TERMOLI (CB) | MACTE – Museo di Arte Contemporanea di Termoli | Fino al 20 settembre 2025
Intervista a CATERINA RIVA di Matteo Galbiati
Non è cosa banale festeggiare settant’anni di storia dimostrando davvero una rara longevità nell’ambito culturale, eppure il Premio Termoli, la cui prima edizione risale al lontano 1955 e che dal 2020 è gestito dalla Fondazione MACTE, ha superato le stesse mode, le stagioni, le tendenze, le visioni che nel tempo ha saputo ben raccontare prevedendole, intuendole o osservandole nel puntuale momento del loro svolgersi.
La 64ª edizione dimostra ancora una volta questa capacità di essere nel presente e di cogliere il futuro e, a ulteriore conferma della sua lunga esperienza, attesta come questo Premio sia, come già affermato da molti commentatori, uno straordinario osservatorio dell’attualità. Ospitata nelle sale del MACTE – Museo di Arte Contemporanea di Termoli, la mostra dei 12 artisti selezionati, italiani e internazionali – unitamente ai 10 lavori finalisti scelti tra 400 candidature esito della call internazionale per il progetto di rebranding della città di Termoli indetto da Terraviva – intreccia una correlazione tra linguaggi, tecniche ed esperienze estetiche diverse che, dal video alla pittura, dall’installazione alla fotografia, dalla scultura alla performance, la molteplicità delle narrazioni e delle pratiche che muovono artisti differenti in luoghi e in contesti diversi. Le opere sono quinti preziosa testimonianza per calarci nei complessi orizzonti della nostra realtà. Per approfondire ulteriormente la storia e i contenuti del Premio Termoli, abbiamo conversato con la direttrice del MACTE, Caterina Riva, che della 64ª edizione è anche la curatrice:

Con l’inaugurazione del 64 Premio Termoli si riconferma l’attualità di un concorso che ha davvero una storia importante. È certamente uno dei premi artistici più longevi del panorama nazionale e internazionale, ce ne racconta le caratteristiche e come è cambiato nel tempo? Quale segreto è alla base del suo successo?
Fondato nel 1955 per l’intuizione del sindaco di Termoli di allora, il Premio è proseguito prima a cadenza annuale poi biennale, quest’anno con la 64ª edizione si celebrano 70 anni di storia. Diretto per molti anni dall’artista Achille Pace (1923-2021), originario di Termoli ma vicino ai circoli artistici romani, il Premio Termoli è sempre stato fatto con la visione di quelli che una volta si chiamavano critici d’arte e ora chiamiamo curatori, che invitavano gli artisti a loro più vicini. Ovviamente non si tratta di una storia lineare, e ci sono stati momenti di apertura al mondo, altri di chiusura su una produzione locale, ma forse la formula della sopravvivenza consiste nel sapersi trasformare e intercettare i cambi di generazione sia di artisti che di comitati curatoriali.
Il Premio ha sempre avuto un’attenzione particolare per le nuove proposte e non solo per gli artisti storici, quali autori sono passati da Termoli e che cosa hanno presentato? Ci racconta qualcosa che è rimasto nella memoria dei termolesi?
Non dobbiamo dimenticarci che gli artisti ora storicizzati, sono stati dei giovani che emergevano con fatica dalla loro contemporaneità. Mi piace ricordare che Carla Accardi e Schifano vinsero edizioni del Premio Termoli a inizi anni Sessanta quando erano trentenni. Abbiamo ricostruito la presenza a Termoli nel 1996 dell’artista mozambicano Malangatana Ngwenya, invitato da Antonio Picariello alla mostra Archetyp’Art, in cui dipinse nella Galleria Civica (ora chiusa) una pala immensa e che l’anno scorso abbiamo riportato alla luce e alla fruizione del pubblico e che ha lasciato a bocca aperta chi l’ha ammirata al museo.

In generale, nel tempo, il Premio che eredità lascia alla città edizione dopo edizione? Quale sensibilità si è sviluppata?
Trattandosi di un patrimonio immateriale mi è difficile rispondere a nome della comunità di Termoli, posso, invece, dire dello sforzo consapevole fatto dal MACTE, che dal 2019 mostra e racconta la collezione, la conservazione e il restauro delle opere, la ricerca e rilettura di opere e personalità storiche, i prestiti di opere in mostre importanti come di recente è successo per Accardi, nella monografica organizzata l’anno scorso a Palazzo delle Esposizioni, e per Tomaso Binga, per la mostra personale in corso al Madre di Napoli. Ogni edizione del Premio mostra come cambiano i linguaggi dell’arte contemporanea, per chi osserva le opere abbiamo istituito un Premio del pubblico, per ascoltare la voce di chi ci viene a trovare.
Con la nascita nel 2019 del MACTE – Museo di Arte Contemporanea di Termoli si ha una sede importante e più funzionale per le esigenze espositive: è un Museo nato in un contesto particolare, ci racconta la sua peculiarità? Come dialogano le collezioni permanenti, le mostre temporanee e il Premio? Ci sono correlazioni tra loro?
L’edificio dove è ospitato il museo, di proprietà del Comune di Termoli, è la riqualificazione di un mercato rionale con una peculiare pianta centrale e delle sale laterali. L’idea della mia programmazione, quando non c’è il Premio che occupa tutta la superficie del museo, è di dedicare le prime sale alle mostre temporanee e le ultime a una selezione di opere della collezione permanente che cambiano in relazione alla mostra in corso. In autunno invece ci sarà la mostra Scollamenti dedicata alla collezione permanente in cui ripresenteremo al pubblico le opere recentemente restaurate dalla Scuola di Restauro dell’Accademia di Brera.

Per la prima volta il Premio non è curato da curatori esterni, ma lei ha voluto seguirne l’attuale edizione. Su che fronti ha lavorato per selezionare 12 autori, scelti senza limiti di età né prescrizioni tipologiche rispetto all’opera?
Dopo cinque anni a Termoli, e aver seguito da vicino le due edizioni con curatrici esterne, avevo voglia di contribuire direttamente alla storia del Premio. Ho quindi coinvolto curatori e curatrici miei coetanei, che hanno dimostrato una vicinanza d’intenti al lavoro che ho svolto al MACTE, ma soprattutto che portano la loro personale esperienza professionale insieme ai loro variegati interessi teorici e curatoriali, contribuendo a una visione che senza di loro sarebbe stata più miope e omogenea.
Osservando l’allestimento della mostra si percepisce una ricca varietà di espressività che, però, pur nell’autonomia del singolo linguaggio, non mancano di toccare temi legati all’oggi e di rivolgersi, quindi, al presente. Quali urgenze contemporanee si leggono nelle opere di questi 12 artisti?
Innanzitutto ci dimostrano un superamento di discipline e categorie nazionali, le opere di Binta Diaw, Adji Dieye e Monia Ben Hamouda presentano in varie forme artistiche le proprie radici africane e richiedono un allargamento dei nostri orizzonti percettivi. Grimaldi Donahue usa la Sicilia e Un’estate al mare di Giuni Russo come appiglio per considerazioni poetiche e personali. Fassone ci porta in un torneo di basket in cui il gioco diventa stimolo per pensare all’arte della vita. De Angelis e Airò ci spingono a immaginare cosa si cela dietro quello che stiamo guardando. Icaro ci fa volare con la scultura in gesso della serie Soffio. Cristiani e Giardina Papa ci raccontano-attraverso le loro installazioni materiali– di multisfaccettate figure femminili. Giannotti permette al pubblico di attivare la sua opera configurando dei fili elastici a parete. Jiajia Zhang con un montaggio di frammenti presi da Internet mettere in relazione finzioni e realtà che offrono collegamenti disturbanti sul nostro presente.

Che ruolo ha il pubblico di visitatori del Premio? Come avvengono le votazioni per l’opera vincitrice?
Possono esprimere il proprio voto, se lo desiderano, solo le persone che vengono effettivamente a trovarci al museo. Dopo la visita, i visitatori scrivono il nome dell’artista che ha realizzato l’opera che più li ha colpiti su una scheda blu che poi si ripone in un’urna. Conteggeremo i voti a fine mostra per dare il premio di menzione del pubblico.
Cosa ci dice della Sezione Architettura e Design cui hanno partecipato oltre 400 progetti da tutto il mondo per il concorso di rebranding per la città di Termoli?
Questa sezione è nata con l’intento di provare a portare il museo oltre le sue mura, in un dialogo pubblico con la città. Quest’anno si è deciso di immaginare un brand visivo coerente e coordinato per la città di Termoli e le 400 candidature internazionali convogliate da Terraviva, sono poi state giudicate da una commissione di esperti e sono già stati decretati i tre vincitori. Credo che sia un bell’esercizio guardare la propria città con la freschezza delle proposte di chi viene da fuori (e non solo) e ne vede forse più chiaramente le possibilità di trasformazione sostenibile.

A due mesi dall’apertura – e ad altrettanti prima della chiusura – che riscontri state avendo?
L’estate è il momento per il museo con il maggior passaggio di visitatori e con la concentrazione di eventi e festival in città e nei dintorni. Lo staff museale accompagna i visitatori a scoprire queste dodici finestre sul mondo ed è affascinante vedere come le persone se ne relazionano. Anche per i più piccoli c’è un libretto di attività pensato proprio per un pubblico di famiglie con bambini. Ci passano a trovare anche artisti e colleghi sulla via del mare, cosa che mi fa molto piacere e dimostra che il Molise è raggiungibile.
Quali sogni vorrebbe realizzati per le future edizioni?
Il Premio Termoli è sempre stato un polso rispetto alla situazione artistica che non può prescindere dal momento storico, l’edizione del 2027 sarà la 65ma, ma questo traguardo sarà dopo il termine del mio mandato, quindi di sogni e visioni di chi verrà dopo.
64 Premio Termoli
a cura di Caterina Riva
Sezione Arti Visive: Mario Airò, Monia Ben Hamouda, Lucia Cristiani, Luca De Angelis, Binta Diaw, Adji Dieye, Roberto Fassone, Aldo Giannotti, Elisa Giardina Papa, Allison Grimaldi Donahue, Paolo Icaro, Jiajia Zhang
Sezione Architettura e Design: i 3 progetti vincitori e le 10 menzioni speciali del concorso di Rebranding Termoli promosso da Terraviva
Primo Premio: Sabrina d’Amicis, Domenico Piro, Marco Maria Corcione – Studio Nosce (Roma)
Secondo Premio: Krisztina Bozzai, Renata Vasko (Budapest)
Terzo Premio: Szilvia Biai, Adrienn Halász (Budapest)
30 maggio – 20 settembre 2025
MACTE – Museo di Arte Contemporanea di Termoli
via Giappone, Termoli (CB)
Info: +39 0875 808025
info@fondazionemacte.com
www.fondazionemacte.com
www.terravivacompetitions.com



