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SAVONA | MUSEO DELLA CERAMICA SAVONA | 28 OTTOBRE 2022 – 27 FEBBRAIO 2023

Intervista a SANDRO LORENZINI di Viviana Siviero

Una grande mostra, potente ed emozionale, è quella che il Museo della Ceramica di Savona e la città stessa dedicano all’arte di Sandro Lorenzini, come egli ama definirsi, “lo scultore della terra”. 150 opere – di cui 22 sculture inedite realizzate nell’immediato post lockdown come a celebrare un ritorno alla vita – che dialogano apertamente con le superlative opere del Museo, creando nuove narrazioni, anch’esse inedite e personali. Si tratta della più grande mostra dedicata al maestro savonese nella sua città natale, dal 1986.
«Ogni mostra è sempre un palcoscenico, ogni scultura un attore, ogni tema un racconto» ha affermato l’artista. E ogni gesto, così come ogni parola è espressione di maestria a tuttotondo – aggiungiamo noi. Percorrere questa mostra è come compiere un viaggio nel tempo, ma non evocando ricordi bensì emozioni che non hanno mai smesso di appartenerci: un cammino che rappresenta una vita e il suo farsi, attraverso una lunga esperienza maturata fra i più importanti centri di produzione ceramica d’Italia e del mondo: da Albissola a Faenza, fino alla Cina e al Giappone.

“Lorenzini scultore della terra da Savona al mondo”, installation view Museo della Ceramica di Savona. Courtesy Museo della Ceramica di Savona, ph. Jorge Felix Diaz Urquiza

Sandro Lorenzini scultore della terra: puoi spiegarci nel dettaglio e con le tue parole, il perché di questo titolo, importante ed evocativo?
“Scultore della terra” è esattamente quello che mi sento di essere. Quando a metà degli Anni Settanta decisi di lasciare Milano e il teatro, inseguendo un’idea libera e inebriante, quella cioè, come dissi fin da allora, di “fare il mio teatro fuori dal teatro”, mi ritrovai di fatto ad essere un artista che abbracciava convinto una nuova disciplina peraltro a sé congeniale, la scultura, necessitando per esercitarla di un nuovo medium, fino ad allora a me sconosciuto, la terra, appunto. Alla terra sono rimasto fedele, da allora; l’ho cercata e amata in tutte le sue declinazioni: le argille raccolte, le crete povere, le terre bianche, le terre rosse, quelle semirefrattarie, gli impasti forti, i grès, le porcellane, i caolini cinesi e giapponesi. Terra è l’etimo che le comprende tutte, scultore della terra è dunque una definizione per me identitaria; non assoluta, però, essendoci anche un Lorenzini scenografo, grafico, pittore, ideatore di vetrate, persino in qualche modo poeta, ma quello di operatore nel campo della ceramica è stato certamente il Lorenzini più noto e riconoscibile.

“Lorenzini scultore della terra da Savona al mondo”, installation view Museo della Ceramica di Savona. Courtesy Museo della Ceramica di Savona, ph. Jorge Felix Diaz Urquiza

Una mostra immensa, allestita in modo da emozionare: 150 opere che dialogano con quelle della collezione del museo della ceramica: come avete deciso lo svolgersi del percorso?
Anche questa performance, come le centinaia che si sono succedute dopo la prima mostra (Albisola, estate 1975), è il risultato di quel lontanissimo “imprinting” teatrale, che ha caratterizzato in maniera irreversibile il mio pensiero. Ogni mostra, che lo volessi o no, è stata un palcoscenico; ogni scultura un attore, ogni tema un testo letterario, un racconto, una storia. Ogni spazio in cui le mie opere hanno vissuto è stato davvero un teatro e tale l’ho sempre considerato, valutandone ogni volta l’atmosfera, il carattere, la luce, l’acustica, la visualità ambientale.
Questa volta si è trattato di ambientare 150 opere di ceramica in un contenitore museale antico, variamente connotato e articolato lungo un percorso complesso e, al tempo stesso, abitato da molte centinaia di preziosi, pregevoli oggetti di ceramica del passato. Ambientare la mostra in questo unico, particolarissimo spazio, è stato un lavoro arduo e alto. Arduo, per l’esercizio rigoroso del rispetto da doversi alle collezioni ed alla possibilità per il pubblico di goderne appieno la visione; Alto, vista la necessità di integrare due mondi, due facce della stessa antica cultura, mediando necessità spaziali assai diverse, interpretando i percorsi fisici e i ritmi che i percorsi stessi proponevano.
Sono stati dunque i percorsi a disegnare la mostra. Le opere, silenziose e partecipi, prendevano posto; la sensibilità dei curatori le accompagnava ciascuna al suo sito; il mio occhio verificava che fosse garantito al pubblico quel diritto all’emozione, alla sorpresa e alla meraviglia, che è il modo con cui la conoscenza sa entrare nella memoria. Come, appunto, a teatro.

“Lorenzini scultore della terra da Savona al mondo”, installation view Museo della Ceramica di Savona. Courtesy Museo della Ceramica di Savona, ph. Jorge Felix Diaz Urquiza

Una mostra che celebra un grande artista, che vanta residenze nazionali ed internazionali (da Albisola agli USA, da Faenza alla Cina, da Vallauris al Giappone) e molte commissioni pubbliche come l’imponente fontana di Loano, ma non solo: come descriveresti brevemente la tua vita attraverso la tua carriera?
Trattandosi di una mostra alla carriera, questa domanda era di prammatica. La vita e la carriera, però, sono la stessa cosa, nel senso che la carriera è il risultato visibile di come una vita è stata vissuta. La mia vita è stata intensa, laboriosa e fedele. Intensa poiché è stata ricca di progetti, di impegni e di traguardi. Molti progetti sono nati da mie intuizioni, altri mi sono stati proposti; di volta in volta ho cercato di organizzarmi al meglio, di far quadrare i tempi, i mezzi, le energie. Come ho detto, una vita intensa. Ho lavorato sodo, con comprensione dei problemi, delle soluzioni, dei costi. Dunque con metodo. Sono stato fedele, nella mia vita di artista, ad un concetto che mi è stato congeniale: curare e mantenere lo stupore che ogni idea, manifestandosi, mi ha donato, facendolo crescere, conferendogli la giusta forma, per consegnarlo al pubblico nel suo stato migliore, un onesto, sincero stupore.

“Lorenzini scultore della terra da Savona al mondo”, installation view Museo della Ceramica di Savona. Courtesy Museo della Ceramica di Savona, ph. Jorge Felix Diaz Urquiza

Focalizziamo l’attenzione su tre punti: descrivici attraverso le tue emozioni l’opera più “vecchia”, la più recente e quella che ami di più…
La più vecchia, nel senso della più antica (in ceramica, ovviamente) è di certo il piccolo PESCATORE (ceramica invetriata, 1967). Si tratta di una figurina di genere, piuttosto riuscita, che ho realizzato da ragazzo e che oggi mi ispira davvero una grande tenerezza; è stato il mio primo lavoro in ceramica, in assoluto. La più recente non è un’opera singola, bensì una serie di opere realizzate contemporaneamente, che ho presentato sotto forma di installazione: LA PARATA DEGLI DEI (n°18 figure, terracotta semirefrattaria con smalti e oro, 2020/2021). La più “amata”, è certamente la SIBILLA (tecnica mista: legno, grès, smalti, oro, 1986). La Sibilla è stata di sicuro l’opera più intensa, fra le grandi figure che davano vita alle otto installazioni site specific da me realizzate negli spazi aperti della Fortezza del Priamàr a Savona, nella mostra Percorsi del 1986. Parlo di un’opera estremamente significante, dal grande impatto visivo, capace di suscitare profonde emozioni. Nel 1991 la Sibilla fu acquistata dal museo giapponese Ceratopia della città di Toki. Dall’opera originale è stata eseguita una tiratura di tre esemplari in bronzo.

“Lorenzini scultore della terra da Savona al mondo”, installation view Museo della Ceramica di Savona. Courtesy Museo della Ceramica di Savona, ph. Jorge Felix Diaz Urquiza

A centro mostra c’è un’installazione davvero potente in cui un circo di personaggi bizzarri sono schierati ordinatamente e sembrano ammiccare allo spettatore. Nella presentazione alla mostra hai raccontato che si tratta di un’installazione nata post lockdown, un momento che ha cambiato profondamente tutti: come sei cambiato (se sei cambiato) e di conseguenza come ne ha risentito la tua arte? C’è una poetica pre-covid e una poetica post pandemica in qualche modo oppure no?Stiamo parlando della Parata degli Dei (2020/2021). Indubbiamente la pandemia ci ha profondamente cambiati, su scala planetaria. La morte è improvvisamente comparsa in mezzo a noi, nelle nostre città, nelle case, nei luoghi di lavoro. Ci ha tolto innumerevoli vite, affetti, risorse. Le nostre menti si sono sentite assediate, i nostri pensieri hanno vacillato, l’estrema violenza della pandemia ha interrotto ogni nostro progetto, ha messo in serio pericolo la nostra stessa capacità di pensare al futuro e forse anche quella di saper sperare. Nel mio caso, dopo aver trascorso in isolamento il semestre del primo lockdown, decisi di utilizzare la possibilità di uscire all’esterno per motivi di lavoro, debitamente munito di un’apposita autocertificazione. Dal primo di settembre del 2020, fino al primo di giugno del 2021 mi recai ogni giorno ad Albisola, presso la manifattura Studio Ernan, ove realizzai la serie di opere di cui stiamo parlando. Per me fu come tornare alla vita. Pur nella pesantezza del contesto generale, la disciplina del fare, che mi ero autoimposto e il rinnovato contatto con l’argilla mi diedero nuove forze e un nuovo ottimismo si impossessò di me. Mi gettai, fin dal primo giorno, a capofitto nel lavoro e iniziai con entusiasmo a creare, una dopo l’altra, di getto, le figure bizzarre e potenti che oggi, sotto forma di installazione, sono esposte al museo.

“Lorenzini scultore della terra da Savona al mondo”, installation view Museo della Ceramica di Savona. Courtesy Museo della Ceramica di Savona, ph. Jorge Felix Diaz Urquiza

Cosa rappresenta per te questa mostra e che cosa secondo te regala al pubblico? Progetti per il futuro…
Indubbiamente una mostra alla carriera nella città che mi ha visto nascere, a trentasei anni dalla grande mostra Percorsi tenutasi sulla Fortezza del Priamàr, non può non donarmi una grande gioia. Quello che per la mia coscienza questa mostra rappresenta è in qualche modo un premio alla fedeltà. Fedeltà al Teatro, che è nel mio DNA, nella mia formazione e nel mio linguaggio. Fedeltà alla Ceramica, che è il medium che ho scelto quarantasette anni fa, che si è fatto comprendere, mi ha svelato mille segreti e si è prestato docilmente a ogni mia richiesta. Fedeltà all’Arte, che mi ha accettato come suo braccio, che sa stupirmi ogni volta che vuole mostrarsi, che ha saputo essere la mia forza. Quello che invece questa mostra rappresenta per il pubblico io non lo so: lo sa il pubblico. Ma ho il sospetto che abbia a che fare con lo stupore, la meraviglia e la gioia.

“Lorenzini scultore della terra da Savona al mondo”, installation view Museo della Ceramica di Savona. Courtesy Museo della Ceramica di Savona, ph. Jorge Felix Diaz Urquiza

 

Lorenzini scultore della terra
da Savona al mondo
a cura di Luca Bochicchio e Daniele Panucci
mostra realizzata da Fondazione Museo della Ceramica di Savona, con il supporto della Fondazione De Mari Savona, la compartecipazione della Camera di Commercio Riviere di Liguria e il patrocinio del Comune di Savona e del Comune di Loano

28 ottobre 2022 – 27 febbraio 2023

Museo della Ceramica Savona
via A. Aonzo 9, Savona

Orari: lunedì 10-13.30
venerdì 10-13.30; 15.30-18.30
sabato 10-13.30; 15.30-18.30
domenica 10-17.30

Info: +39 019 827724
info@museodellaceramica.savona.it
musa.savona.it/museodellaceramica/

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