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Pittore di formazione e video artist nella misura il cui il mezzo si fa necessario strumento dell’opera con essenzialità e rigore classico. L’aspetto pittorico sottende molta parte del lavoro di Adrian Paci e lo spende come una lezione semplice e fondamentale per il suo approccio all’arte. Di qualsiasi mezzo si tratti è la consapevolezza a guidare le sue scelte, lontano da ogni facile decorativismo.
Nella personale in corso da Francesca Kaufmann Paci presenta una serie di lavori recenti in cui emergono alcuni elementi rappresentativi del suo modo di operare tesi tra la dimensione del racconto di microstorie quotidiane e il tempo dilatato,  volutamente manomesso, della durata di una proiezione di un video amatoriale ritrovato. I gesti delle persone che agiscono dietro alla telecamera arrivano a sfiorare la fissità divenendo icone vive, grevi e solenni…

Francesca Di Giorgio: Gestures si ricollega a un tuo recente video e tesse il filo rosso che lega tutte le opere esposte da Francesca Kaufmann. Dove provengono i video The Last Gestures Britma? Su cosa hai basato la tua ricerca?
Adrian Paci: Si, il video si intitola The Last Gestures ed è un’installazione di quattro piccole retro proiezioni. Sono scene “rubate” da filmati amatoriali di un matrimonio dove si celebra un momento importante: l’incontro finale della sposa, che sta per lasciare la casa del padre, con i suoi fratelli. È un tipico rito di passaggio e l’atmosfera non è felice ma tesa.
La sposa sta abbandonando il suo essere ragazza per diventare una donna nella casa di suo marito. Prima di uscire di casa si mette in posa con i suoi familiari, solo che davanti non ha una macchina fotografica ma una videocamera la quale non fissa solo l’immagine, ma ne registra anche i gesti e i movimenti. Sono semplici gesti di una carezza, di uno sguardo, a volte di un bacio colti nell’imbarazzo di un comportamento quasi forzato davanti alla videocamera. Attraverso il rallentamento ogni attimo acquisisce un’importanza maggiore e i gesti diventano pesanti e ieratici. Un misto di tenerezza e violenza attraversa tutte e quattro le scene. L’aspetto documentaristico si mescola con la finzione della posa e del rito, e la povertà dell’ambiente contrasta con una bellezza quasi rinascimentale che contraddistingue i personaggi che sembrano usciti da un quadro di Tiziano.
L’aspetto pittorico è centrale anche nell’altro video, Britma, dove il tempo di pochi secondi è stato rallentato per diventare 5 minuti e 18 secondi. L’immagine si trasforma lentamente mostrando comunque una piccola storia che anche una manciata di secondi può contenere.

L’aspetto pittorico di cui parli riconduce alla tua formazione “classica”, cosa ti ha permesso di cogliere dal punto di vista delle potenzialità dei mezzi – spesso ibridati – che utilizzi nelle tue opere?

Sono pittore di formazione e forse questo in qualche modo è presente anche nei miei lavori dove utilizzo altri mezzi.
Comunque cerco di utilizzare un mezzo solo se mi è necessario sfruttando le sue potenzialità. Penso che i media non siano una cosa di seconda importanza, sono importantissimi, ma solo se necessari. Nel momento in cui vengono utilizzati al di fuori di questa necessità, diventano decorativi. Credo che la ricerca di essenzialità nel lavoro sia una lezione appresa grazie al contatto con l’arte classica.

I lavori in mostra, seppur concepiti come indipendenti, rappresentano una sorta di “trittico” in cui i concetti di tempo e durata intervengono a modificare fortemente il senso della narrazione…
Si, il tempo è uno dei protagonisti principali di questa mostra. Il passaggio dall’immagine fissa al movimento del gesto si realizza attraverso la durata del tempo che, rallentato, accentua molto la tensione tra questi due poli.

Tempo fa hai tenuto a precisare che riguardo al tuo lavoro preferisci parlare in termini di “percetti”, per citare Gilles Deleuze, più che di concetti… Ci racconti oggi qual è il tuo approccio all’arte e cosa accende la tua immaginazione?
Credo che l’arte sia una cosa vitale e non solo mentale. Come tale non può essere prevedibile e progettuale ma coinvolge un processo molto più profondo che non esclude, certo, il concetto e il progetto ma non si esaurisce in loro. L’artista è uno che coglie questi momenti di vitalità e cerca di darne forma e renderli visibili nel linguaggio. Non potrei sapere perciò in anticipo cosa accende la mia immaginazione; potrei solo parlare di quello che ho già fatto, ma ogni lavoro ha una sua storia e nasce da intuizioni, incontri ed esperienze diverse.

Presto sarai alla Kunsthaus di Graz per la collettiva collettiva Human Condition a cura di Adam Budak… mentre stiamo parlando hai inaugurato una personale alla Kunsthaus di Zurigo dove presenti il nuovo video Electric Blue. Ci puoi dare qualche anticipazione?
Electric Blue, è quasi un corto incentrato sulle vicende complesse di un personaggio.
Egli ha un sogno: girare un film, e per rendere possibile la propria ambizione compra una videocamera. Mentre cerca di portare avanti con responsabilità la propria famiglia si trova in un contesto di forti cambiamenti; tutti i sistemi di riferimento politici, economici e morali gli crollano davanti, perde il posto di lavoro, per sopravvivere comincia a filmare matrimoni e a volte funerali. Poi qualcuno gli suggerisce di fare soldi con i video porno e così si butta in quel business con voglia di diventare ricco, ma scrupoli morali e pudori non gli permettono di andare molto lontano. Cerca di tenere lontano la famiglia dal suo lavoro, ma appena si accorge che il figlio guarda le sue videocassette, decide di farla finita con la pornografia. Ossessionato dall’esigenza di rimuovere quelle immagini, sta davanti alla tv cancellando le scene porno con le notizie di guerra (scoprirà anni dopo che nelle cassette ormai piene di notizie sul conflitto erano rimaste ancora delle brevi sequenze pornografiche). Questo intreccio così complesso, ma nello stesso tempo così condensato della vita di una persona, l’ho trovato molto stimolante. Ho cercato di raccontare tutto in soli 15 minuti. D’altra parte, una storia come questa mi permetteva di mettere insieme, come in una specie di collage, un gruppo molto ricco di immagini: dalle scene di vita quotidiana ai matrimoni. Ma anche funerali, scene di sesso, aerei che bombardano, soldati che combattono, corpi mutilati e una galleria di volti che non mancano mai nei miei lavori.

La mostra in breve:
Adrian Paci. Gestures
Francesca Kaufmann
Via dell’Orso 16, Milano
Info: +39 02 72094331
www.francescakaufmann.com
Fino al 1 luglio 2010
Finissage giovedì 1 luglio 2010 ore 19.00

In alto da sinistra:
The Last Gestures, 2008, video still. Courtesy Francesca Kaufmann, Milano
Britma, 2009, video still. Courtesy Francesca Kaufmann, Milano

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