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BILBAO (SPAGNA) | Museo Guggenheim di Bilbao | fino al 19 maggio 2024

di ALESSIA PIETROPINTO 

Una toccante mostra antologica custodisce il lavoro di un artista – venuto a mancare pochi mesi prima dell’inaugurazione – sfuggito negli anni da ogni sorta di convenzionale definizione o categorizzazione; una retrospettiva che emoziona e desta stupore, in cui è ancora possibile innamorarsi dell’idea che conduce all’opera.
Il Museo Guggenheim di Bilbao presenta Giovanni Anselmo. Oltre l’orizzonte: un poetico approfondimento sulla sua pratica artistica comprendente opere storiche appartenenti agli Anni ’60-’70 e opere recenti, tra cui una realizzata appositamente per gli spazi del Guggenheim.

Giovanni Anselmo, Direction (Direzione), 1967–68, stone and magnetic needle, 16 x 220 x 101 cm, Centre Pompidou, Paris. Musée national d’art moderne / Centre de creátion industrielle. Purchase, 1983 © Giovanni Anselmo Photo: © Centre Pompidou, MNAM – CCI, Dist. RMN-Grand Palais / image Centre Pompidou

Le differenti sale della galleria che accolgono la mostra mettono in luce l’intero suo repertorio, eclettico e diversificato, caratterizzato da una varietà di mezzi e materiali attraverso i quali, nel corso dei decenni, è riuscito a definire la sua identità di artista e la sua poetica. Da sempre associato al movimento dell’Arte Povera, Giovanni Anselmo rifiuta negli anni ogni tipo di categorizzazione, schivando qualsiasi etichetta e sviluppando una personale modalità operativa libera e indipendente.
A emergere è una singolare visione che indaga le dinamiche insite del mondo, dell’ambiente naturale e delle leggi fisiche. Presenti nel percorso installazioni e sculture – a tratti performative – che, non solo svelano la complessità della sua arte, ma evidenziano altresì il suo essere stato un precursore, innovatore e pensatore libero da ogni convenzione o costrutto sociale. Anselmo con le sue opere mette in luce dinamiche di forza, equilibrio e precarietà; la sua è arte in divenire, è rappresentazione figurata e immaginata dei quattro elementi sui quali si erge il nostro ecosistema, è incarnazione di un pensiero sviluppato non al fine di essere meramente rappresentato, bensì restituito attraverso una visione “altra”. Anselmo cattura l’energia scaturita dal mondo, ne rende visibile la forza e la potenza associata alla sua fragilità.
Sulla base di questo principio, la separazione graduale di due blocchi di granito – con cui è realizzata l’opera Senza titolo (Struttura che mangia) (1968) – a causa del processo di decomposizione di una semplice foglia di lattuga, mette in scena il processo trasformativo dell’energia naturale e il principio rivelatore della gravità conducendo ad una riflessione circa la forza nascosta e sottostimata contenuta in ogni organismo presente nel cosmo. La forza insita negli elementi, così come l’azione da loro prodotta, conduce l’artista, intorno agli Anni ’70, a riflettere sui concetti di spazio, tempo ed energia, racchiusa nell’universo.

Giovanni Anselmo, Untitled (Structure that Eats) [Senza titolo (Scultura che mangia)], 1968, granite, copper, and lettuce, 62 x 25 x 25 cm, Citadellarte – Fondazione Pistoletto, Biella, © Giovanni Anselmo

La rappresentazione – non fine a sé stessa – dell’infinito e dell’impossibile diventano per Anselmo i punti di partenza affinché tutto ciò che – apparentemente – non è possibile integrare nella propria visione, diventi parte di un processo di consapevolezza più ampio; divenire dunque consci di ciò che determina l’equilibrio del cosmo mediante l’accettazione della propria esistenza.
La concretizzazione dell’impossibile avviene nel momento in cui Giovanni Anselmo realizza l’opera Invisibile (1971-73), ideata per dimostrare che, solamente creando un’opera visibile è possibile avere come risultato finale una sua restituzione “invisibile”. Una proiezione della parola “visibile” che, essendo pensata per essere proiettata in uno spazio aperto senza alcun tipo di ostacolo intermedio, risulta appunto invisibile poiché riprodotta nell’aria. Il punto luminoso che appare da lontano funge così da promemoria per verificare l’invisibile. Equilibri precari consolidati tramite un bilanciamento di forze contrapposte generano altresì una serie di lavori al limite tra il realizzabile e l’irrealizzabile, tra ciò che potrebbe o non potrebbe accadere. Una riflessione sullo spazio che determina la forma finale dell’opera d’arte condotta seguendo un pensiero globale secondo cui ognuno è parte di una similare struttura, ognuno rappresenta quel tassello insostituibile che, inserito nel contesto adeguato, genera una sinergica successione di eventi che determinano il divenire del singolo, sia come entità individuale, sia come entità facente parte di una complessa e stratificata realtà in continuo sviluppo ed evoluzione.

Giovanni Anselmo, Panorama with a Hand Pointing to It (Il panorama con mano che lo indica), 1982–84, graphite on cloth paper and stone, dimensiones variables, Colección CGAC, Santiago de Compostela, © Giovanni Anselmo, Photo: © Manu Suárez

Mentre verso oltremare il colore solleva la pietra (1995-2024) è il titolo dell’opera site-specific pensata per la sala del Guggenheim. Installata su parete e realizzata con pesanti blocchi di una pietra locale basca, esprime – giocando con la gravità – la fragilità del vincolo e l’apparente immobilità. Un sottile filo di ferro tiene legate le singole pietre, paradossalmente sospese in un vuoto che genera controsensi e ne destabilizza la percezione.
Arte intesa dunque come modalità per conoscere il mondo, osservarlo e trasformarlo, arte per divenire partecipanti attivi degli accadimenti che ne determinano il suo corso. Sulla base di questa riflessione Anselmo realizza una serie di lavori pensati per includere al loro interno lo spettatore, diventando egli stesso elemento essenziale dell’opera finita, partecipante attivo il cui ruolo non viene limitato da una passiva osservazione. Con Entrare nell’opera (1971) l’artista segna un punto di svolta, inaugurando una nuova modalità di rappresentazione e comprensione della sua pratica artistica; come Pollock negli Anni ’40, così Anselmo entra nell’opera d’arte imprimendo la sua forza non mediante un’azione istintiva e performativa, bensì imprigionando tutta la sua essenza e presenza in uno scatto, un frame che racchiude e include energia, tempo, spazio e pubblico. In quel preciso istante l’artista è dentro e fuori lo spazio, scinde la propria persona, scardinando il lineare concetto di tempo.

Giovanni Anselmo, Untitled [(The Wet Cotton Is Thrown onto the Glass and It Stays there)] [Senza titolo (Il cotone bagnato viene buttato sul vetro e ci resta)], 1968, glass, cotton, sack, zinc bucket, water, and sawdust, 210 x 210 x 50 cm, The Sonnabend Homem Collection. On loan to Fundacão de Serralves – Museu de Arte Contemporânea de Serralves, Porto © Giovanni Anselmo Photo: © Filipe Braga

Nell’opera Trecento milioni di anni (1969) – seppure in chiave differente – Anselmo ripropone il medesimo concetto: un oggetto all’apparenza inanimato e oggi privo di vita potrebbe – ipoteticamente – essere stato qualcos’altro se osservato in un frangente temporale differente. Da qui l’idea di utilizzare l’antracite, un materiale organico sepolto senza ossigeno, aria e luce nel sottosuolo per milioni di anni (a causa del susseguirsi dei cataclismi)  le cui sembianze oggi ricordano una roccia debole e friabile, priva di vita. Anselmo, posizionando una piccola lampada su un blocco di antracite, regala a quest’ultima un bagliore di luce, nella speranza di restituirle ciò che, più di trecento milioni di anni fa, le è stato portato via. Un tentativo dunque di ripercorrere all’indietro la linea temporale, un modo di “tornare al futuro” o di “proiettarsi nel passato”, un tentativo di rifiutare la ciclicità temporale che presuppone l’andare avanti e il tornare inevitabilmente indietro.

Giovanni Anselmo: Oltre l’orizzonte
a cura di Gloria Moure
mostra organizzata dal Guggenheim Museum Bilbao

16 febbraio – 19 maggio 2024

Museo Guggenheim Bilbao
Avenida Abandoibarra 2, Bilbao (Spagna)

Orari: da martedì a domenica 10.00-19.00

Info: +(34) 944 359 008
informacion@guggenheim-bilbao.eus
www.guggenheim-bilbao.eus

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