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BERLINO | Luisa Catucci Gallery | 30 maggio – 13 luglio 2019

Con la mostra Another Multiverse si crea un dialogo artistico e filosofico tra l’artista italiano Paolo Treni e il fotografo tedesco Boris Eldagsen.
La mostra vuole diventare una sorta di omaggio metafisico alla teoria della fisica quantistica del Multiverso, un’ipotetica raccolta di universi multipli, compreso l’universo in cui viviamo, ognuno dei quali comprenderebbe tutto ciò che è accessibile sperimentalmente da una comunità di osservatori: la totalità di spazio,  tempo,  materia,  energia, leggi fisiche e le costanti che li descrivono.

Grandangolare Paolo Treni Nubes-Pulsar e Boris Wall-poems, Luisa Catucci Gallery, installation view

Boris Eldagsen ha sfidato l’idea di una realtà unica attraverso le sue immagini, indagando il multiverso della mente umana al fine di esaminare l’inconscio, comunicando a livello onirico attraverso le immagini che crea. Studiando ed esplorando la dimensione subcosciente della vita in modo molto metodico, Eldagsen trasforma i soggetti delle sue fotografie in archetipi psicologici, capaci di aprire porte a emozioni e sbloccare ricordi, sia sul piano soggettivo che su quello collettivo. Nonostante oltre 200 anni di psicologia, l’inconscio umano rimane vago e potente come gli dei da cui si è emancipato. Come serbatoio delle nostre esperienze passate, esso immagazzina impulsi e sentimenti a cui non abbiamo razionalmente accesso. Eldagsen lavora solo di notte, con un equipaggiamento minimo, un approccio diretto con la macchina, senza manipolazioni digitali. Come una falena, vaga per le strade alla ricerca della luce,  praticando quella che ha definito “Inverted Street Photography”: invece di esplorare storie, un luogo o una persona, dirotta e trasforma ciò che vede con la sua macchina fotografica in simbolo del funzionamento costante della mente.  Altre volte mette in scena immagini con modelli per creare ritratti dell’Inconscio Collettivo. Per sviluppare idee e impulsi per lo scatto, Boris rintraccia le aree sovrapposte del suo inconscio come dei modelli, lasciandosi poi fluire nelle dinamiche della ripresa per scendere più in profondità nella tana del Bianconiglio. La sua poesia visiva trasporta lo spettatore tra il sublime e il misterioso, dove gli attributi della fotografia, della pittura, del teatro e dell’arte si uniscono.

Boris Eldagsen, cosmos_S_POEM115

Da parte sua, l’artista italiano Paolo Treni sta realizzando affascinanti opere su plexiglas con l’uso di laser, vernici, pigmenti e smalti che hanno il potere di portare lo spettatore in un’altra dimensione attraverso il processo di riflessione e rifrazione della luce.  Treni,  infatti,  è in grado di creare un dialogo in continua evoluzione tra lo spettatore e la sua opera d’arte che è sempre in bilico tra colori e forme a seconda della luce e del punto di vista. Il lavoro di Paolo Treni è il risultato  di  un  processo  profondo di  auto-esplorazione  che  ha  realizzato  grazie  al  Teatro  Jacques  Lecoq  di  Parigi. Attraverso questo approccio teatrale, Paolo ha iniziato un’analisi interiore per rievocare la dimensione astratta fatta di spazi, luci, colori, materiali, suoni che sono stati depositati in lui da varie esperienze e percezioni. All’improvviso, questa dimensione entra nell’area dell’immaginario collettivo, si muove sospesa sull’orlo tra sogno e realtà: questa è la fonte del suo processo creativo. Dalle prime opere disegnate su fondo nero, con forti contrasti cromatici dalle reminiscenze olografiche,  si passa ad un’indagine sul rapporto colore-forma legata allo spazio: i temi delle sue opere rappresentano sia la frammentazione sia il carattere esplosivo della rivoluzione tecnologica, così come le opere incentrate su mondi fluidi interpretano visivamente il concetto di modernità liquida post-baumaniana. Come la teoria del Multiverso, le opere di Paolo Treni sfidano l’idea di opera statica e unica,  infatti,  grazie alla luce e alla rifrangenza,  sono in grado di cambiare continuamente aspetto offrendo al pubblico un’esperienza visiva multiforme.

Paolo Treni, Ex Glacie Exurgo e Boris Poems, Luisa Catucci Gallery, installation View

Il 3D tour dell’intera mostra è disponibile al seguente link:
https://my.matterport.com/show/?m=d4MCVSaoPLR&brand=0&play=1undefined

Boris Eldagsen è un artista tedesco nato nel 1970 che vive e lavora a Berlino. Ha studiato fotografia e arti visive all’Accademia d’arte di Magonza, arte concettuale e intermedia all’Accademia di Belle Arti di Praga e Belle Arti alla Sarojini Naidu School of  Arts & Communication Hyderabad, India. Inoltre,  ha studiato  filosofia presso le Università di Colonia e Magonza. Il suo lavoro fotomediale è stato esposto a livello internazionale in istituzioni, fiere e festival.

Paolo Treni è nato nel 1981 sulle rive del Lago di Garda, Italia. Oggi vive e lavora tra Brescia e Milano. A Milano, si è laureato in Comunicazione all’Università Cattolica e si è diplomato alla scuola di teatro del Teatro Arsenale. Il rapporto con il Teatro ha plasmato la sua ricerca artistica e gli ha dato l’opportunità di lavorare nel laboratorio di scenografia di Jacques Lecoq a Parigi, applicando al “set design” il metodo di analisi del movimento sviluppato dal maestro francese.

 

Another Multiverse
Boris Eldagsen e Paolo Treni

30 maggio – 13 luglio 2019

Luisa Catucci Gallery
Allerstr. 38, Berlino

Info: info@luisacatucci.com
www.luisacatucci.com

 

 

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