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MILANO| Galleria Ca’ di Fra’ | 7 marzo – 5 aprile 2013

di KEVIN McMANUS

Si prova una sensazione di familiarità, difficile per certi versi da descrivere, davanti agli scatti di Uliano Lucas raccolti dalla Galleria Ca’ di Fra’: ritratti di personaggi famosi, in qualche modo personalmente legati al fotografo, a documentare un mondo passato ma ciononostante quanto mai vicino. Non è la solita familiarità del personaggio famoso, già visto perché tutti l’hanno visto, contornato dall’aura della mediazione: è piuttosto “familiarità” intesa nel senso più letterale del termine, una vicinanza affettiva tra l’oggetto e il soggetto dello sguardo, quasi che Lucas voglia renderci compartecipi della confidenza instauratasi tra lui e questi personaggi. E non è cosa di poco conto che un grande fotografo, anziché elevare su un piedestallo il proprio sguardo e renderci, rispetto ad esso, passivi ammiratori (e l’atteggiamento è diffuso, ancora oggi, anche tra i fotoreporter), cerchi quasi di prestarcelo. È del resto assai chiaro Arturo Carlo Quintavalle quando, nel testo di presentazione alla mostra, illustra la differenza tra la prassi e l’estetica di Lucas e la tanto celebrata idea di Cartier Bresson “di una ‘immagine rubata’, di un momento in qualche modo unico, sublime, sospeso, fuori dal tempo”: Lucas non ruba nulla, ma anzi “vuole dialogare con chi riprende”, cosicché il soggetto fotografato “viene come invitato a costruirsi il ritratto e, sono certo, Lucas scatta solo quando è divenuto amico, quando ha dialogato, quando ha scoperto la persona e si interessa alla persona”.

A questo si aggiunga come l’espressione di questo rapporto di comunione col soggetto, che Lucas estende anche allo “spettatore”, sia reso proprio attraverso una piena ed esplicita consapevolezza delle proprietà formali del mezzo fotografico, dalla costruzione dell’immagine – intesa non come artificio, ma come capacità di cogliere nel visibile i valori formali della fotografia, e di trasferirli nello scatto – al confezionamento finale dell’“oggetto” foto: non proviamo dunque simpatia per queste immagini (anche qui, “simpatia” nel suo senso etimologico più profondo) in quanto sembrano “scattate da noi” – altra soluzione retorica fin troppo comune in una fotografia che si pretende “vera” –, ma in quanto nella maestria dell’operazione fotografica riconosciamo una capacità di sintesi che riassume in uno spazio limitato, e percepibile all’istante, l’insieme (e il rapporto) di persona e contesto, quell’insieme che regola i rapporti umani nella loro articolazione spazio-temporale.
La prima qualità che un critico deve riconoscere a Lucas è quella di essere a sua volta “critico”, in quanto demistificatore affezionato dei propri soggetti: non più miti, ma persone.


Uliano Lucas. Lo sguardo restituito

7 marzo – 5 aprile 2013

Galleria Ca’ di Fra’
Via Farini 2, Milano

Orari: da lunedì a venerdì 10.00-13.00 e 15.00-19.00; il sabato su appuntamento
ingresso libero

Info: +39 02 29002108
gcomposti@gmail.com

 

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