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BERGAMO | GAMeC e Palazzo della Ragione | Fino al 26 agosto 2018

di MATTEO GALBIATI

La ricerca radicale di Gary Kuehn (1939) è la protagonista assoluta della grande mostra che la GAMeC di Bergamo dedica all’artista americano, segnando, con questa scelta programmatica, il nuovo corso fortemente voluto dal nuovo direttore Lorenzo Giusti.

Gary Kuehn, Wedge Piece, 1967, legno, fibra di vetro pigmentata, 30.5×121.9×111.8 cm Courtesy Häusler Contemporary München | Zürich Foto Cindy Hinant, New York

L’esposizione, infatti, risponde a quella nobile missione, frequentemente disattesa per seguire le mode facili, che un museo deve assolvere, ovvero quella di essere incubatore di progetti culturali di alto profilo che siano indicativi nel marcare storie, nel definire spunti di ricerca ed assolvere a impegni di rigore scientifico. Il direttore del museo bergamasco, che già abbiamo apprezzato per i progetti che aveva a suo tempo strutturato per il MAN di Nuoro, ha voluto aprire il suo mandato nell’istituzione lombarda proponendo al pubblico il profilo e il linguaggio di un artista che ha segnato la storia contemporanea e, spesso, ha saputo anticiparne linee e tendenze. Un carattere e un temperamento artistico il suo che, senza compromessi, lo ha portato ad essere un silenzioso artefice delle estetiche del nostro tempo.

Gary Kuehn. Il diletto del praticante, veduta della mostra, Palazzo della Ragione, Bergamo Foto Giulio Boem Courtesy GAMeC. Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

Le 70 opere (con sculture, disegni, dipinti e installazioni) propongono i tratti più salienti del lavoro di Kuehn che, coprendo un arco temporale ampio che va dagli anni Sessanta ai giorni nostri (con opere realizzate anche ad hoc per questa mostra), qui si legge nelle sue più complesse stratificazioni e i più emergenti spunti di riflessione: ogni lavoro, ridotto all’essenza, pone il suo sguardo in un’ottica di originalità assoluta che colloca la sua esperienza, pur con un’autonomia caratterizzante, in dialogo stretto con le maggiori tendenze del secondo Novecento. Tra minimalismo, post minimalismo, astrazione espressionista e rigore geometrico, il linguaggio dell’artista svela il suo interesse per lo scardinamento delle forme pure mettendo in risalto quelle possibili interne tensioni che ne mutano l’identità e ne aprono nuove prospettive di senso. Cambiamento e deformazione sono le chiavi di accesso che “muovono” gli intenti significanti del suo lavoro che, mettendo quasi in luce un processo in atto, accolgono nell’oggetto finito il progresso della sua costante evoluzione. Materiali diversi si modellano l’un con l’altro, segni fluidi ammorbidiscono le solidità delle materie, forma e antiforma, canone e antinorma introducono i principi di un’estetica coerente e libera, che ha saputo rinnovarsi nel tempo salvaguardando l’identità principale e prioritaria dell’artista.

Gary Kuehn, Black Painting, 2016, acrilico su tela, 61×61 cm Courtesy Häusler Contemporary München | Zürich Foto: Mischa Scherrer

La mostra di Bergamo, quindi, accoglie uno spettro davvero ampio di lavori che, data l’importanza della circostanza, si sono voluti distribuire in due sedi diverse, dando a ciascuna un preciso e intenso accento specifico: nella suggestiva e storica sede della Sala delle Capriate, nell’antico e centralissimo Palazzo delle Ragione, le sculture – molti pezzi segnano la storia dell’artista con partecipazioni illustri come per la mostra di Harald Szeeman del 1969 When attitude becames form – si dispongono, con studiata misura, in modo libero nello spazio concedendo allo spettatore di immergersi in una visione e partecipazione fluida e autonoma, con la quale recepire e scoprire le suggestioni dei lavori in modo singolare e libero. Nella sede della GAMeC sono accostate, invece, opere di diversa origine che, senza concedersi in un ordinamento cronologico rigoroso, mettono in dialogo le istanze diverse e le differenti anime del linguaggio di Kuehn.

Gary Kuehn. Il diletto del praticante, veduta della mostra, Palazzo della Ragione, Bergamo Foto Giulio Boem Courtesy GAMeC. Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

Autore forse poco noto al grande pubblico (ma anche a molti “addetti”), l’artista americano in questa circostanza diventa protagonista di un progetto che rafforza l’identità del nuovo percorso intrapreso dal museo bergamasco: promuovere la cultura ponendo al centro il dovere della conoscenza della storia, senza predicati altri, senza compromessi e senza rivendicazioni gridate o eclatanti. Questa proposta, aldilà dell’indiscutibile valore intrinseco legato alla grandezza dell’insegnamento dell’artista che promuove, si fa esempio di come devono essere organizzate e pensate le proposte museali, anche laddove si porta all’attenzione di un pubblico ampio e diversificato i temi complessi delle estetiche del presente. Senza inseguire o assecondare i gusti dei visitatori, si riesce ad educare ad una peculiare bellezza, raccontando la storia e rendendola conoscenza. Con garbo e con gusto, ma anche con rigore e con sapienza.

Gary Kuehn. Il diletto del praticante
a cura di Lorenzo Giusti
catalogo edito da Mousse Publishing

8 giugno – 26 agosto 2018

Galleria I piano
GAMeC Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea
Via San Tomaso 53, Bergamo

Orari: da lunedì a domenica 10.00-19.00; giovedì 10.00-22.00; chiuso il martedì; la biglietteria chiude un’ora prima

Ingresso unico per GAMeC e Accademia Carrara intero €12.00; ridotto €10.00

e

Sala delle Capriate
Palazzo delle Ragione
Piazza Vecchia, Bergamo

Orari: da lunedì a domenica ore 11.00-18.00; chiuso il martedì
Ingresso libero

Info: +39 035 270272
www.gamec.it

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