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ROMA | Centro di Documentazione della Ricerca Artistica Contemporanea Luigi Di Sarro | Fino al 16 novembre 2018

La personale dell’artista Antonio Ambrosino (1982) – in corso fino al 16 novembre al Centro di Documentazione della Ricerca Artistica Contemporanea Luigi Di Sarro e curata da Massimo Bignardi – è la terza tappa di un percorso iniziato, nell’autunno 2017, all’Istituto Italiano di Cultura di Colonia e proseguito, nella primavera 2108, al Museo d’Arte Contemporanea FraC di Baronissi (SA).
L’esposizione, K466 Allegro assai, si articola in tre momenti, o, meglio, in tre movimenti, in risonanza con la struttura del concerto n. 20 di Mozart che dà il titolo alla mostra.

Antonio Ambrosino, Kronos, 2018, composta da un intervento a parete (190×288 cm), e circa sessanta sculture che si snodano sul piano di calpestio. Le sculture appartengono alla serie “frammenti di tempo” (eseguite dal 2003 ad oggi) e sono realizzate in terracotta, maiolica e terracotta smaltata a freddo

Il primo spazio della galleria accoglie l’installazione Kronos 2018, nata da una emozionata riflessione sulla vita scomposta, deframmentata nei singoli momenti che la caratterizzano. L’installazione è composta da un intervento su carta a parete e circa sessanta sculture su basi esagonali in legno che si snodano sul piano di calpestio e invitano lo spettatore a vivere lo spazio.

Antonio Ambrosino,
ATTIMI IN BLU #1, 2017, 28x28x10 cm, “attimi in blu” realizzate a partire dal 2017, EPS e resine sintetiche con finitura floccata

Le sculture appartengono alla serie “frammenti di tempo” (eseguite dal 2003 ad oggi) e sono realizzate in terracotta, maiolica e terracotta smaltata a freddo.
La seconda sala è dedicata alla serie “attimi in blu” realizzate a partire dal 2017: si tratta di tre sculture di piccole dimensioni realizzate in EPS e resine sintetiche con finitura floccata (velluto al tatto). La loro dimensione dialoga perfettamente con lo spazio e lo satura di un profondo, spirituale e vellutato blu.
La mostra si chiude con opere del ciclo “nosce te ipsum”, opere del 2018 realizzate in acrilico, sabbia, terra e resina su carta d’Amalfi, legate a legni delle Dolomiti. Tre, numero che non a caso si ripete nuovamente, sono i momenti che possiamo vivere in questa stanza: il primo con una sola opera, il secondo con tre opere a sviluppo orizzontale e, infine, una grande quadreria che assume la forma di un’onda. La serie è un complesso lavoro di autocoscienza; porta l’impronta della natura, forte ma al tempo stesso delicata nel suo manifestarsi. Le linee concentriche ed armoniose si offrono allo sguardo dello spettatore per essere osservate e toccate. L’uomo si conosce, riconoscendosi in un frammento di natura in continua metamorfosi, crea un dialogo con la propria identità esistenziale. L’opera suggerisce, evoca; partendo dalla pienezza dei materiali restituisce la sensazione dell’esperienza.

Antonio Ambrosino, “nosce te ipsum”, 2018, in acrilico, sabbia, terra e resina su carta d’Amalfi

«Una certa irrequietezza stilistica – scrive Bignardi nel testo al catalogo –, è il dato che emerge dalle esperienze creative di Antonio Ambrosino realizzate in quest’ultimo decennio. Sia chiaro, non mi riferisco alle pratiche con le quali l’artista approccia il vitalismo del suo immaginario, quanto al fondamento che sostiene la sua necessità di costruire un dialogo con la propria identità esistenziale.
Parafrasando quanto Calvino scriveva per la letteratura, possiamo dire che per Ambrosino l’esperienza dell’arte è, innanzi tutto, astrazione e formalizzazione. Mi spiego: il processo di contatto con il mondo, dunque con quella che comunemente chiamiamo realtà, avviene per l’artista attraverso il filtro dell’astrazione, generalmente tendente a scoprire la vitalità del segno che, nella dimensione pittorica quindi d’immagine legata ad uno “spazio”, appartiene alla percezione visiva.
Di qui il suo costante riferimento ad immagini cariche di un analogismo che sfiora il ready-made, cioè di pitture già fatte, pronte per l’“uso”, ovvero quelle che l’artista osserva nelle frequenti e continue perlustrazioni messe in campo dalla visione».

Antonio Ambrosino
K466 Allegro assai
a cura di Massimo Bignardi

10 ottobre – 16 novembre 2018
catalogo in galleria

Centro di Documentazione della Ricerca Artistica Contemporanea Luigi Di Sarro
Via Paolo Emilio 28, Roma

+39 063243513
info@centroluigidisarro.it
www.centroluigidisarro.it

 

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