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Una settimana, una città, 23 fiere e un’infinità di eventi

di ELENA GIRELLI

Calato il sipario su Art Basel Miami (ABM) e le tensostrutture delle fiere parallele devono ancora essere smontate, ecco alcune considerazioni su questa intensa settimana dell’arte internazionale.

Sia che abbiate intenzione di visitarla in futuro o ci siate appena stati, Art Basel Miami è da tutti considerata un must, durante la prima settimana di dicembre per tutti gli amanti dell’arte. Ogni anno questo evento attrae a Miami 50.000 visitatori, rendendo difficile trovare un hotel già diversi mesi prima. Con più di 260 gallerie invitate, ABM presenta un programma fittissimo di eventi, tanto che è veramente difficile concedersi una pausa in spiaggia per riposarsi un po’.

Nell’edizione 2012 non si sono visti gli stand fashionable come nell’anno precedente. In realtà, a volte il set-up dell’intero stand distoglieva l’attenzione dalle reali opere d’arte esposte. Forse la crisi finanziaria mondiale o una sfiducia serpeggiante hanno scoraggiato quest’anno molte gallerie dall’ingaggiare archi-star per la progettazione dello stand.

Oltre alla sezione generale, ABM presenta altre sezioni dedicate alle giovani gallerie (Arte Nova) e alle tendenze emergenti (Art Positions), insieme a progetti speciali con artisti selezionati (Arte Kabinett).

Le gallerie italiane presenti erano Francesca Minini in Arte Nova e Alfonso Artiaco, Galleria Continua, Galleria Massimo De Carlo, Galleria Fonti, Kaufmann Repetto, Magazzino, Galleria Franco Noero, Lia Rumma, Galleria Christian Stein e Galleria Zero nella sezione generale.

Intrigante il progetto artistico con Francesco Vezzoli per la galleria Franco Noero: nell’atmosfera intima e molto elegante dello spazio kabinett, tre opere scultoree combinano in modo ironico la storicità del marmo con interventi cosmetici contemporanei. Di forte impatto l’installazione di Marina Abramovic per Lia Rumma, intense ed esoteriche, le opere riprendono il progetto “The artist is present” sviluppato nel corso dell’anno con l’artista in Italia. Infine, davvero eccezionali e sublimi le due sculture di Melotti per la Galleria Christian Stein.

Come non essere tentati dal fare la classifica delle migliori gallerie presenti?!

La nomination per la migliore galleria potrebbe essere assegnata alla Galleria Lambert (Parigi), che a mio avviso, ha presentato il progetto più coerente e meglio allestito con artisti come Vezzoli, Schinwald, Testino e Serrano. Una seconda nomination va a Lelong (Parigi) con la grande scultura di Plensa, seguita dalla Galleria Thaddaeus Ropac (Paris – Salisburgo) con opere di Quinn e Hirst ed, infine, a Lisson Gallery (Londra – Milano) per l’intrigante scultura di Kapoor.

Il primo posto tra le gallerie degli Stati Uniti va assegnato alla galleria Pace con l’immensa installazione di Donald Judd e la Blue Moon di Kiki Smith.
L’elenco potrebbe essere infinito e dovrebbe comprendere, naturalmente, alcune eccellenti proposte di arte moderna, come Fontana della Galleria Tornabuoni (Parigi) e le opere di Bacon e Calatrava per le Marlborough Galleries.

Un unico appunto negativo è per l’opera più brutta (termine non proprio curatoriale ma alcuni lettori potrebbero trovarla perfino disgustosa): l’opera di Damien Hirst esposta alla White Cube (Londra). Un mantra che raccoglie centinaia di insetti e ragni, alcuni dei quali molto rari. Di fronte a questa, mi sento di mettere in dubbio il mezzo utilizzato per l’esternalizzazione della volontà dell’artista, per questo l’unico aggettivo che posso associare a quest’opera è “brutto”.
A parte questa piccola ombra negativa, è stato un piacere vedere nuovamente l’installazione di Allora & Calzadilla presentata alla Biennale di Venezia 2011 per la Gladstone Gallery e le sculture Cave per la galleria Shainman (New York).

Per concludere alcune brevi considerazioni di carattere generale. Nessun artista è stato esposto in maniera inflazionata in fiera. Chamberlain, scomparso nel 2011, era esposto in giuste dosi insieme ad altre grandi star come Rosenquist, Warhol, Basquiat, Hirst, Condo, Schütte e Plensa. In generale, ogni progetto curatoriale è stato progettato in modo coerente con un punto di vista ragionevole di mercato, vale a dire senza installazioni impensabili o provocazioni estreme.

Art Basel Miami
www.artbasel.com

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