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MILANO | BUILDING  | Fino al 23 marzo 2024

di MATTEO GALBIATI

Alla fine di una lettera, di una comunicazione, quando si pensava di aver chiuso ogni discorso, si ricorre al post scriptum, la postilla che diventa necessaria per il definitivo epilogo dell’argomento trattato. Un’aggiunta indispensabile che supera una fine presunta. Ha una logica efficace il titolo che Gianluigi Colin (1956) ha voluto per la sua personale – curata da Bruno Corà negli ambienti di BUILDING a Milano – in cui presenta una selezione di 34 opere inedite realizzate appositamente per l’occasione: proprio con (un) Post Scriptum ci concede di osservare l’esito di un lavoro che, sviluppato negli ultimi tre anni, affonda le radici del proprio presupposto estetico-concettuale in una ricerca intrapresa oltre un decennio fa.

Gianluigi Colin, 15/06/2023, 2023, inchiostro offset su poliestere intelato / offset ink on framed polyester, 208 x 172 cm

Di più è il contenuto stesso della pittura, intesa come immagine dipinta, come colore steso e riportato su un supporto che si identifica nel “quadro”, a cercare un rimando, un’evocazione, un’altra possibilità per tenere ferma la memoria e per irradiare di vita quanto tendiamo ad annullare. È la Pittura che sa e può tornare strumento espressivamente potente da imporre ancora il segno e il senso di un travaso narrativo come un qualcosa da ribadire, aggiungendo tempo e parole trasfigurati nel continuo presente della stessa immagine pittorica. Nulla allora viene disperso o perduto.
Colin scrive, dipingendo, la sua postilla, la sua ultima nota aggiunta: con queste opere puntualizza quanto, rimasto inespresso o che, passato via veloce e consumato altrettanto celermente, potrebbe aver esaurito il suo valore significante. Ecco come si fa interprete di quel colore, personalmente caratteristico e singolarmente connotato, con cui riesce a oltrepassare la dimenticanza delle cose e a sa ridare loro altro senso e dimensione. Dà una possibilità a quanto non si è esaudito come forma – scritta o rappresentata – e ne riassegna una destinazione che si propone come destino differente, come altro approdo del nostro pensare.

Gianluigi Colin. Post Scriptum, installation view, BUILDING, Milano Ph. Ilaria Maiorino

Il post scriptum da lui individuato dà pittoricamente eco a quello che quotidianamente consideriamo come informazione e lo fa congiuntamente, sia unendo quanto fluisce nel sistema comunicativo odierno, sia praticando quello che tradizionalmente cerca la pittura. Se per noi è veloce il modo di gestire la nostra comunicazione attuale (dispersa e rapida), Colin ci dà, in queste tele, lo strumento per impossessarci di un rallentamento, per riflettere, osservandolo trasformato, su quello che superficialmente consumiamo con avidità distratta.
Scombinando le carte, mischiando il tutto in una sola voce, da artista riesuma quegli “stracci” – in forma di grandi tele – usati per pulire le rotative che le industrie tipografie ogni giorno utilizzano per stampare giornali, riviste, mezzi di informazione, etc… In quel tessuto si condensa ciò che non è arrivato alla carta stampata, ciò che in potenza sarebbe potuto essere divorato dalla nostra bulimia comunicativa. Colin cerca e svolge il potenziale dell’inespresso.

Gianluigi Colin. Post Scriptum, installation view, BUILDING, Milano Ph. Ilaria Maiorino

Colin interviene riassestando impressioni sindoniche che, attraverso impattanti aurore fluttuanti dai cromatismi diversi, colgono lo spirito di quello che, non transitato sulla carta stampata, come residuo si rianima a nuova vita. Vincendo l’oblio, il colore diventa il fattore unificante e, nelle tracce imprecise e incerte delle sfumature, nelle luci e nelle ombre, negli addensamenti e nelle rarefazioni, Colin – intrecciando l’anima di scrittore a quella di artista – sa puntualizzare con l’attenzione di un preveggente, il mistero di ciò che deve ancora venire. Scavando nella propria peculiare dimensione interiore, tesse le trame di un “discorso” che, nella bellezza della sua totalità, con uno slancio di grande speranza, per noi osservatori sa e può ancora essere universale.

Gianluigi Colin. Post Scriptum
a cura di Bruno Corà

8 febbraio – 23 marzo 2024

BUILDING
Via Monte di Pietà 23, Milano

Orari: da martedì a sabato 10.00-19.00

Info: +39 02 89094995
info@building-gallery.com
www.building-gallery.com

Gianluigi Colin (Pordenone, 1956) vive e lavora a Milano. Da molti anni conduce una ricerca artistica intorno al dialogo tra le immagini e le parole. Il suo lavoro nasce come investigazione sul passato, sul senso della rappresentazione, sulla stratificazione dello sguardo. Si tratta di una poetica densa di richiami alla storia dell’arte e alla cronaca, che tende a porre sul medesimo piano memoria e attualità, facendo sfumare i confini tra le epoche. Una poetica dal forte impegno civile ed etico, che vuole restituire all’esperienza artistica forti valenze militanti.
Sue mostre personali si sono tenute in numerose istituzioni italiane e straniere, tra le quali: Arengario di Milano, 1998; Centro Cultural Recoleta di Buenos Aires, 2002; Museo Manege di San Pietroburgo, 2003; Bienal del Fin del Mundo a Ushuaia, 2007; Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina – Museo MADRE di Napoli, 2011; Museo Istituto d’Arte Moderna – IVAM di Valencia, 2011; Fondazione Marconi di Milano, 2012; Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea a Pordenone, 2014; MARCA – Museo delle Arti di Catanzaro, 2016-2017; Triennale Milano, 2018; Visionarea Art Space di Roma, 2019; Palazzo del Governatore a Parma, 2020, in occasione delle manifestazioni di Parma Capitale della Cultura. Protagonista di performance (organizzate in varie parti del mondo), è stato invitato a “Valencia09” (presso l’IVAM di Valencia, nel 2009) e selezionato per il Padiglione Italia della 54a Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia nel 2011.
Alcune sue opere sono presenti in collezioni private, musei e istituzioni pubbliche in Italia e all’estero. Colin per molti anni è stato art director del “Corriere della Sera”; attualmente è cover editor de “la Lettura” e de “la Lectura” de “El Mundo”, di Madrid. Tiene conferenze, seminari e corsi universitari. Ha scritto numerosi saggi e articoli sulla fotografia, sulla comunicazione visiva e attualmente scrive di arte sulle pagine culturali del “Corriere della Sera”.

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