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TORINO | Docks Dora | 30 ottobre – 4 novembre 2018

Intervista ad OLGA GAMBARI di Irene Biolchini

Olga Gambari

NESXT  Festival è alla sua terza edizione. Ideato e prodotto dall’Associazione ArteSera e a cura di Olga Gambari e Annalisa Russo, NESXT non è la risposta indipendente ad una fiera, quanto uno spazio fisico nel quale poter incontrare e mettere in pratica forme di progettualità indipendenti. Ma indipendenti da chi e da cosa? Nel corso dell’intervista con Olga Gambari si è cercato di fare il punto, di capire le ragioni di questo festival e di spiegare perché sia un incontro necessario per capire come poter costruire un nuovo modo di fare arte.

Le descrizioni dei progetti selezionati fanno emergere in maniera chiara come la open call sia uno strumento frequentemente utilizzato nelle loro pratiche. In maniera interessante NESXT si è strutturato proprio grazie ad una open call. Come leggi questa continuità tra la pratica di selezione adottata e la progettualità di questi spazi indipendenti? È secondo te un sintomo di una certa democratizzazione e apertura del processo di selezione?
Seguire le open call e non solo inviti diretti o conoscenze personali significa guardare al mondo come un luogo da esplorare, predisposto allo scambio e al contatto, un concetto di società aperto ed evoluto, sicuramente impostato democraticamente.

Cantieri d’Arte, Anna Raimondo, Come un mare fuor d’acqua # 3, courtesy Cantieri d’Arte, foto: Chiara Ernandes

I nove progetti esposti sono tutti caratterizzati da un coinvolgimento del “pubblico” in maniere più o meno partecipate. Come spieghi questo desiderio, così diffuso, di ritornare al contatto diretto con le persone, anche in maniera non critica, ma anzi quasi con un legame immediato, esperienziale?
I nostri criteri di selezione richiedevano proprio spazi nelle cui progettualità ci fossero questi valori: la processualità come momento fondamentale di elaborazione concettuale e di coinvolgimento di altri soggetti oltre che del territorio, la condivisione, l’arte come luogo di incontro e sviluppo, formazione, scambio collettivo, per raggiungere il risultato finale di una produzione artistica e culturale. Questi sono requisiti fondamentali che connotano da sempre le vere pratiche indipendenti, al di là di mode ed etichette che ne adottano solo il nome ma nessun tipo di valori e ideali. Tenendo conto dell’aggiornamento e dell’evoluzione legata al mutamento storico, nel Novecento, e ancora prima, questi sono sempre stati requisiti e caratteristiche comuni, pur nell’eterogeneità e pluralità di forme e dinamiche delle pratiche indipendenti e autonome.

Farmacia Wurmkos, Mauro Panzeri, Fata Morgana, 2015, Installazione, Farmacia Wurmkos, Sesto San Giovanni (MI)

Nell’edizione speciale di Garibaldi – uscito in occasione di Nexst, e che vede gli interventi di Lorenzo Balbi, Serena Carbone, Olga Gambari, Pietro Gaglianò e Alessandra Pioselli – la giuria di selezione ha creato un proprio ‘glossario’ dell’indipendenza. Leggendo gli interventi emerge chiaramente come l’approccio orizzontale ed un sistematico rifiuto del mercato siano punti fondamentali su cui costruire la propria autonomia. Sembra che le cose siano molto cambiate rispetto a quasi 40 anni fa in cui Bonito Oliva (presentando la Transavanguardia) scriveva: ‘La novità nasce sempre da una richiesta del mercato che ha bisogno della stessa merce, ma trasformata nella forma’. O forse non siamo poi così lontani dato che quel mercato di cui parlava Oliva si è di molto trasformato…
Non è esattamente così. Respingere la possibilità di sussistenza e il valore di libertà che il mercato\denaro, gestito e utilizzato come mezzo e non come fine, può portare, sarebbe una rigidità ideologica e un dogmatismo slegati dal legame tra arte e vita. Si deve sviluppare una costante analisi critica e mantenere una consapevolezza data anche dal vivere in una comunità di persone che si confrontano, che condividono saperi ed esperienze mettendo al primo posto valori opposti alla società che invece il sistema mercato ha plasmato a suo uso e consumo.

Lottozero, Luca Vanello, Generous Images Unable to Reach, work in progress (stracciatura), 2017

Dopo la caduta del muro di Berlino il mercato è stato vissuto da molti paesi sottoposti a forme di potere politico centralizzato come una forma di libertà. L’indipendenza era garantita dalla possibilità di lavorare fuori da fondi statali. Ad oggi sembra esserci un’inversione, nel senso che molti spazi prediligono la compartecipazione a bandi pubblici (ed europei) al mercato. Cosa ha favorito il salto a tuo avviso? Credi che la cooperazione necessaria nella pratica dei fondi europei, ad esempio, fornisca gli strumenti per difendersi da forme di interferenze esterne sviluppando una pratica più libera?
Ogni discorso va contestualizzato nel contingente specifico e spesso questo tipo di approccio ha caratteristiche generiche e qualunquiste. Non sono meglio i soldi pubblici o privati a priori. Dipende da chi è il privato, da quale è l’obbiettivo del pubblico, per esempio. Certo non si possono prendere fondi da aziende eticamente scorrette o che interferiscano con la libertà e autonomia di pensiero e azione dei progetti. Ma pensate al valore di un’azienda che decide di investire e supportare progetti artistici e culturali come per esempio quelli degli spazi indipendenti, o dell’arte partecipativa e pubblica. C’è un enorme potenziale di modello, di sviluppo, di evoluzione sociale in questo, che non si può respingere in blocco.

Collettivo Bordelight, “PaesaggioM6” stampa della serie “Visione Periferica” di Emilia Castioni

NESXT Indipendent Art Festival
III edizione

30 ottobre – 4 novembre 2018

Docks Dora
via Valprato 68, Torino

Realtà indipendenti selezionate tramite call:

Borderlight (Milano), Cantieri d’arte (Viterbo), Farmacia Wurmkos (Sesto San Giovanni- Milano), FatStudio (San Lazzaro -Bologna),  Lottozero (Prato), MUCHO MAS! (Torino), Novella Guerra (Imola), Porto dell’Arte (Bologna), VILLAM (Roma).

Programma di incontri, talk ed eventi:

Il Cerchio e le GocceLaboratorio Koiné + Arteco, hub dedicati rispettivamente alla parola e alla musica. Novella Guerra (ospitato da Studio65), attiverà un ciclo continuo di incontri, talk e workshop.  Come Together realizzato da Marseille Expos e NESXT in collaborazione con le città di Torino e Marsiglia (2 novembre). FatStudio (ospitato da Superbudda) presenterà un programma di live e spettacoli per tutta la settimana del festival.

Si continua in città con Autofocus#10 – VANNI, Barriera, Comodo 64 + Minimum Studio (Palermo), Fusion Art Gallery, Galleria Cristiani, Galleria Moitre, Galo Art Gallery, Idem Studio, Isole Studio, Jest,  Kspaces, Studio Nucleo, Quasi Quadro, viadellaFucina16 Condominio- Museo, Davide Paludetto, Phos, Spazio Ferramenta + Fondazione Malutta,  Studio Bild, Via Pisa 53 e Teatro Espace

Orari: martedì 30 ottobre OPENING
mercoledì 31 ottobre: 16.00 – 19.30
giovedì 1 novembre, venerdì 2 e sabato 3: 16.00 – 24.00
domenica 4 novembre   12.00 – 20.00

Ingresso gratuito

Info: www.nesxt.org

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