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TORINO | Museo nazionale della Montagna | 25 ottobre 2018 – 17 marzo 2019

Intervista ad ANDREA LERDA di Valentina Varoli

La mostra Post-Water, inaugurata lo scorso 25 ottobre al Museo Nazionale della Montagna di Torino, mette in atto una riflessione su temi di stringente attualità legati ai cambiamenti climatici e alle conseguenze sulle riserve idriche e glaciali del pianeta. Su queste ed altre tematiche, nell’ambito della mostra, fino al 24 marzo, si sviluppa anche il Pubblic Program. Due talk, una rassegna video e una grande performance. Il curatore Andrea Lerda mi accoglie all’ingresso del Museo per raccontarmi la genesi e gli sviluppi della mostra passeggiando tra le opere d’arte contemporanea di venticinque autori che, servendosi di vari media, affrontano una problematica così ampia e articolata.

Post-Water. Veduta della mostra al Museo Nazionale della Montagna, 2018, Museo Nazionale della Montagna CAI Torino

La questione idrica individua una tematica molto complessa. Quali aspetti sono stati privilegiati?
Il mio obiettivo era quello di sviluppare una mostra che mettesse al centro il pubblico oltre al tema e al messaggio. Per questa ragione, una delle prime opere allestite nel percorso espositivo è Who Am I Why Am I Where Am I Going di Jeppe Hein che coinvolge direttamente il visitatore trasformandolo in un novello Narciso che si vede riflesso sulla superficie specchiante dell’opera dalla quale affiorano molte domande irrisolte.
Il richiamo al mito di Narciso è un leitmotiv molto importante nel percorso dell’intera mostra poiché il comportamento patologico descritto dal mito si fa paradigma della condizione dell’uomo contemporaneo, rifacendosi alle tesi teorizzate da Amitav Ghosh che definiscono il nostro tempo come “l’epoca della Grande Cecità”. L’incapacità di vedere rappresenta un punto di convergenza tra la storia del mito e l’attualità in cui l’uomo adotta sistematicamente comportamenti autodistruttivi contro sé stesso, il pianeta e le sue risorse. Oggi, quindi, diventa sempre più urgente cercare di rompere questo meccanismo miope, immergersi metaforicamente nelle acque, per ritrovare un’armonia con il sistema ambientale che ci ospita. Non a caso il World Water Development Report 2018 dell’Unesco indica nelle Nature Based Solution l’unica possibilità per dare una risposta concreta alle sfide ambientali poste dai cambiamenti climatici in atto.

Jeppe Hein, Who Am I Why Am I Where Am I Going, 2017, Alluminio verniciato a polvere, tubi al neon, specchio a due vie, acciaio verniciato a polvere, trasformatori 100x100x10 cm. Courtesy König Galerie, Berlino, 303 Gallery, New York e Galleria Nicolai Wallner, Copenhagen. Foto: Studio Jeppe Hein / Florian Neufeldt

Riguardo alle possibili soluzioni, sia la mostra che il catalogo sono ricchi di dati e riferimenti scientifici, dal World Water Development Report appena citato fino agli interventi di scienziati e studiosi.
Sì, mi interessava che la mostra non fosse una semplice raccolta di opere d’arte contemporanea ma volevo che diventasse prima di tutto un’occasione per attivare una riflessione seria sull’argomento. La prima cosa che ho fatto, oltre allo studio personale, è stata contattare una ricercatrice del CNR, Elisa Palazzi, per focalizzare gli aspetti più urgenti della questione. Elisa si è poi occupata di scrivere le didascalie scientifiche presenti in mostra, oltre agli interessanti contributi per il catalogo, e questa collaborazione ci ha permesso di strutturare solidamente il tema anche da un punto di vista scientifico.

Mario Fantin, Spedizione Groenlandia sud-orientale: missione etnografica e archeologica, luglio-agosto 1966. Stampe alla gelatina bromuro d’argento, 23,6×18 cm, Centro Documentazione Museo Nazionale della Montagna – CAI Torino. Fondo Mario Fantin

Si tratta quindi di un connubio tra arte e scienza. In questo senso credi che l’arte contemporanea possa attivare nuovi processi di consapevolezza?
Sono un po’ pessimista riguardo alla possibilità reale dell’arte contemporanea di cambiare le cose, però mi sono reso conto che sempre più artisti lavorano intersecando arte e scienza. Alcune volte si tratta proprio scienziati che diventano artisti come per esempio Andreco che si forma come ingegnere ambientale ed è uno degli autori presenti in mostra.
Mi sembra che inizi sempre più a delinearsi la tendenza a parlare di questi temi nell’ambito dell’arte ma mi interrogo molto su come e quanto l’approccio artistico possa effettivamente attivare processi di cambiamento. Si parlerà di questo argomento anche nella prossima talk di febbraio con un intervento tenuto da Anna Pironti, Responsabile Capo Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli, appositamente dedicato al ruolo dell’arte contemporanea.

Andreco, Furrina River, 2018. Stampa digitale su telo in poliestere
100×150 cm ciascuno. Courtesy l’artista

La mostra, infatti, propone un ricco calendario di eventi.
Sì, il public program rispecchia la doppia anima della mostra, cercando di approfondire e mettere a confronto sia gli aspetti scientifici sia quelli artistici.
Il 25 gennaio si è svolta la prima talk incentrata in particolare sull’impatto che i cambiamenti climatici possono avere sulle risorse idriche in montagna e la discussione sui possibili scenari futuri. A questo primo incontro seguirà il 22 febbraio una seconda talk dedicata alle Nature Based Solution e all’iniziativa Big Jump, sostenuta dal WWF in Italia, cioè un’azione collettiva per rimettere al centro le problematiche idriche e ambientali. Quest’idea di Big Jump, di grande tuffo appunto, sarà alla base della performance di Marinella Senatore, l’ultimo evento in programma per il 3 marzo. Una parte della sua performance si terrà nella zona dei Murazzi, a diretto contatto con l’elemento dell’acqua, per poi sviluppare una marcia che, attraversando la città, riporti al Piazzale del Monte dei Cappuccini, proprio all’ingresso del Museo della Montagna.
Vorremmo che il risultato di quest’azione fosse una parata collettiva in grado di diffondere questi messaggi fuori dalle mura del museo, per le strade e per le piazze. La mostra Post-Water e gli eventi ad essa collegate vogliono essere in primo luogo un modo per creare ponti tra il museo e la città, connettendosi con le altre istituzioni museali e provando ad attivare processi di riflessione e di presa di coscienza di assoluta urgenza.

Marcos Avila Forero, Atrato, 2014, Video HD 16/9, colore e audio, 13’52’’. Courtesy l’artista e ADN Galeria, Barcellona

Sergio Viotto, Spedizione italiana al Karakorum. K2 sorgente di acque termali sulfuree nei pressi di Chogo. Da sinistra Lino Lacedelli, Cirillo Floreanini, Carlo Mauri, 1954. Stampa alla gelatina bromuro d’argento, 29,7×39,7 cm, Fondo Mario Fantin, Centro Documentazione Museo Nazionale della Montagna – CAI Torino. Fondo Mario Fantin

Post-Water
a cura di Andrea Lerda
Artisti: Gaston Tissandier, Georges-Louis Arlaud, Jeppe Hein, Sebastián Díaz Morales, Andreco, Mario Fantin, Adam Jeppesen, Laura Pugno, Studio Negri, Olivo Barbieri, Jota Castro, Francesco Jodice, Gayle Chong Kwan, Federica Di Carlo, Caretto/Spagna, Marcos Avila Forero, Peter Matthews, Bepi Ghiotti, Giuseppe Penone, Paola Pivi, Pennacchio Argentato, Ana Mendieta, William Henry Jackson, Frank Hurley.

25 ottobre 2018 – 17 marzo 2019

Museo Nazionale della Montagna
Piazzale Monte dei Cappuccini 7, Torino

Orari: dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 18.00
Ingresso intero 10 euro; Ridotto 7 euro; Soci CAI 6 euro

Info: +39 011 6604104
posta@museomontagna.org
www.museomontagna.org

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