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di ILARIA INTROZZI

Ascoltare la pittura. Dialogarci e imprimerne il suo significato. È l’espressione artistica di Andrea Barzaghi (Monza, 1988). Il pittore lombardo, formatosi tra Urbino e l’Accademia di Norimberga, comunica con il suo medium come se stesse parlando (o interpretando) un discorso tra esseri umani, dando alla luce degli spazi in cui è esposto – dalla Triennale di Milano a gallerie come Société Interludio a Torino –, il suo lavoro. Complice la sperimentazione che dà come risultato nuove serie. È accaduto recentemente con la mostra presentata da Cardelli  & Fontana in cui ha esposto un ciclo inedito di lavori su carta. 

Andrea, partiamo dalle cose semplici: quando l’arte entra nella tua vita?
Non ricordo bene, penso quando ho scelto di fare il liceo artistico, quando ho capito che volevo assolutamente riuscire a disegnare un volto in maniera realistica.

Andrea Barzaghi, Altare, 2022, olio su tela, cm 250×153

Molti tuoi lavori sono attualmente presenti in diversi spazi e mostre: ce le racconti?
In questo momento il mio dipinto Altare è esposto alla Triennale di Milano per la mostra Pittura italiana oggi. Quest’opera fa parte di una serie di lavori in cui riassumo diversi aspetti della mia ricerca, unendo tele diverse che ripropongono  una narrazione trasversale, come se fosse una sezione di più universi paralleli.
Si è da poco conclusa la mostra da Cardelli & Fontana in cui ho presentato un nuovo ciclo di lavori su carta. Sono pitture scure, ombrose, quasi crepuscolari come suggerisce il titolo dell’opera più grande: Pittura nera. Questa e le altre tre opere su carta esposte sono composte da più fogli incorniciati e presentati a gruppi, formando così un’immagine unica.

Andrea Barzaghi, Pittura nera, 2023, tecnica mista su carta, cm 214×188

L’effetto creato da tutte le cornici unite è quello di una grata, una finestra, che accentua la divisione spaziale tra la scena dipinta e l’osservatore che in tal modo diventa quasi voyeur. Conclude la mostra Burning man, una tela di grande formato, questa volta colorata, che assume il ruolo di prologo, d’introduzione per le altre opere esposte. In questa mostra ho indagato il significato di  essere umano partendo da alcune delle sue accezione più primarie: la nascita (Donna che dà alla luce il mare), la morte (Il sogno di un uomo morto), e la ricerca di un senso (Il Giardiniere).
A ottobre ero finalista al premio Cairo con l’opera Storia degli uomini che decisero di diventare pietra, un grande olio su tela. Nonostante il dipinto sia per definizione e necessità immobile, in realtà esso muta, rivelando ogni volta un dettaglio diverso, manifestandosi nella sua interezza nel tempo. L’opera vede più soggetti, più storie che si annodano sino a collassare l’una nell’altra, creando un magma narrativo in bilico tra astrazione e figurazione. Il mese scorso invece ho ricevuto una menzione speciale al Premio Fabbri con l’opera La strada rocciosa in cui intreccio e sintetizzo più narrazioni su di una stessa superficie.

Andrea Barzaghi, La strada rocciosa, 2022, olio su tela, cm 40×50

La giovane galleria Société Interludio di Torino ti ha eletto tra i suoi artisti di punta: l’avere un veicolo espositivo come questo, volto alla sperimentazione e alla condivisione, ti è utile in termini di creazione?
Certamente. Con Stefania Margiacchi c’è sempre stata sintonia per quanto riguarda l’idea di fare Arte. So di avere una controparte sensibile e preparata con cui riesco a proteggere la purezza della creazione.
Da quando lavoriamo assieme, cioè da quando ha aperto la galleria nel 2018, l’importanza data alla sperimentazione da ambo le parti ha portato a dei risultati di cui sono molto soddisfatto, siano essi una mostra collettiva come Vie di fuga (2018) o un progetto personale come Milano-Torino (2021). In quest’ultimo caso poi, il taglio sperimentale – senza compromessi – della mostra è stato senz’altro premiato dal riscontro molto positivo ottenuto soprattutto dal pubblico di settore.

Da pittore, hai detto che questa tecnica riguarda “un modo specifico di relazionarsi all’Arte, alla vita”. Tu come ti confronti con essa?
Ho imparato negli anni a dialogarci. La Pittura ha dei bisogni propri e compito del Pittore è quello di ascoltarla, instaurare un dialogo. A volte questo dialogo ha le sembianze di una danza, altre volte di una lotta. Sono modi di comunicare diversi, che si alternano, anche mentre sto lavorando alla stessa tela.
Quello che però è per me importante è il riuscire ad assecondare il più possibile le sue esigenze cercando di tenere a bada il mio ego di Pittore-Persona.

Andrea Barzaghi, Burning man, 2022, olio su tela, cm 220×160

Jackson Pollock disse: “Non fa molta differenza come la pittura viene applicata fintanto che qualcosa viene detto. La tecnica è solo un mezzo per arrivare a una dichiarazione.” Concordi?
Sì, ma non del tutto. Io vedo la tecnica come parte della dichiarazione. Forma e contenuto vanno di pari passo, a parer mio. L’opera è il luogo in cui si incontrano.
Per spiegarmi meglio: se io dipingo una tela a olio piuttosto che ad acrilico, questo è per me già parte della dichiarazione. La tecnica che scegli racconta molto di te e di cosa stai dicendo.
Il punto su cui concordo con Pollock è che se non hai nulla da dire o meglio, se non non sai chi sei e cosa vuoi, non importa che tecnica usi, il risultato non sarà Arte.

I tuoi punti di riferimento artistici?
Ce ne sono moltissimi. In certi momenti mi sento più affine ad alcuni, a volte ad altri. In questo periodo citerei Matthew Barney, Björk e la Nuova oggettività tedesca.

Andrea Barzaghi, Santa, 2023, olio su tela,  cm 50×42

L’arte è anche mercato: essendo esposto da anni in diverse fiere e gallerie, qual è la tua opinione su questo punto?
È una parte dell’arte che ha creato la nostra società e quindi dobbiamo fare i conti anche con questo. Sinceramente non è la mia parte preferita e ci sono molte dinamiche che non comprendo appieno o che non condivido. Nonostante ciò non cerco di fuggire dal mercato dell’arte, come dicevo, bisogna farci i conti. Quello che cerco di fare è non farmi condizionare troppo da esso e di proteggere il più possibile la purezza del lavoro.

Pare che la figurazione stia tornando alla ribalta per i collezionisti. Risulta anche a te? Secondo te perché?
Credo che sia normale che in tempi un po’ più incerti le persone tendano a cercare qualcosa di più solido, terra-terra, rassicurante. Forse sono anche momenti in cui riflettiamo più su che cosa siamo, cosa stiamo facendo. L’arte figurativa traduce in maniera più diretta questo tipo di pensieri.

Andrea Barzaghi, Storia degli uomini che decisero di diventare pietra, 2023, olio su tela, cm 190×145

Progetti in avvenire?
Prima di tutto voglio stare in studio e fare tanti errori. Ho tante idee e interrogativi che voglio tradurre in Pittura. Voglio anche prendermi il tempo per sbagliare, come dicevo; voglio perdermi nella Pittura, seguire strade che magari non portano a nulla, voglio provare quella sensazione di essere un pioniere in una terra sconosciuta – anche se solo a me.
Per parlare di cose più pratiche invece, il prossimo febbraio i miei lavori saranno nello stand di Société Interludio ad Artefiera Bologna.
Sempre l’anno prossimo esporrò alla fondazione Brodbeck per il Premio ArteMuseo, vinto quest’anno ad Artverona con un’opera esposta nello stand di Cardelli & Fontana.
In questo momento sto realizzando anche due etichette per due bottiglie riserva della cantina Deltetto, nel Roero. Infine, con Société Interludio stiamo ragionando su mostra che si occupa di un aspetto particolare della mia ricerca. Non vorrei però svelare di più.

Un pensiero per la pittura.
La Pittura è un’impostazione. Non è una mera tecnica o un medium. È una struttura mentale, umana, che ti fa vedere il mondo in un modo particolare. È una cosa molto seria, ma come tutte le cose serie, deve essere presa con leggerezza – in senso calviniano –, altrimenti rischi di farla marcire, come quando dai troppa acqua a una pianta. Ha a che fare col gioco. Picasso aveva ragione ad aver cercato per tutta la sua vita di dipingere come un bambino. I bambini quando giocano sono serissimi. Penso che probabilmente non si possa scegliere razionalmente di diventare Pittore. La pittura è molto spesso incompresa perché, per decifrarla, molte persone utilizzano un sistema razionale: con le parole non vai molto lontano con la pittura, secondo me. A proposito di questo, trovo sempre molto divertente ma anche un po’ inquietante che ci siano veramente poche persone che riescano a leggerla; forse perché ci sono veramente poche persone che fanno Pittura.
La Pittura è bella perché è lenta, è bella perché è un flusso, non è un progetto, la Pittura si dirama, non segue una linea retta. Forse la Pittura è un po’ reazionaria. Ci sono tanti pensieri per la pittura.

 

Info: https://www.andreabarzaghi.com/
www.societeinterludio.com

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