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ROMA | GALLERIA RICHTER FINE ART | 22 NOVEMBRE 2022 – 6 GENNAIO 2023 

di MARIA VITTORIA PINOTTI

Questo adesso, il senso di queste parole è difficile da afferrare se lasciate in balia del nulla, eppure, una possibilità interpretativa può giungerci se con questa locuzione si fa riferimento ad un luogo in cui trovarsi a proprio agio [1], laddove si gestisce il tempo nella maniera più opportuna, saggiando l’amore per l’esperienza e lo studio. La singolare espressione è stata scelta, con inconsueto acume, tipico di chi osa la lingua con mezzi poetici, come titolo dell’esposizione dedicata a Giulio Catelli e Luca Grechi, in programmazione dal 22 novembre 2022 al 6 gennaio 2023, presso la Galleria Richter Fine Art di Roma. La mostra schiude uno sguardo sull’attività di ricerca compiuta dai pittori più degni di nota attivi nella capitale, la cui attività di studio e ricerca è continua evoluzione in un brodo culturale in cui tale pratica risulta in fase di stallo. Se un progetto espositivo può definirsi brillante e sagace o altrimenti emancipato – qual è quello della Richter Fine Art – è perché non deve trattare necessariamente un tema specifico, da cui deriverebbe il suo conformismo e la sua vacuità; tutt’al più deve essere di stimolo ad un movimento del pensiero, andando contro la normalizzazione ed attenendosi, anche semplicemente come in questo caso, a raccontare un luogo non accessibile a chiunque, proprio come lo studio d’artista. Ed ecco che alla Richter Fine Art le ricerche eseguite dal Catelli e dal Grechi si svelano con energica intenzionalità sia nelle incantevoli tele eseguite con lucidità sia nelle splendide carte, in cui il lavoro è risolto nell’immediatezza da un intuito capace di svelare virtuosismi creativi intrecciati di patimento e passione.

Questo adesso, Giulio Catelli e Luca Grechi, Courtesy Galleria Richter Fine Art, Roma, Ph. Credit Giorgio Benni

L’esposizione è adatta ad un pubblico che non si deve limitare a guardare le opere in superficie, giacché per l’indubbia poetica d’urto che caratterizza entrambe le ricerche, è richiesto, invece, il sapere osservarle in profondità. Approccio che scaturisce non tanto per i soggetti raffigurati, quanto piuttosto per essere naturali e riuscite espressioni di un consapevole spirito pittorico, che se fruito con la giusta considerazione, allora lo si manda a mente, sì da ricavarne ulteriori pensieri e riflessioni. È alquanto singolare che le opere dei citati artisti si pongano alla vista come delle minute schegge visive, anche se di esigue dimensioni, cifrandosi comunque per la loro particolare freschezza ed immediatezza visiva. L’ordine d’allestimento è movimentato e sebbene in galleria si imiti la disposizione delle opere in studio, il tutto è pervaso da una quiete armonica che induce speculazione meditativa; dimodoché lo stato finale per i lavori su carta potrebbe non sopraggiungere affatto, siccome per entrambi gli artisti la nascita dell’opera quasi combacia con la sua fine, ed infatti quella che si immaginava essere l’anticamera creativa è semplicemente un genuino studio.

Giulio Catelli, Operai dalla finestra dello studio, 2022, olio su tela, 40×40 cm, Courtesy Galleria Richter Fine Art, Roma, Ph. Credit Giorgio Benni

Giulio Catelli dipinge come un poeta sbadato: i pezzi in mostra si presentano distintamente selezionati secondo una propria e libera scelta, da qui, sfogliando visivamente le opere a carboncino ed acquarello si è sfiorati dal pensiero, che potrebbe aver ispirato anche l’artista, secondo cui un’opera risulta essere bellissima mentre un’altra parzialmente riuscita. Tuttavia, il motus animi del Catelli è caratterizzato da una naturalezza che incanta per la sua gioiosa e malinconica raffinatezza, che alcune volte risulta sbadata per i suoi tratti pittorici umidi, tumidi ed imperfetti, caratterizzati come sono da un dipinger quasi distratto. L’andamento spezzato ed obliquo delle pennellate che insistono sui piani, alcune volte risparmiati, è utile a ritrovare una levità pittorica all’interno di un blocco spaziale sempre pittoricamente sconvolto da peripezie prospettiche. Dalle opere vibra convintamente il colore basato su tonalità tenui, dato che per l’artista è fondamentale la conoscenza luminosa e cromatica del soggetto e le sue reciproche narrazioni.

Giulio Catelli, Bagnante sul lettino, 2022, olio su tela, 40×40 cm, Courtesy Galleria Richter Fine Art, Roma, Ph. Credit Giorgio Benni

Ecco perché risulta per Catelli naturalmente impossibile, o addirittura velleitario, chiudere le pennellate entro preordinati limiti pittorici, e sarebbe oltretutto aberrante ignorare negli spazi incompleti gli accenni ad un non-finito. Poiché, l’artista, scavando la pittura all’inverosimile, spinge con forza la composizione del motivo, dimodoché i tasselli incompleti servono a collegare e a stimolare, piuttosto che a lasciare abbozzata l’immagine, frutto di accordi tonali. In questa audace tecnica non vi è alcuna evocazione magica, bensì la concreta e plastica raffigurazione di delicatissimi brani pittorici: luoghi cittadini, ambienti privati, oggetti domestici quali termos, zaini, scorci di cucine con ventilatori. L’incontro che ne scaturisce è quello con una realtà dalla mitezza inequivocabilmente parziale; una divina uguaglianza, in altri termini, che caratterizza i soggetti fortemente usuali, non temendo affatto con tale scelta di aprire crepacci nello spazio della rappresentazione, poiché pare il Catelli sia consapevole che «una pera è altrettanto vivente di una donna, che un volgare recipiente è altrettanto bello di una pietra preziosa».[2]

Luca Grechi, Un cenno, 2022, tecnica mista su tela, 40×35 cm | Giulio Catelli, Rametto di fico, 2022, olio su tela, 40×60 cm, Courtesy Galleria Richter Fine Art, Roma, Ph. Credit Giorgio Benni

Allo stesso modo anche la pittura di Grechi sembra derivare da una profonda riflessione dal carattere poetico, con particolare valore al tempo, ora riflesso in una natura ovattata composta da fiori, arbusti e steli erbacei. Con questo artista il significato della vegetazione e la sua figurazione vengono lasciati in latenza, per esibire, invece, una tecnica caratterizzata da ricchissime oscillazioni di tono, per taluni versi interamente anarchica nel panorama della pittura contemporanea. Le opere in mostra si caratterizzano sia per l’originalità dei supporti, quali la carta da spolvero e la tecnica della fusaggine, sia, e soprattutto, per la loro semplice genuina spontaneità siccome liberamente allestite sotto forma di rotoli che si offrono quale spettacolo attrattivo agli occhi del visitatore. Nei disegni, si delinea una ricca ed approfondita ricerca, un lavorio, in altri termini, in cui l’attività preparatoria diverge in esercizio con la sua trascrizione su tela, poiché, paradossalmente, il modello è trascritto con più fedeltà nel disegno che nella pittura. Proprio in queste opere il Grechi coagula felicemente la linfa naturale, sì da far riflettere quanto la tecnica disegnativa, arida di tratti così com’è, sia un necessario presupposto di studio e non un limite. Come un autentico pittore, il suo travaglio tecnico non emerge nelle tele in mostra, in cui la natura è disciolta ed imbevuta di una luce gestita come lampi di una lucida memoria verso paesaggi naturali.

Luca Grechi, Di fiori, 2022, tecnica mista su tela, 21×18 cm, Courtesy Galleria Richter Fine Art, Roma, Ph. Credit Giorgio Benni

Ora il Grechi si delinea quale poetico esploratore di una vegetazione conosciuta a mente, verosimilmente nei paesaggi battuti della sua cara Maremma, ricordi visivi, questi ultimi, in cui egli «rivede, con una intensità di desiderio davvero visionaria, i calmi umidi sentieri perdersi nel verde, laggiù intimi e solitari».[3] In questo modo, il fatto creativo rimane per l’artista una mediazione fenomenica in cui le velature cadono fitte come delle sottili palpebre trasparenti e sono cautamente interrotte da interpunzioni sintattiche, bagliori cromatici, avvertiti fortemente dallo stesso Grechi che traspone in specie nei fiori, quali impronte visive per il loro giallo acidulo, e quindi nella profondità dello sfondo si scorge un invito a soffermarsi anche su quanto per natura è palmare di per sé. Per tanto è percepibile il sottile cambiamento rispetto alle precedenti esperienze, in cui l’atmosfera era leggermente appannata, mentre ora si presenta con toni più brillanti, dettati da una luce che si pone senza mezzi termini come scolpitrice di zone cromatiche.

Luca Grechi, Alba, 2022, tecnica mista su tela, 24×18 cm, Courtesy Galleria Richter Fine Art, Roma, Ph. Credit Giorgio Benni

I momenti di studio del Catelli e del Grechi, per chiudere, esprimono vibranti e profondi momenti di passione, scoperta ed anche smarrimento, ed è inevitabile pensare che queste peculiari ricerche si pongano quali anticamera di un qualcosa in continua ed incessante evoluzione immaginativa. La mostra, per la pluralità d’informazione che dona, intende vivacizzare la coscienza e la conoscenza del pubblico, mosso a percepire quanto la fine dello studio per i veri pittori, quali il Catelli ed il Grechi, può non sopraggiungere mai.[4]

 

Questo adesso. Giulio Catelli e Luca Grechi

22 novembre 2022 – 6 gennaio 2023

Galleria Richter Fine Art
vicolo del Curato 3, Roma

Orari: dal lunedì al venerdì dalle 15.00 alle 19.00, o su appuntamento

Info: info@galleriarichter.com
www.galleriarichter.com

 

[1] Giorgio Agamben, La comunità che viene, Bollati Boringheri, 2019, pp. 24-25

[2] Marcel Proust, Chardin e Rembrandt, in Pittori, Abscondita, 2006, p. 25

[3] Sandro Penna, Un po’ di febbre, Garzanti, 1973, p. 81

[4] Giorgio Agamben, Idea dello studio, in Idea della prosa, Quodlibet, 2022, p. 49

 

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