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Ancora qualche giorno per esperire il progetto di Andrea Bianconi ideato per gli spazi della Biblioteca Internazionale “La Vigna” di Vicenza. L’edificio è quello di “Casa Gallo” noto per l’intervento di Carlo Scarpa. L’artista vicentino, trapiantato a Brooklyn (NY), dialoga con la struttura pre-esistente e ne costruisce idealmente un’altra al suo interno, mettendo in relazione, come sa fare un buon architetto, tutti gli elementi a disposizione e creandone di nuovi. Il contesto, la storia del luogo si fondono con il vissuto personale dell’artista tracciando un percorso d’elogio di amore e conoscenza…

«Una libreria è un posto di conoscenza ma dimostra anche quanto non conosciamo. Perciò ha un significato esistenziale». Questo è un tuo pensiero riferito al luogo in cui sei stato invitato ad operare: la Biblioteca Internazionale “La Vigna” di Vicenza nell’edificio di Casa Gallo…
Andrea Bianconi: sapere non sapere voluta dalla Biblioteca Internazionale “La Vigna” e dalla Fondazione Vignato è un’analisi sulla conoscenza, è la rappresentazione della conoscenza data dalla costruzione e decostruzione della stessa. Sapere porta a non sapere e non sapere porta a sapere. È un’architettura. Il “non” di “sapere non sapere” pone al centro l’individuo. Ho voluto dialogare con lo spazio ristrutturato da Carlo Scarpa e con la funzione in quanto sede di una Biblioteca. Ho rispettato e sviluppato i temi cari a Scarpa: la residenza e l’allestimento museale.


Veduta parziale della mostra

Da dove sei partito per sviluppare sapere non sapere? Come hai collaborato con il curatore Oliver Orest Tschirky?
Ho visto nella Biblioteca Internazionale libri protetti e chiusi dentro gabbie ed ho immaginato fin da subito un viaggio chiedendomi dove si nasconde il nostro desiderio di conoscenza. Se si nasconde in una libreria piena di libri o in una libreria vuota. Da qui è nata l’opera Topografia della conoscenza, ho sacrificato la mia biblioteca personale, libri che hanno costituito la mia principale fonte di studi, libri ammassati, piegati, da lontano possono sembrare uno skyline di una città, o una montagna. Ritengo fondamentale la percezione. La mostra è un viaggio attraverso la luce, le ombre, gli specchi che riflettono architetture, tavoli che parlano di un viaggio d’amore, costruzioni e decostruzioni, protezione e libertà, paralisi e fuga.
Con Oliver Tschirky è stata una continua sintesi e sviluppo, è stato un ping pong, costruzione, decostruzione, costruzione, un’architettura, appunto.

Dietro a tutto ciò si può leggere un doppio omaggio, come si è detto, al lavoro dell’architetto Carlo Scarpa e – apprendo dal testo di Tschirky – a tua moglie Sonia, il cui ritratto compare nella foto Tutta per me…
Per parlare di conoscenza ho voluto parlare di mia moglie Sonia, di quanto la conosco e di quanto penso di conoscerla, ho analizzato quindi il nostro rapporto e dove la conoscenza si nasconde. Mia moglie è parte totale della mia vita, mi ha seguito nella mia scelta di trasferirmi a NY, viviamo tutto il giorno assieme, ci confrontiamo, ci amiamo. Tutta per me è il mio desiderio di protezione, è una lettera d’amore. Sparse in vari punti della mostra ci sono lettere d’amore, disegni ad inchiostro con le nostre facce, sono l’ironia che c’è nel nostro rapporto, ci sono poi momenti ghiacciati, A frozen moment, architetture di un momento date dalla conoscenza reciproca, sono il cercare di conoscere cosa si nasconde in un momento o in un gesto all’interno di uno spazio. La stessa forma che ho utilizzato nel rapportarmi con lo spazio di Scarpa… un A frozen moment, l’impressione che ho avuto appena l’ho visto.


“Face to face”, 2009, tavolo, legno, carta, foto, pile e corda, cm 250x200x250. Courtesy Furini Arte Contemporanea, Roma.
“Tutta per me”, 2009, stampa su alluminio, cm 55×70. Courtesy Furini Arte Contemporanea, Roma

Tschirky, suggerisce anche dei passaggi all’interno delle stanze, un percorso di conoscenza e amore. Cosa significano per te queste due parole in rapporto reciproco?
La conoscenza è l’amore. L’amore come la conoscenza protegge e imprigiona, è protezione e libertà, è paralisi e fuga. La conoscenza è l’infinito di Borges (il luogo dove caos e cosmo si fondono), è il labirinto, è un luogo contraddittorio in sé perché protegge e imprigiona.

A proposito di conoscenza… al termine di questo “viaggio” cosa vorresti che lo spettatore apprendesse di te e del tuo lavoro?
sapere non sapere…

Il progetto in breve:
Andrea Bianconi. sapere non sapere
a cura di Oliver Orest Tschirky
“Casa Gallo”, Biblioteca Internazionale “La Vigna”
Palazzo Brusarosco Zaccaria, Contrà Porta Santa Croce 3, Vicenza
organizzazione: Fondazione Vignato per l’Arte, Vicenza
in collaborazione con Biblioteca Internazionale “La Vigna” Vicenza
Info: 0444 543000
Fino al 16 gennaio 2010

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