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TORINO | Fondazione Sandretto Re Rebaudengo | 23 ottobre 2013 – 23 marzo 2014

Intervista ad IRENE CALDERONI di Ginevra Bria

Merce per eccellenza, il tessuto rimanda ai concetti di ricchezza e potere tanto familiari alle logiche commerciali e di mercato e, implicitamente, alle derivazioni politiche che vi sono legate. Nell’iter di Soft Pictures, diciotto artisti si confrontano con un’attività anti-digitale, nel tentativo di ampliare i confini dell’arte contemporanea. Arazzi, tappeti, abiti, le principali forme di questo nuovo linguaggio, che alla Fondazione Sandretto si fa manifesto di una tendenza artistica in atto, l’abbandono della tecnologia in favore della riscoperta dei mezzi della tradizione. La curatrice Irene Calderoni qui ne approfondisce i temi…

A tuo modo di vedere, quale approccio, quale metodologia, quale sensibilità al Contemporaneo il supporto tessile ispira?
Sicuramente la Storia dell’Arte come la Storia dell’Uomo restano i punti di riferimento teorici dai quali partire per sviluppare un discorso critico nei confronti dell’immagine e della trama che la supporta. Ritengo che l’Arte Concettuale negli Anni Sessanta-Settanta sia stato il periodo di alterazione del confine tra arti liberali e arti applicate, designando l’uso del tessuto come materiale per creare immagini artistiche, approccio oggi ripreso dagli artisti nelle sue molteplici valenze, storiche, politiche, sociali e simboliche, attraverso una ricca trama di significati di cui questa mostra rende conto. Prendendo ad esempio le sperimentazioni di Anni Albers, mi ha interessato approfondire le ricerche del laboratorio tessile della Bauhaus e gli esperimenti della Fiber Art per poi arrivare alla conclusione che oggi non esiste più una forma di delimitazione tra quella che è la rappresentazione della realtà e le metafore, le simbologie evocate dal supporto tessile. Soft pictures analizza la relazione (anche materica) tra queste due dimensioni e le rispettive caratteristiche formali poste in opposizione dialettica.

Veduta della mostra Soft Pictures, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino. Foto: Giorgio Perottino

Che cosa rappresenta il tessuto oggi?
Il tessuto diventa oggi a tutti gli effetti una trama metaforica, un metatesto, un percorso per creare connessioni e strategie, diventando traccia di migrazioni segniche che amplificano i loro significati trasponendosi da un medium all’altro. Questa traslitterazione materiale si ripete identica, ma su altra scala, quando ci si rende conto che il tessuto ha seguito le trasformazioni antropologiche dell’uomo, che è passato da una forma di vita nomadica ad una stanziale. Questa caratteristica, ad esempio, mi ricorda le forme di ombre migranti descritte da Kentridge (Sud Africa 1955. Vive a Johannesburg), contorni antichi che si stagliano su mappe geopolitiche poste ai confini del mondo, lungo le rotte mercantili dei grandi esploratori coloniali.

Soft Pictures, quali reazioni – tra il pubblico, tra gli artisti e gli addetti ai lavori – ha suscitato?
C’è stato un grande riscontro positivo, soprattutto da parte degli artisti che, grazie agli spazi ampli, hanno riscoperto nuove relazioni tra i diversi lavori. Credo che ad averli incuriositi sia stato l’accostamento di poetiche e iconografie, alla fine, inaspettatamente interconnesse. La seduzione della manifattura, dal vivo, sulle superfici dei lavori di Soft pictures ha degli effetti di grande fascino sul pubblico. Tanto per gli addetti ai lavori, quanto per i neofiti, il percorso regala diversi livelli di lettura permettendo di intravedere come lo statuto dell’immagine, attraverso il tessuto, mostri frizioni analogiche e fruizioni digitali, accessibilità e differenze, radici e contemporaneità.

Andrea Zittel, A-Z Carpet Furniture, 2012. Soft Pictures, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino. Foto: Giorgio Perottino

Hai scoperto caratteristiche intrinseche comuni fra gli artisti che hai selezionato?
Una volta installati i lavori, le corrispondenze e i dialoghi a distanza non si sono fatti attendere. Ma la coppia di lavori e di artisti che ha reciprocamente creato più riflessi è stata quella degli olandesi Willem De Rooij (Olanda 1969. Vive a Berlino) e Vincent Vulsma (Olanda 1982. Vive ad Amsterdam). Vulsma manipola al PC alcune foto di Walker Evans esposte nella prima mostra antropologica in cui manufatti tribali venivano presentati in un museo d’arte (New York, MoMa, 1935). File distorti che l’artista olandese fa intessere nuovamente, in una seconda fase, con telaio Jacquard. Nel tessuto si intrecciano funzioni rituali e paesaggi politici della rappresentazione che rimettono in circolo tutti gli itinerari dell’immagine, attraverso forme diverse. De Rooij, ad esempio, propone in Soft pictures un suo ragionamento su quel che rimane escluso, alla periferia dell’immagine attraverso la stampa mistica e commerciale del Batik, evocato attraverso un lembo d’acqua.

Quali lavori in mostra rappresentano maggiormente il percorso di Soft Pictures?
Fra gli altri, sicuramente è da citare il lavoro di Pae White (USA 1963. Vive a Los Angeles) che partendo da fotografie di impalpabili volute di fumo ricrea un mosaico di immagini cucite sulla superficie di un arazzo. Il contrasto tra la rappresentazione delle cangianze fumogene e la pesantezza dei fili intrecciati è un dialogo meraviglioso, fonte di grande fascino.

Pae White, Still, Untitled, 2010. Foto: Giorgio Perottino

Che cosa non ti aspettavi, quale sorpresa ha rivelato la concertazione di tanti artisti differenti tra loro?
Vedere dal vivo lavori che non si aveva avuto modo di visionare prima è sempre fonte di emozioni. L’esperienza più forte la regala comunque e sempre l’incapacità dell’esperienza digitale di riprodurre esattamente il reale. Mai ricomponibile per intero. Dunque sia a monte dell’organizzazione di Soft pictures, che successivamente all’opening è la superficie, la consistenza e la tattilità del tessuto a rendere la percezione della materialità una magnifica sorpresa.

Soft pictures
a cura di Irene Calderoni

23 ottobre 2013 – 23 marzo 2014

Fondazione Sandretto Re Rebaudengo
Via Modane 16, Torino

Info: +39 011 3797600
www.fsrr.org


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