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BOLOGNA| Raum | 24 gennaio 2014 e MILANO | Marsèlleria | 20 marzo – 3 aprile 2014

Intervista a ZAPRUDERfilmmakersgroup di Ginevra Bria

Per il secondo appuntamento di Art Fall ‘13, il nuovo progetto dei Zapruder, art-film venture fondata nel 2000 da David Zamagni, Nadia Ranocchi e Monaldo Moretti, è Speak in Tongues: una raccolta di casi eccellenti e sketch sulla copia e il fac-simile. Gli audiovisivi vengono riproposti da Zapruder come una “Sfinge”, la figura mitologica simbolo del progetto, monumento all’enigma, scultura impassibile e solenne che, da tempo immemore, custodisce il sapere dell’uomo.
Speak in Tongues, dopo la prima tappa a Ferrara, il 18 e 19 gennaio, a cura delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, presso la Sala della Musica nel Chiostro di San Paolo, con una installazione audiovisiva su schermi comunicanti, si sposterà a Bologna, per un appuntamento a cura di Xing presso Raum, il 24 gennaio 2014 (dalle 18.00 alle 24.00) e in occasione di Art City Bologna 2014 (24-26 gennaio 2014) dove verrà allestito un ambiente performativo in cui il pubblico potrà muoversi tra molteplici apparati. Infine, il progetto Speak in Tongues si completerà a marzo 2014 grazie al sostegno di Marsèll e sarà in mostra, dal 20 marzo al 3 aprile, presso gli spazi di Marsèlleria a Milano. Espoarte li ha incontrati, i due giorni precedenti l’inaugurazione di Ferrara, per conoscere più da vicino le caratteristiche del loro ultimo lavoro e Nadia Ranocchi, portavoce del gruppo, risponde alle nostre domande…

Potreste spiegare la scelta del titolo Speak in Tongues e descrivere il progetto?
Lo speak in tongues ha a che vedere con il dono dell’interpretazione, con la possibilità di comprendere ciò che ci viene detto in una lingua a noi sconosciuta, quindi, questo titolo allude al desiderio di immergersi in ciò che muove e determina l’umano, e in maniera molto semplice e diretta, forse sfacciata, di parlare al cuore degli uomini. Il progetto si compie in tre step successivi: dopo la tappa iniziale a Ferrara (18-19 gennaio) segue il blitz al Raum di Bologna, il 24 gennaio; poi, in occasione della mostra alla Marsèlleria di Milano, verranno esposti tutti i materiali che completano l’installazione video, a cui si potrà accedere attraversando una soglia che conduce colui che l’attraversa in un paesaggio parallelo, in un aldilà del tempo.

Zapruder, Speak in tongues

Di quali esperienze, rielaborate durante il 2013, si farà carico Speak in Tongues? E perché?
La folgorazione che ha innescato Speak in tongues è avvenuta al cospetto di un dipinto ottocentesco che si trova a Wroclaw/ Breslavia, in Polonia. Si tratta di un dipinto panoramico lungo 120 metri esposto in un museo costruito appositamente per contenerlo e presentarlo nella sua forma circolare, per cui si accede al centro della struttura e ci si ritrova immersi in questo ambiente in cui è ricostruita una giornata di primavera del 1794, teatro della Battaglia di Raclawice: è un’insurrezione guidata dall’eroe nazionale Tadeusz Kosciusko, che a capo di un esercito raccogliticcio, formato da truppe regolari e contadini armati di falci e forconi, riesce a sconfiggere, in questo frangente, l’esercito russo. Poi la storia ci ricorderà che la Polonia non ottenne l’indipendenza fin dopo la prima guerra mondiale. Per il popolo polacco la battaglia di Raclawice è una leggenda che viene trasmessa con orgoglio alle generazioni. Ovviamente, le informazioni riportate sopra sono per noi un’acquisizione temporalmente successiva all’esperienza vissuta la prima volta che abbiamo visitato il Panorama. Avvolti dal dipinto e dalla voce che in polacco dirige lo spettatore sui 4 settori del panorama, ci siamo trovati ad ammirare lo spettacolo della compresenza di generazioni così distanti tra loro, di uomini che camminando sullo stesso suolo sono e diventeranno memoria, impronta e storia di coloro che verranno. Queste premesse hanno dato vita a un progetto che tende a raccogliere esempi che celebrano il mistero dell’umano scrivendo in qualche modo un epitaffio del nostro contemporaneo.

Zapruder, Speak in tongues

Che cosa significa per gli Zapruder esplorare il territorio del simile?
Ogni ripresa filmica è una copia, un falso, una menzogna; è un atto commemorativo e necrofilo, ha a che fare con gli zombi, i vampiri e i ladri che si muovono nel buio, inseguono e imitano la vita, alla ricerca forsennata della preda in cui incarnarsi.

Potreste spiegare la frase di presentazione di quest’ultima raccolta di immagini e suoni: «Siamo andati al cospetto della Sfinge e l’abbiamo filmata»?
La sfinge è un essere misterioso, ibrido tra uomo e animale, custode dell’ordine del mondo. Per questo progetto ci siamo trovati a inseguire l’enigma, ovvero ciò che trae la sua forza dalla tensione interrogativa che suscita, e che non conduce a una soluzione univoca ma apre uno spazio sfaccettato e contraddittorio, una sospensione che non è destinata ad essere colmata, se non dopo averne fatto esperienza. L’enigma è il carattere essenziale della realtà, conseguenza della mescolanza di lingue e nature diverse che partecipano e, in qualche modo, segnano la circolarità del tempo.

In questa occasione, sotto quali aspetti sono state messe alla prova, o magari ampliate, le dimensioni formali del Cinema da camera e della Scultura di tempo?
Il cinema da camera ha a che fare con l’infrangere il limite dello schermo dato dalla sala cinematografica per riadattarlo all’ambiente in cui avviene la proiezione. Il punto di partenza è un film che ha una struttura cinematografica anche quando viene messa alla prova da una ricerca sul mezzo, sul tempo, sulla narrazione. Nel caso di Speak in tongues siamo partiti lavorando senza uno script al quale attenersi durante le riprese, ci siamo lasciati guidare da quelle impressioni che hanno caratterizzato l’esperienza stuporosa vissuta personalmente davanti al panorama di Wroclaw, l’abbiamo presa come esempio e siamo andati alla ricerca di situazioni che potessero replicare/riprodurre e quindi spiegare ciò che abbiamo creduto di vedere. Ci siamo orientati seguendo quei racconti che non si riescono ad esprimere bene a parole e per cui si tende a colmare la descrizione con frasi fatte di superlativi ed esclamazioni… Abbiamo scritto questo progetto credendo a questa lingua, immediatamente. Le versioni del lavoro che vedremo esposte a Ferrara e Bologna saranno per noi occasione di verifica sul campo del dispositivo per poter procedere con la messa in prospettiva dell’intero discorso e quindi completare le riprese di tre scene ancora mancanti. Diversamente dal solito, ci troveremo quindi a lavorare alla versione cinematografica del progetto solo in un secondo momento, facendo agire questo ‘speak in tongues’ da medio, che nel suo compiersi genera lo script del film.

Zapruder, Speak in tongues

Tecnicamente e formalmente, in Speak in Tongues come sarà esplorata la visione attraverso il 3D?
La stereoscopia ha caratterizzato il nostro lavoro per lungo tempo, e anche ora che non ci stiamo lavorando direttamente continua a influenzare il nostro sguardo e la pratica. In ‘speak in tongues’ non ci sono riprese stereoscopiche ma abbiamo lavorato molto sulla tridimensionalità delle immagini e dei dispositivi che accompagneranno lo sviluppo del progetto e comunque, forse non a caso, i filmati dell’installazione sono organizzati in coppie stereo.

Potreste esprimere un pensiero, formulare un augurio che accompagni le tre tappe di Speak in Tongues?
A due giorni dalla mostra di Ferrara riesco a pensare solo a una frase dell’almanacco di Benjamin Franklin: «le cose che si devono fare non si debbono dire; le cose che si devono dire non si debbono fare». Che questo accompagni le tre tappe di Speak in Tongues.

ZAPRUDERfilmmakersgroup

#2 SPEAK IN TONGUES – Un classico dell’arte egizia in 3D (mixed media environment)

24 gennaio 2014

Orari: 18.00-24.00

Raum
via Ca’ Selvatica 4/d, Bologna

 #3 SPEAK IN TONGUES

20 marzo – 3 aprile 2014

Marsèlleria
via Paullo 12/A, Milano

www.zapruderie.com

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