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JESI | PALAZZO BISACCIONI | Fino all’11 aprile 2023

di ARIANNA BONVECCHI 

Habitat. Le forme e i modi della Natura, esposta a Palazzo Bisaccioni a Jesi e a cura di Stefano Verri, propone un viaggio esplorativo attraverso una serie di opere, tra sculture, piccole installazioni, fotografie e quadri figurativi o aniconici, alla scoperta della trasformazione della percezione della natura avvenuta nel corso XX secolo fino agli inizi del XXI secolo. La natura, in senso di habitat, è il luogo che per le sue qualità può permettere agli organismi viventi di prosperare e riprodursi, ed è sempre stata percepita sin dall’antichità come una forza irrazionale, seducente, amena, ma anche distruttiva e aspra: fonte di armonia tanto quanto di pericolo. La progressiva emancipazione tecnica dell’essere umano ci costringe ad aggiungere un’ulteriore caratteristica al concetto di natura, una narrazione inedita figlia del Secolo Breve: vittima. E noi siamo i suoi carnefici. Non a caso questa è l’età dell’Antropocene, del tardo capitalismo, dei consumi di massa estremi e dello sfrenato individualismo, in cui l’essere umano percepisce la natura come una risorsa da sfruttare o da trasformare ad esclusivo vantaggio di sé stesso, come nel caso della distruzione delle foreste.

Darren Almond, Fullmoon@Svartifoss, 2007, stampa cromogenica, 150×120 cm, Collezione Intesa Sanpaolo. Archivio Patrimonio Artistico Intesa Sanpaolo/ foto Marco Beck Peccoz, Milano

La mostra prende le mosse da tutte queste premesse, e, come spiega il curatore nel testo in catalogo, illustra come l’arte abbia la capacità di ricreare questo perso senso di appartenenza uomo-natura: “l’opera d’arte è […] lo strumento che la società ha a disposizione per […] riconnettersi con atto immaginativo al proprio habitat, mentre l’artista è colui che racconta attraverso la sua sensibilità – e ovvia individualità – questo progressivo mutamento di prospettive, questo lento processo di cambiamento che trasforma la percezione umana degli elementi naturali”. L’arte dei grandi maestri del ‘900, dunque, si fa non solo testimone di questo radicale ribaltamento di prospettive, ma anche medium tra la natura e l’uomo per spronare ad un ulteriore stravolgimento di visione, superamento delle prime due: l’uomo è natura, e, quindi, parte di un sistema olistico, in cui le azioni di ogni singolo componente si influenzano vicendevolmente. Questa stessa idea di una forma universale delle cose la ritroviamo nel dittico Firing Squad (2009) di Andrea Mastrovito, in cui l’artista utilizza una simbologia allegorica di matrice surrealista per invocare una concezione animistica della natura: ed ecco apparire figure umane fuse con tronchi di alberi. Jan Fabre utilizza scheletri di cicala come metafora di quella catena che lega insieme tutti gli esseri viventi, per cui l’esistenza dell’essere umano è stata trasmessa da altri e non è altro che la continuazione di vite che l’hanno preceduta.

Andrea Mastrovito, Firing squad – dittico, 2009, collage di carte colorate, Collezione Intesa Sanpaolo

Il paesaggio stesso diventa tale solo nel momento in cui entra in relazione con l’uomo, o meglio quando è l’uomo ad entrare in relazione con la natura, che viene da esso scomposta e parcellizzata in singole parti. Luca Maria Patella delimita porzioni di terreno arato e fertile con lunghi nastri bianchi in Terra animata (1967) proprio per rappresentare questa stessa nozione di animazione della terra da coltivare solo grazie alla presenza psicologica dell’artista. Giuseppe Penone esplora ancora i temi a lui particolarmente cari di Alpi marittime (1967-68) in Scrive legge ricorda (1972), una serie di tre fotografie in cui l’artista conficca un cuneo di metallo con inciso il suo nome in un albero: da una parte gli effetti indelebili dell’azione umana sulla natura, dall’altra la volontà di entrare in diretto rapporto con la natura stessa, di unirsi e fondersi ad essa. Non è un caso che Patella e Penone abbiano iniziato la loro carriera affrontando queste tematiche, spronati dall’ardore rivoluzionario delle rivolte studentesche e dei movimenti ambientalisti che iniziano a militare proprio negli anni ’60.

Giuseppe Penone, Scrive legge ricorda, 1972, fotografie a colori in cornici di legno e barra di acciaio posata su una base di legno, 35×70,5×13 cm. Collezione Intesa Sanpaolo. Archivio Patrimonio Artistico Intesa Sanpaolo / Photo credits: Marco Ricci

Gli artisti esibiti sono in totale trentanove, molti di grande fama internazionale: Pablo Picasso, Giacomo Balla, Giorgio de Chirico, Lucio Fontana e Arnaldo Pomodoro tra i tanti. Tranne che per Balla e de Chirico (e altri pochi esempi in mostra, tra cui Rosai, Pei Ming, Salvo, Treccani, Marussig), non c’è una rappresentazione diretta del tema di fondo, il rapporto uomo-natura. Più spesso invece “la rappresentazione cede il passo ad una dimensione percettiva relazionale che oscilla tra il simbolismo più o meno nascosto e il piglio concettuale”, come spiega Silvia Bordini nel proprio saggio. Di fortissimo impatto è, da questo punto di vista, Ice Age (2001) di Peter Halley. Già negli anni ’80 l’artista inizia ad intuire quello che sarebbe divenuto l’isolamento tecnologico, che rappresenta attraverso griglie rigorosamente geometriche – quadrati, rettangoli, condutture – dai colori piatti e brillanti, in dialogo diretto con la tradizione astrattista internazionale. Tali geometrie rinviano non a caso ai circuiti elettrici, alle connessioni del web, ma anche alle strutture urbanistiche e agli spigoli dei grattacieli. Una critica verso il rampante matematismo della società industrializzata, in cui siamo tutti più facilmente connessi e allo stesso tempo più isolati.

Eugenio Miccini, Gli dei non amano il disordine, 1972, tecnica mista su tela, 110×110 cm. Collezione Intesa Sanpaolo. Archivio Patrimonio Artistico Intesa Sanpaolo / foto Paolo Vandrasch, Milano

La mostra è stata promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, con il coordinamento del Segretario Generale Mauro Tarantino e tutte le opere provengono dalle Collezioni Intesa Sanpaolo. La mostra è stata patrocinata dal Ministero della Cultura e dalla Regione Marche.

Habitat. Le forme e i modi della Natura, installation view, Palazzo Bisaccioni, Jesi

Habitat
Le forme e i modi della Natura
a cura di Stefano Verri

Promossa da Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi
in collaborazione con Intesa Sanpaolo

2 dicembre 2022 – 11 aprile 2023

Palazzo Bisaccioni, Jesi (AN)

Info: 0731 207523
info@fondazionecrj.it
www.fondazionecrj.it

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