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MILANO | Galleria Patricia Armocida | Fino al 3 febbraio 2024

Intervista a PAOLO ZERO-T CAPEZZUOLI di Lisangela Perigozzo

La personale di Paolo Zero-T Capezzuoli presso la Galleria Patricia Armocida è stata prorogata fino al 3 febbraio. In occasione del finissage verranno presentati il catalogo con il testo critico di Ilaria Introzzi e una serie di accessori dell’artista in edizione limitata.
Zero-T, visual artist e designer di spicco dall’eclettica carriera internazionale, espone una selezione di undici fotografie, otto sculture in ceramica, cinque impressioni su tavola in legno e quattro tempere su carta. Le opere si configurano come concrete manifestazioni delle impressioni raccolte durante i viaggi in giro per il mondo, costituendo una sorta di mappa visiva rivelatrice delle molteplici prospettive con cui l’artista interagisce con la materia, che si traducono in un estro creativo originale e versatile. Similmente, l’osservazione delle sculture della prima sala da diversi punti di vista ne svela i profili eterogenei, irregolari, permettendo di comprenderle nella loro interezza.

Paolo Zero-T Capezzuoli, The price we pay for Lunacy, Galleria Patricia Armocida, Milano | Courtesy Galleria Patricia Armocida

Nel complesso, il processo creativo di Capezzuoli è strettamente legato al suo approccio esistenziale verso le esperienze di vita, riflettendosi così nella sua produzione artistica. Gli ingrandimenti delle Polaroid alle pareti costituiscono frammenti del suo vissuto, appunti visivi volti ad appuntare le sue suggestioni. La tecnica fotografica è utilizzata per registrare dati visibili e non, dai quali emergono elementi come pattern, volumi, geometrie, composizioni, atmosfere e palette cromatiche, riscontrabili nei suoi lavori a guazzo esposti al piano inferiore della galleria.

Paolo Zero-T Capezzuoli, The price we pay for Lunacy, Galleria Patricia Armocida, Milano | Courtesy Galleria Patricia Armocida

La mostra si configura come un viaggio nella pulsione creativa di Zero-T, che ho avuto il piacere di intervistare.

Il titolo The price we pay for Lunacy è indicativo del tuo approccio creativo, strettamente connesso all’esperienza di vita nella sua totalità. In che modo le tue opere riflettono questa attitudine?
Il titolo descrive uno stato mentale che affiora ogni volta che mi accingo a concepire un’opera, è il castigo che sta tra l’ispirazione e la sua realizzazione. In altre parole, con lunacy intendo lo stato d’animo che provo nella fase che si pone tra la necessità e l’ispirazione creativa. Sono sempre stato insaziabile di informazioni e tutto questo ha un costo, economico e sociale, un prezzo molto alto che io sono disposto a pagare. I miei lavori in sé racchiudono questa caratteristica. Io ho bisogno di vedere la mia arte concretizzata con materiali che son molto differenti tra di loro, e la sperimentazione ha un costo, ha una sofferenza, ha le delusioni che ti portano a chiedere sempre di più – e quando chiedi di più, paghi di più. Secondo me questa è un po’ la descrizione di del titolo della mia ultima personale.

Paolo Zero-T Capezzuoli, The price we pay for Lunacy, Galleria Patricia Armocida, Milano | Courtesy Galleria Patricia Armocida

Le opere in mostra, in particolare le ceramiche e le istantanee fotografiche, rivelano la tua volontà di porre in risalto la libera trasformazione della materia incondizionatamente dall’intervento umano. Che ruolo assume l’imprevedibilità nei tuoi lavori?
Nel contesto degli strumenti e dei materiali utilizzati tengo in considerazione lo spazio che deve occupare l’imprevedibile, che si manifesta nella fase di realizzazione. Nonostante io abbia un’idea ben precisa di quello che voglio ottenere, durante questo processo cambia qualcosa che credo conferisca freschezza e verità all’opera. D’altronde l’imprevisto ha a che fare un po’ con quello che ci succede anche nella vita, e accade che talvolta il caos vada a cambiare piacevolmente l’esito della nostra esperienza. L’imprevedibilità del risultato finale è determinata anche dall’aspetto chimico: nel caso delle Polaroid i materiali che permettono lo sviluppo istantaneo della fotografia danno un’instabilità che porta a vedere l’immagine scattata con colori non corrispondenti alla realtà. Per quanto riguarda l’argilla, che diventa ceramica attraverso l’escursione termica che avviene all’interno dei forni, quello che succede a livello molecolare va a cambiarne l’aspetto definitivo. Tutte queste componenti conferiscono ai miei lavori un carattere identitario, che non è quello dell’artista ma è proprio dell’opera stessa, che ha una sua vita, una sua vibrazione, indipendente dalla volontà di chi l’ha creata.

Paolo Zero-T Capezzuoli, The price we pay for Lunacy, Galleria Patricia Armocida, Milano | Courtesy Galleria Patricia Armocida

La luce è determinante nel tuo processo creativo, strettamente connesso alla modalità di registrazione mnemonica delle nostre esperienze; similmente all’impressione dell’immagine fotografica, ciò che percepiamo si proietta e si imprime nella nostra mente attraverso la luce. Come si traduce questo aspetto nella materialità dell’opera?
La luce è importante nella fase di realizzazione di un’opera, e lo è ugualmente quando osserviamo le cose: vederle al mattino, a metà della giornata o alla sera le fa percepire con profondità diverse. Per raccontare come funziona la mia memoria ho scelto di stampare delle immagini utilizzando una tecnica di impressione fotografica: la superficie delle opere in plywood è stata trattata con un’emulsione ai sali d’argento applicata con un pennello. Una volta davanti all’opera finita ho notato che quello che avevo trasferito sul materiale tramite sviluppo in camera oscura era differente dall’immagine originale, e questo in parte richiama il processo mnemonico per cui immagazziniamo delle immagini che, per quanto quello che osserviamo sia ben preciso, rimangono in modo indefinito – almeno è quello che succede a me. Le geometrie impresse riconducono a delle forme o a un soggetto per associazione ed è esattamente cosa succede quando penso alle cose che ho vissuto durante un’esperienza. La luce nell’opera quindi ha giocato un ruolo fondamentale che è quella dell’impressione. La parola stessa, “impressione”, è legata alla nostra emotività: il rimanere impressionati da qualcosa, per far sì che un evento rimanga dentro di noi.

Paolo Zero-T Capezzuoli, The price we pay for Lunacy, Galleria Patricia Armocida, Milano | Courtesy Galleria Patricia Armocida

Paolo Zero-T Capezzuoli. The price we pay for Lunacy

30 novembre 2023 – 3 febbraio 2024

Galleria Patricia Armocida
Via Argelati n° 24, Milano

Orari: mar-sab: 11.30-19.00

Info: +39 02 36519304
info@galleriapatriciaarmocida.com
www.galleriapatriciaarmocida.com

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