: per la nuova targata 2018 quali sono le conferme, le novità e i cambiamenti che hai voluto?
Le conferme per me più interessanti sono la crescita e la fìducia in questa fiera. C’è anche molta attesa, cosa che da una parte mi fa piacere e dall’altra mi spaventa un po’. Ma ce ne era molta anche un anno fa, e andò benone. Le novità consistono nella presenza, per la prima volta ad ArtVerona, di un Paese ospite, la Lituania, e in un vero e proprio programma di eventi fuori fiera, tanto che l’ho voluto battezzare Art&TheCity, consapevole del fatto che la fiera è il principale attrattore, ma poi c’è la città che deve rispondere e fare la sua parte. E la cosa sta funzionando a tal punto da esserci, anche qui per la prima volta a Verona, una mappa del contemporaneo, accanto a un vip program degno di questo nome. Questi sono i principali cambiamenti.

Tomas Vosylius, Flora&Fauna (series), 2017, bronze cast, 8x22x6.5 cm Courtesy Meno Parkas, Kaunas (LT), Düsseldorf (DE)

Il tema quest’anno è “utopia”: su cosa vuoi far riflettere? Come viene letto all’interno di una fiera? Quali sono le proposte, le suggestioni e le riflessioni ad esso connesso?
Bella domanda questa declinazione dell’utopia in termini di mercato! Ti potrei rispondere che, dati i tempi, tenere saldo il mercato dell’arte è già di per sé un’utopia, ma non la voglio fare facile. L’utopia per me segna un orizzonte di pensiero in costante movimento, che raccoglie le suggestioni del tempo, ma che soprattutto le anticipa, le prefigura. E qui il mercato può entrare come momento di verifica della qualità della produzione artistica e della capacità di proporla. È una bella utopia, nel senso di una bella sfida, cui noi di ArtVerona crediamo molto, il porre attenzione e valorizzazione sull’arte italiana, per esempio.

Tra le novità rilevanti c’è Focus on, sezione dedicata interamente ad un paese ospite. Si parte dalla Lituania? Come mai hai voluto partire proprio da questo paese? Cosa troverà il pubblico di ArtVerona?
Sono voluta partire dalla Lituania perché è un Paese giovane, in crescita, con voglia di fare, dove emerge un entusiasmo per l’arte, per confrontarsi, scoprire, farsi conoscere che neanche ci immaginiamo. Ad ArtVerona i collezionisti e il pubblico troveranno cinque giovani gallerie, che presentano artisti quasi tutti giovani e bravi, a dei prezzi molto interessanti. E poi le gallerie, quando ho esteso l’invito, hanno reagito con calore ed energia, contente di partecipare. Fosse sempre così!

Aukse Miliukaite, Mind(e)scape, 2018, oil, oil and aerosol spray on canvas, 45x50x2.5 cm Courtesy The Rooster Gallery, Vilnius (LT)

Particolarmente a cuore è per te educare una nuova generazione di collezionisti e rimodellare il profilo di chi colleziona arte, come si può attuare questo ambizioso obiettivo?
Intanto affinando la qualità delle proposte nella fiera, ma dando anche la possibilità, come ad ArtVerona si fa da molto tempo, di approfittare dei talk per fare dei momenti di vera riflessione e approfondimento sul collezionismo. Prima di essere nominata direttrice artistica, per tre anni ho curato buona parte dei talk della fiera. Noi durante l’anno facciamo anche degli incontri in alcune città tra collezionisti e galleristi, sono momenti informali in cui ci si conosce al di là di uno stand fieristico. Poi penso anche a dei momenti di educational, che prima o poi spero di riuscire a realizzare.

Tra gli eventi di maggior interesse va citato il grande omaggio al compianto Hidetoshi Nagasawa (1940-2018), un progetto che hai ideato con il figlio dell’artista, Ryoma Nagasawa, ma la cui genesi l’avevi prevista in accordo con il maestro stesso?
Sì, per fortuna avevo fatto in tempo a parlarne con Hidetoshi. E la notizia della sua morte, dopo 15, 20 giorni da quella telefonata, mi lasciò di sasso. E per fortuna Hidetoshi ne aveva parlato con il figlio, Ryoma, che conoscevo un po’, ma non benissimo. Quindi, quando io ho cercato Ryoma, lui mi ha molto rasserenato perché mi ha detto: “papà me ne aveva parlato, e so che lo voleva fare”. Ci tengo a riportare il modo con cui Hidetoshi Nagasawa rispose alla mia proposta: “grazie per aver pensato a me”. Solo un grande può dire una cosa simile.

Hidetoshi Nagasawa

Come è cambiato questo progetto, vista la mancanza del contributo dell’autore?
Dopo il primo sopralluogo che Ryoma ha fatto a Verona, abbiamo immaginato le opere che potessero rispondere al meglio ai luoghi individuati. Purtroppo non tutti quelli cui io avevo pensato hanno accolto le installazioni di Nagasawa. Si tratta, infatti, di opere molto complesse, pesanti, che richiedono pavimenti molto solidi e che possono destare alcuni timori circa la sicurezza ecc. Chissà, se ci fosse stato Hidetoshi, forse avrebbe scelto altre opere, oppure no. Difficile dirlo. Ma io sono soddisfatta delle scelte fatte e della collaborazione con Ryoma, che da molto tempo lavorava col padre e che ha verso di lui un rispetto e una sensibilità che incantano.

Hidetoshi Nagasawa, Andromeda, 2014, legno e ferro, 300x1000x1000 cm Courtesy Famiglia Nagasawa [esposta nella piazza del Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, Rovereto]

Cosa restituisce al pubblico della sua ricerca e della sua poetica? Come si compone il percorso dell’allestimento e attraverso quali opere e quali sedi?
Della sua poetica spero che riusciremo a restituire la serena maestosità delle sue opere, quel senso di grandezza e semplicità allo stesso tempo che caratterizzava il suo lavoro e la figura di Nagasawa, come artista e come uomo. A Verona ci sono sette installazioni: una all’ingresso della fiera, una sul prato d’ingresso del museo di Castelvecchio, due al Museo degli Affreschi, una al Chiostro della Soprintendenza a San Fermo, una all’Università di Verona nel Polo Santa Marta, e un’ultima al Giardino Giusti, un posto assolutamente fantastico. Ma tutti questi siti, anche se ne mancano alcuni dei miei desiderata, sono di grandissima qualità. Poi, la mia preferita, Andromeda, è all’ingresso del Mart, sotto la cupola di Mario Botta. E anche qui c’è una novità, perché è la prima volta che si instaura una collaborazione del genere tra Mart e ArtVerona.

In generale quali sono le tue attese per quest’anno?
Che arrivi presto il 15 ottobre! Dai, scherzo. Spero di fare una fiera e un fuori-fiera belli, intensi e, se possibile, un po’ sorprendenti.

ArtVerona 2018

12-15 ottobre 2018

Veronafiere
Viale del Lavoro 8, Verona

Info: www.artverona.it

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