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BonelliLAB
Canneto sull’Oglio (MN)

Paul Beel / William Zanghi (di Ginevra Bria)

Da Bonelli ArteContemporanea, a Canneto sull’Oglio (MN), lo spazio si fa in due. Nelle sale dei lunghi, bianchissimi, compartimenti postindustriali della galleria, fino al 5 dicembre, sarà possibile visitare due mostre allestite parallelamente. Due pittori, entrambi di origini americane, si contendono le pareti, esponendo ritratti dipinti come paesaggi complanari. Paul Beel (nato a Westlake, Ohio, nel 1970. Vive e lavora a Firenze) e William Marc Zanghi (nato a Wichita, Kansas, nel 1972. Vive e lavora a Palermo) in questa doppia personale lasciano corrispondere pennellate piumose e bluastre a colature dalla scia iridescente. Terre dell’uomo e mappe delle sue visioni, danno vita, a Canneto sull’Oglio, ad angoli mentali che fondono le misure delle distanze assieme alle profondità espressive del Vero.
Paul Beel presenta le tele come finestre chiuse sull’uomo. Volti compatti, luci oniriche e masse muscolari livide presentano i loro soggetti come entità ben conosciute e radicate in se stesse. Nessun contorno è sfumato, i colori sono lasciati ruvidi in superficie, mentre le campiture retrostanti sono concentrate a difendere i volumi dei corpi. Le espressioni di giovani donne, uomini di colore, ragazzi o semplici comparse sembrano interamente piegate ai giochi del Fato e alle dicerie dei suoi falsi miti. Determinista, più che meramente realista, Beel non esplora le possibilità della rappresentazione, ma preferisce tuffarsi frontalmente nelle acque metasceniche di situazioni bloccate all’attimo in cui stanno per cambiare. Ambienti che filtrano il mistero della composizione trasformando dettagli in simboli che spaccano l’aria azzurrognola. Intorno.
La mostra di William Marc Zanghi, invece, presenta un ciclo di 30 opere che vanno a sottolineare l’evoluzione del percorso artistico degli ultimi tre anni. Dalla personale del 2007, con la trasformazione dei paesaggi dalle Siberie a quelli denominati Acid zone; da un paesaggio iper-popolato da corpi che non interagiscono tra loro a un paesaggio di siti acquatici umidi e inquietanti, come una sorta di palude sempre affollata da presenze che trovano rifugio nell’umidità fitta di una natura attraversata da cromie artificiali. Ogni elemento vegetale o costitutivo del paesaggio è percorso da fibre che uniscono verticalmente il Tutto del registro visivo. Zanghi, mosso da un naturale e veloce istinto di sovrapposizione degli elementi compositivi, concepisce la pittura come uno strumento deviato rispetto alla sua verosimiglianza con il Reale, mischiando contrasti dell’assurdo con allucinazioni organiche dal retrogusto fantastico.
Avendo la possibilità di interpellarli entrambi, abbiamo posto a Beel e a Zanghi le stesse domande per sottoporre, alla nostra lente di ingrandmento, la scoperta di verosimiglianze che non solo sembrano biunivoche, ma a tratti, potrebbero diventare fondanti.


Ginevra Bria: Dove volete far guardare quando dipingete? Qual’è il punto più lontano, o più vicino, che voi rivelate a chi si trova davanti ai vostri dipinti?
Paul Beel:
Voglio far guardare dappertutto. Mentre lavoro guardo ogni centimetro del quadro intensamente, e spero che la gente possa fare lo stesso; e anche se quel centimetro al di là sembra insignificante, ha un grande ruolo nella funzionalità dell’ insieme. Il punto più lontano cambia da quadro a quadro, ma spesso rappresenta per me o le paure più profonde o la speranza. La speranza è spesso lontana, ma è comunque lì.  Il punto più vicino è normalmente una figura o meglio una faccia.
William Marc Zanghi: I miei paesaggi in questo ultimo ciclo di lavoro sono solo luoghi dove tutto può accadere, sono dei contenitori di possibilità.

L’Uomo chi o che cosa è per voi?
Paul Beel: L’uomo è un assemblage di elementi (c.a. 90% di acqua) con una forma più o meno simmetrica dotato dell’abilità di camminare in posizione eretta e con i pollici opponibili. Ha sviluppato complessissimi sistemi di comportamento nella sua lotta per la sopravvivenza, è capace di grande generosità, gioia e amore, ma anche di follie senza fine. Ogni esempio di Homo Sapiens è unico, anche se tende a seguire pattern già definiti.  Ogni momento nella vita di qualsiasi individuo ha in sé un universo di mistero e bellezza, se la cerca.
William Marc Zanghi: La figura dell’uomo ha la stessa importanza del paesaggio nella costruzione formale dell’opera, ma sia l’uomo che l’animale sono un elemento fugace all’interno di essa. Ciò dà all’osservatore la perenne impressione del mutare degli eventi.

Fare luce, nei vostri ritratti, significa:

Paul Beel: Fare il mio lavoro; creare un ambiance, creare un’emozione, parlare di cose banali come bellezza, fede, natura, male…
William Marc Zanghi: Nei dipinti di Paul Beel oltre la sua indiscussa maestria nell’affrontare il ritratto, vedo la forte capacità nel raccontare i soggetti ritratti oltre l’immagine stessa.

Cosa vedete l’uno nei dipinti dell’altro? Cosa, secondo voi, vi è veramente comune?
Paul Beel:
Vedo l’uomo e l’animale sulla stessa zattera circondato da roba bella ma tossica e assolutamente innaturale. O, forse, vedo semplicemente un individuo che dipinge in questo modo perché si è veramente divertito un sacco facendo dei quadri proprio così. Cosa ci accomuna? I nostri pollici opponibili.
William Marc Zanghi: Ci accomuna sicuramente l’affrontare la pittura con grande energia sia fisica che mentale.

La mostra in breve:
Paul Beel / William Zanghi
BonelliLAB
via Cavour 29, Canneto sull’Oglio (MN)
Info: +39 0376 244769 / 723161
www.bonelliarte.com
Fino al 5 dicembre 2010

In alto, da sinistra:
Paul Beel, “Portrait of Don Gately”, 2010, olio su tela, cm 100×100
Paul Beel, “Libby with blue shawl”, 2010, olio su tela, cm 20×20
In basso, da sinistra:
William Marc Zanghi, “Contemporary philosopher II”, 2010, vernice su tela, cm 140×170
William Marc Zanghi, “Chemist monkey”, 2010, vernice su tela, cm160x200

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